Il trasferimento di oltre 4 miliardi ai Comuni per fronteggiare l’emergenza coronavirus, varato con un Dpcm nella serata di sabato, potrebbe essere la prima pietra di un’operazione che toccherà direttamente le tasche dei cittadini. Nel decreto aprile, atteso entro la metà del prossimo mese – forse anche il giorno di Pasqua o di Pasquetta secondo le indicazioni del viceministro dell’Economia, Laura Castelli – il governo potrebbe infatti inserire una sospensione dei tributi locali, Imu (la cui prima rata è dovuta entro il 16 giugno) e Tari, incassati proprio dalle amministrazioni comunali.

Uno stop – spiega Confcommercio – che potrebbe arrivare fino all’autunno, al 30 settembre o in alternativa anche fino al 30 novembre, e che andrebbe ad aggiungersi alle proroghe previste per i versamenti dell’Iva, dei contributi, delle ritenute e delle cartelle fiscali. Il governo è al lavoro su più fronti: da una parte ci sono le famiglie e dall’altra le imprese, oltre ovviamente al sistema sanitario nazionale e a chi ci lavora. E per le imprese, come per le famiglie, la parola chiave è “liquidità”. Nel provvedimento, spiega ancora Castelli, “entrerà sicuramente una parte di indennizzi sulla base della riduzione del fatturato”. Non più o non più solo il bonus autonomi da 600 euro distribuito a pioggia a marzo, ma una sorta di ristoro per chi perso una certa quantità di ricavi (si ragiona sul 33%) per le chiusure obbligatorie. “Spingeremo ancora di più sul Fondo di Garanzia per le Pmi”, sottolinea ancora il viceministro, spiegando che alle garanzie del Ministero dello Sviluppo Economico si aggiungono anche quelle di Cassa Depositi e Prestiti.

Nello scheletro delle misure dovrebbe rientrare anche una sorta di “reddito di emergenza” per le categorie più deboli della società, escluse dagli indennizzi perché lavoratori saltuari, stagionali o senza alcun tipo di ammortizzatore. Potrebbe trattarsi di un semplice esborso in denaro o, spiega il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, potrebbe arrivare come pagamento delle bollette o degli affitti. La declinazione degli interventi dipenderà comunque in gran parte da quanto il governo riuscirà a mettere effettivamente sul piatto. Solo per la proroga della cassa integrazione servono infatti circa 11 miliardi. Il valore del decreto si aggira al momento sui 30 miliardi, superiore dunque ai 25 del Cura Italia, che ha causato uno scostamento dell’1,1% del deficit. Ma lo stesso decreto di marzo è cambiato più volte, anche nell’arco della stessa giornata, prima di raggiungere la cifra finale. Per reperire più risorse sia all’interno del Pd che di Italia Viva c’è chi suggerisce di utilizzare i fondi destinati al taglio del cuneo fiscale, ma nella maggioranza non tutti sembrano essere d’accordo. A fare il punto sarà un consiglio dei ministri atteso in settimana, probabilmente il primo aprile, in cui il governo formalizzerà la richiesta di nuovo indebitamente al Parlamento. Da lì si partirà per definire il decreto-bis.

Oggi intanto Abi-sindacati e Ministero del Lavoro cercheranno in videoconferenza di stipulare un accordo per anticipare attraverso il canale bancario la cassa integrazione ai lavoratori.