Per i bar e i ristoranti la riapertura appare ancora lontana rispetto all’inizio della Fase 2. Le tabelle Inail assegnano infatti a questi luoghi di ritrovo un livello di rischio elevato. Dunque si sta valutando la possibilità di concedere, oltre alle consegne a domicilio che già vengono effettuate, il servizio da asporto. In questo caso l’ingresso sarà scaglionato, così come già avviene per tutti gli altri negozi già aperti, e calcolato sulla base della metratura dei locali. La misura rimane quella di 40 metri quadri fissata nell’ultimo decreto dove possono entrare due dipendenti e un cliente.

Entro questa settimana – scrive oggi il Corriere – il presidente del consiglio Giuseppe Conte dovrebbe annunciare le linee guide in modo che tutti possano adeguarsi. Ma bisogna dare tempo alla task force di Colao per stendere il suo piano, che Conte ha chiesto di poter vedere in anticipo rispetto alla data prefissata del 25 aprile. Ma le linee portanti ci sono già.

Gli scienziati avrebbero suggerito di sottoporre un campione di cittadini a un test psicologico per verificare quanto tempo ancora siano in grado di sopportare il lockdown. Uno strumento che servirà anche a modulare i prossimi messaggi pubblici e le successive scelte. Soprattutto per garantire quella tenuta sociale che ha finora retto ma che dopo un mese e mezzo rischia di vanificare quanto fatto finora.

Il secondo step
Fatte ripartire alcune fabbriche sarebbe quindi la volta di attività commerciali, bar, ristoranti e forse stabilimenti balneari. Ma per queste riaperture, rimarcano al Ministero della Salute, bisognerà attendere altri 15 giorni, in modo da poter valutare l’impatto delle prime riaperture industriali sull’epidemia. Insomma, per fare shopping e chiedere il menù bisognerà attendere il 25 maggio. Se i numeri dei contagi saranno tali da non imporre una inversione di rotta, scrive oggi La Stampa .

A convincere Giuseppe Conte alla fine è stato il ministro della Salute, Roberto Speranza e la maggioranza del comitato scientifico, capitanata dal presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro. Con troppi tasselli ancora mancanti il rischio di avviare la fase 2 «senza rete» sarebbe stato troppo alto, gli è stato fatto capire.

Così anche gli esercizi di giochi e scommesse si adeguano e propongono soluzioni che consentano la riapertura secondo le condizioni che potrebbero essere imposte come da piano: ingressi contigentati e misure di sicurezza.

Lo ha fatto l’associazione delle sale Bingo, ASCOB, quella delle sale scommesse inoltrando una propria proposta alla Regione Campania e gli esercizi di gioco aderenti a Confesercenti.