Il Governo comincia ad affrontare concretamente il nodo ripartenza. Oggi vertice in videoconferenza tra Conte e il Comitato tecnico scientifico: al centro della riunione le misure di contenimento in vista della cosiddetta ‘fase 2’. Tra le date ipotizzate, quella del 4 maggio.

In uno scenario “caratterizzato dall’estensione delle misure restrittive anche ai mesi di maggio e giugno, la riduzione dei consumi sarebbe del 9,9%, con una contrazione complessiva del valore aggiunto pari al 4,5%”. Così l’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia italiana, con le prime previsioni sull’impatto del Coronavirus. La limitazione delle attività produttive fino alla fine di aprile determinerebbe invece, su base annua, “una riduzione dei consumi finali pari al 4,1%”, si spiega.

All’economia italiana occorreranno due anni per tornare ai livelli di Pil stimati fino a gennaio scorso, ossia ai livelli pre-Coronavirus. È quanto indica il focus di Censis e Confcooperative, “Lo shock epocale: imprese e lavoro alla prova della lockdown economy”, considerando una chiusura delle attività fino a maggio, con un ritorno alla normalità entro due mesi. Facendo un’ipotesi di impatto sul fatturato al 2021, lo scenario imputa allo shock Covid-19 “una mancata produzione di valore da parte delle imprese superiore ai 270 miliardi”.

E’ “sbagliato” escludere bar e ristoranti  dalle riaperture della Fase 2. Se a partire dal 14 aprile, in Italia,   ripartirà qualche attività, dovrebbero farlo “con tutte le cautele e   le precauzioni studiate” anche i pubblici esercizi, i primi tra   l’altro a essere stati ‘chiusi’ per l’emergenza coronavirus.

A   ritenerlo è Roberto Calugi, direttore generale della Fipe, la   Federazione che riunisce gli imprenditori della ristorazione.   L’associazione “sta dialogando con il Governo per arrivare il prima   possibile a piano di riapertura, ne va della tenuta del settore”, dice  Calugi all’Adnkronos, certo che la imprese saranno e sono già   “assolutamente attente a tutte le misure di contenimento del   contagio”.

Una delle ipotesi ritenuti credibili è che la riapertura delle attività commerciali possa avvenire secondo gli stessi criteri seguiti nelle prime fasi del lockdown evitando gli assembramenti. Questo vuol dire obbligo di mantenere le distanze minime in bar e esercizi di ristorazione, quindi obbligo servizio al tavolo.

Ancora niente bar e ristoranti. Anche la possibilità di andare dal parrucchiere o comunque nei centri benessere appare al momento molto lontana. Molto più complicata appare la strada per la riapertura di tutti quei luoghi — sia per lo sport, sia per lo svago— dove è più difficile impedire il contatto tra le persone e dunque il rischio di contagio da Covid- 19. E per questo – scrive oggi il Corriere della Sera- si ritiene assai difficile pensare di rendere accessibili le discoteche e i luoghi di aggregazione per i giovani.