Il governo tende una mano al calcio e allo sport in generale. E di fatto certifica che tutto il movimento è in crisi. Non solo la serie A. Il decreto firmato ieri dal Consiglio dei ministri ha inserito, tra le altre cose, la sospensione degli adempimenti fiscali e contributivi per tutte le società, professionistiche e dilettantistiche fino al 31 maggio con pagamenti spostati al 30 giugno (in un’unica soluzione).

Altrimenti è possibile una rateizzazione con di 5 versamenti mensili a partire da giugno. Inoltre c’è la possibilità di ricevere seicento euro di indennità a tutti i lavoratori autonomi del comparto e ai collaboratori sportivi. Sarà una tantum per aiutare chi è rimasto senza entrate a causa della chiusura di tutte le strutture sportive. Prevista anche la cassa integrazione in deroga. Un primo passo per sostenere tutte le società in crisi economica.

Un provvedimento – si legge su ilgazzettino.it – caldeggiato da tutto il mondo dello sport e in particolar modo dalla Federcalcio che nei giorni scorsi si era esposta molto sull’argomento. A seguito della lettera inviata dal Coni in data 12 marzo, la Figc ne ha inviata un’altra il 14 a tutte le sue leghe in cui inviata a raccogliere tutte le varie istanze e a consegnarle entro e non oltre lunedì 23 marzo. Nelle due pagine il presidente Gravina rivendica anche un ruolo di centralità della federazione in questa interlocuzione con il governo. Non a caso sta già lavorando ad un provvedimento da presentare al Mef che verrà esaminato per i prossimi decreti che verranno emanati. Si parla di abbattimento dell’Irpef sui contratti di lavoro per sei mesi, sospensione dei pagamenti degli interessi passivi sui finanziamenti bancari e leasing, la possibilità attraverso il rilascio di un certificato di forza maggiore di rinegoziare con fornitori e dipendenti i contratti inerenti alla gestione societaria. La forza maggiore non può essere applicata ai diritti tv, mezzo principale di sostentamento del calcio. Ecco perché per questo si è pensato a due strade: 1) riduzione dell’iva e abbattimento al 10% di quella sugli abbonati. 2) destinare al calcio una quota dei proventi delle scommesse sportive. Un vecchio cavallo di battaglia della Figc targata Gravina.

Un primo bilancio delle perdite è già stato fatto, in attesa del rapporto che Deloitte stilerà in settimana. Un buco enorme. Basti pensare che la serie A da sola lamenta una perdita di quasi 500 milioni (se il campionato non dovesse ripartire). Quasi 400 sarebbero i mancati introiti dei diritti tv nazionali e internazionali. A cui vanno aggiunti i mancati incassi del botteghino circa 60 milioni e ricavi terzi come ad esempio il merchandising (30 milioni).