E’ una situazione complessa e tutt’altro che chiara quella che si è venuta a creare all’indomani della riunione tra il Governo e le Regioni in merito al decreto sulle misure di contenimento dell’epidamia da Coronavirus in vigore per i prossimi 30 giorni.

Sul testo firmato da Conte e in pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, a quanto pare non c’è il pieno accordo.

Netto il giudizio del governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga:

“Spiace che il contributo migliorativo offerto dalla Conferenza delle Regioni non abbia trovato accoglimento nell’ultima stesura del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri: la battaglia contro il coronavirus non può infatti prescindere dall’avvalersi della massima sinergia tra l’Esecutivo e i Territori, riconoscendo a questi ultimi il ruolo di cerniera nelle relazioni con lo Stato e di fedeli interpreti delle esigenze di cittadini e imprese.”

“Ritengo dunque che il testo licenziato dal Governo rappresenti un’occasione persa – afferma Fedriga – sia in termini di relazioni tra istituzioni che, conseguentemente, di capacità di farsi carico delle tante criticità che accompagnano questa nuova delicata fase di convivenza con il Covid-19.”

“Alla luce della scelta dell’Esecutivo nazionale di rigettare quasi tutte le condizioni dettate dalle Regioni, il parere della Conferenza sul documento approvato – conclude Fedriga – è pertanto negativo.”

Meno categorica, ma allo stesso tempo eloquente, la posizione di Stefano Bonacci, presidente dell’Emilia Romagna.

“Le misure adottate in queste ore dal Governo sul versante sanità rispondono a richieste e sollecitazioni che le Regioni avevano rivolto all’esecutivo nei giorni scorsi, in particolar modo per quanto riguarda l’allargamento dei test utilizzabili per un’efficace e più ampia azione di prevenzione anche attraverso prodotti cha siano già certificati dalle autorità sanitarie di Paesi G7 e per quel che concerne il restringimento dei previsti periodi di quarantena e la previsione del tampone unico negativo per certificare la fine del periodo di contagiosità”, ha dichiarato Bonaccini.

“Rispetto al DPCM – ha poi spiegato Bonaccini – la Conferenza delle Regioni ha espresso un parere condizionato ad alcune osservazioni già inviate al Presidente del consiglio Giuseppe Conte e ai ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia.

Si tratta – ha concluso Bonaccini – di proposte che sottolineano la necessità di:

– prevedere adeguate forma di ristoro per i settori e le attività economiche che saranno interessati dalle limitazioni introdotte dal decreto;

– chiarire e circostanziare al meglio gli ambiti del concetto di “festa” su cui si soffermano alcune disposizioni del provvedimento;

– verificare le misure previste in relazione agli aspetti concernenti il trasporto pubblico locale, approfondendo lo scenario di contesto”.

Ambigua e, se possiamo dire, pilatesca, la posizione del DPCM su sale giochi e scommesse (bingo compreso).

Le attività sono consentite a patto che Regioni e Province autonome accertino la compatibilità dello svolgimento con l’andamento della situazione epidemiologica nel territorio e individuino protocolli di prevenzione mirati.

Questo vuol dire che in qualsiasi momento, in considerazione dei dati sui contagi, ogni Regione potrà applicare restrizioni alle attività di gioco legale.

Allo stesso tempo bisognerà vedere se le stesse decideranno, nel prossimo futuro, di individuare protocolli diversi rispetto a quello adottato fino ad ora e confermato nei giorni scorsi proprio in Conferenza Regioni.

La situazione, insomma, pur non grave come qualcuno temeva visto il trattamento riservato al settore nei mesi scorsi, non è assolutamente chiara.

L’auspicio è che la situazione non serva a qualche amministrazione regionale per assestare il colpo di grazia ad un comparto più volte oggetto di vere e proprie crociate. Lazio, Trentino e Piemonte sono ad esempio le Regioni su cui oggi più che mai è necessario vigilare. I precedenti non ci consentono di stare tranquilli. mc