Bar, sale giochi ed esercizi commerciali in generale sono le attività con i più alti indici di prossimità alle persone. In vista della Fase 2, quella delle riaperture che si ipotizza possa essere avviata all’inizio di maggio, uno studio dell’Inapp evidenzia le figure professionali più a rischio, perché esposte al contatto interpersonale.

L’Istituto per l’Analisi delle Politiche Pubbliche ha pubblicato il primo studio che fotografa le attività più a rischio per la diffusione del virus. L’Indagine ha permesso di classificare le professioni in base ad alcuni indici: il primo misura la frequenza dell’esposizione a malattie e/o infezioni, il secondo l’intensità della vicinanza fisica che approssima in larga misura il rischio di contagio dovuto all’attività lavorativa, il terzo la possibilità di lavorare da remoto. Queste informazioni appaiono rilevanti nel pianificare la cosiddetta prossima ‘fase 2’ relativa alla ripresa delle attività, che dovrebbe riguardare prioritariamente i settori dove la prossimità fisica è minore e dove maggiore è la possibilità di lavorare da remoto.

La prossimità fisica necessaria allo svolgimento della propria professione è associata al rischio di contagio. Più penalizzati i settori dei servizi e nel commercio a dettaglio ma anche le scuole di ogni ordine e grado; l’agricoltura comparto con poca o nessuna prossimità fisica. La possibilità di svolgere la propria attività da remoto assicura un basso rischio di contagio senza imporre il fermo delle attività: circa 3 milioni di lavoratori occupati in settori non sottoposti alle misure di restrizione possono continuare il telelavoro, in particolare le attività professionali, scientifiche e tecniche, finanziarie e assicurative oltre la pubblica amministrazione.

“Le attuali misure di contenimento sono fondamentali e vanno fatte rispettare rigorosamente” ha spiegato il professor Sebastiano Fadda, presidente dell’INAPP. “Lo studio dell’INAPP vuole offrire uno strumento di consultazione ai decisori politici. Infatti, passata l’emergenza sanitaria, va considerato che esistono settori economici dove il rischio di contagio, dovuto alla prossimità fisica, appare più basso di altri e che quindi possono ripartire gradualmente senza aumentare, o aumentando di poco, il rischio di contagio, mentre altri presentano maggiori difficoltà e quindi potrebbero continuare a lavorare utilizzando le formule di telelavoro o smart working”. Nello specifico, le figure professionali più esposte al rischio di infezioni e malattie, oltre al settore sanitario si trovano nel settore dell’istruzione pre-scolastica e delle attività commerciali al dettaglio. I bar sono tra i primi 10 settori per vicinanza fisica dei lavoratori.

 

 

Il perimetro delle attività coinvolte dalle misure di lockdown è molto ampio arrivando a coinvolgere nel nostro Paese oltre 2,2 milioni di imprese private, con un’occupazione di 7,3 milioni di addetti. Ma quali sono i settori dove sono più diffuse le professioni più esposte al covid19? Quali comparti produttivi possono ripartire in attesa della cosiddetta “fase 2” allo studio del Governo, senza aumentare in modo consistente il rischio di contagio?

Il livello dell’indice di prossimità lavorativa—associato, a un maggiore rischio di contagio —risulta più elevato nel comparto manifatturiero e nel commercio, settori interessati in misura elevata dai provvedimenti di sospensione. Tale evidenza lascia supporre che le misure abbiano agito riducendo il rischio di contagio in misura più che proporzionale rispetto alla quota di lavoratori interessati.