Arriva come una doccia gelata l’ordinanza della Regione Liguria che impone la chiusura delle sale giochi e di tutti i punti di gioco specializzati nel territorio comunale di Genova in risposta all’andamento del contagio da Coronavirus nel capoluogo Ligure. Con una riduzione degli orari di apertura degli esercizi commerciali di vicinato e di quelli aperti h24, gli amministratori hanno deciso anche la chiusura totale di queste attività.

Una decisione incomprensibile: le sale giochi paragonate a locali dove non c’è alcun controllo degli accessi. Toti e il sindaco Bucci hanno ritenuto che le sale giochi siano a tutti gli effetti luoghi dove non è possibile adottare tutte le misure anti-contagio, sebbene esista un preciso protocollo a cui tutte si sono adeguate scrupolosamente. In questi mesi infatti non risultano sanzioni contestate alle attività del capoluogo, così come situzioni di criticità evidenti. E allora che senso ha tutto questo? Solo ieri il presidente della Regione Giovanni Toti si diceva sorpreso delle decisioni del governo in merito alle nuove misure di contenimento dell’epidemia. Ha parlato di discriminazione, di contradditorietà delle misure. Ma allora come si spiega quanto deciso nella giornata di ieri?

Ora Genova fa paura. E non solo per la situazione contagi. Genova torna ad essere l’incubo degli operatori del gioco legale, così come nel 2013 quando fu approvato il regolamento che relegava le sale giochi lontano dagli occhi, ai margini della vita sociale dei cittadini, ad una distanza minima dai luoghi sensibili. Quel principio negli anni si è diffuso, esattamente come un virus, senza controllo, in tutta Italia. Oggi il timore è che tutto questo possa ripetersi.

“In questo momento per noi non esistono tifoserie, contano solo i numeri e il parere degli esperti”, ha commentato Toti a proposito delle reazioni all’ordinanza. “Non ci faremo influenzare da altro nelle nostre decisioni. Stiamo cercando di mantenere l’equilibrio, evitare che i nostri ospedali vadano in affanno ma anche che attività, già in difficoltà, subiscano la botta finale e che migliaia di persone perdano il lavoro”. Bene, allora perchè non pensare anche alle attività di gioco legale? “Vogliamo evitare ulteriori provvedimenti restrittivi, per questo è bene intervenire ora, evitando misure più drastiche dopo. Questo è il momento dei nervi saldi, della responsabilità e non bisogna lasciarsi prendere dalla paura o dalla sottovalutazione dei fatti. Oggi siamo lontani dai tragici numeri di marzo la letalità per covid si è quasi azzerata, è inferiore all’1%, e i protocolli terapeutici funzionano, ma la situazione va controllata e contenuta al meglio. Quindi, cerchiamo di polemizzare di meno e di collaborare di più. Tutti possiamo e dobbiamo fare la nostra parte. La mia sarà quella di prendere decisioni non sull’onda emotiva ma su dati concreti e dopo aver sentito i pareri dei massimi esperti nella gestione dell’emergenza, che ringrazio per il grande contributo che ci stanno dando, con l’unico obiettivo del bene comune”. Gli stessi esperti che evidentemente stavolta hanno mostrato poca obiettività. mc