“Il calcio ai tempi del Coronavirus riparte da dove si era fermato ad inizio stagione, ovvero dalle norme, inserite nel Decreto Dignità, che vietavano pubblicità e sponsorizzazioni alle società di scommesse. La Lega calcio infatti chiede a gran voce al Governo, all’interno del pacchetto “salva pallone”, di liberare proprio quelle risorse bloccate sull’altare della ludopatia. Una legge voluta dall’asse gialloverde (nel precedente esecutivo), ma che non ha generato alcun beneficio concreto nella lotta al gioco d’azzardo patologico (GAP). Aver obbligato le aziende di scommesse sportive a non pubblicizzare le proprie quote e prodotti su maglie da calcio (come nel caso della Lazio sponsorizzata, nell’ultima stagione, da MarathonBet per 4,5 milioni di euro) e media ha solo impoverito questi due settori”. Così Marcel Vulpis, direttore di SportEconomy, sulle colonne del Corriere dello Sport.

Si stima che il calcio (considerando le tre leghe professionistiche) abbia perso circa 45 milioni di euro (di cui 30 solo in serie A), senza considerare i 150-200 milioni lasciati sul terreno a livello pubblicitario (sui diversi mezzi). Il divieto in esame è una norma assolutamente “illiberale”, perché il dovere di uno Stato non è bloccare le attività imprenditoriali, semmai è educare i cittadini su specifici temi di impatto sociale. Se l’obiettivo era quello di limitare l’impulso al gioco, in tutte le sue forme, questo risultato non è stato raggiunto neppure parzialmente. Gli operatori del gioco pubblico, lecito e regolamentato, invece, sono stati pesantemente colpiti nel loro business. Nella realtà ad aver beneficiato delle norme del Decreto Dignità sono stati proprio i soggetti che non operano seguendo le leggi”.