Più monitoraggio, più formazione per i docenti e rafforzamento della rete di trattamento. Ad Ausl Romagna quasi 940mila euro

Informare sui rischi dell’azzardo, con una particolare attenzione ai più giovani, formare il personale sanitario e sociale e quello dei pubblici esercizi per aiutarli a riconoscere le dipendenze e sostenere una rete per il trattamento integrato che comprenda interventi ambulatoriali e residenziali. La Regione Emilia-Romagna continua a tenere alta la guardia nella sfida alla ludopatia, e anche per il 2020 stanzia alle Azienda sanitarie del territorio, da Piacenza a Rimini, oltre 3,7 milioni di euro per l’attuazione del Piano regionale di contrasto del gioco d’azzardo patologico.

Con l’approvazione – in questi giorni – di due delibere, la Giunta regionale rafforza il sistema di prevenzione e intervento contro la dipendenza patologica nei confronti di scommesse, videolottery, azzardo e tutte le altre forme di giochi con premi in denaro: con un atto viene approvato il nuovo “Piano regionale di contrasto al Gioco d’Azzardo”, che si pone in continuità con i precedenti introducendo però alcune novità e migliorie, con l’altro si assegna alle Aziende sanitarie, con un riparto basato sulla popolazione residente, la cifra complessiva di 3.715.076 euro per l’attuazione del Piano.

“Quest’anno più che mai era fondamentale tenere alta l’attenzione nei confronti del gioco d’azzardo- dichiara Raffaele Donini, assessore alle Politiche per la salute-. Durante il periodo del lockdown la rete dei servizi si è organizzata con prontezza per offrire supporto da remoto, ma soprattutto le conseguenze sociali ed economiche della pandemia, con nuove sopraggiunte fragilità, rischiano ora di andare a ingrossare le fila di chi cede alla malattia del gioco non sano. Continuiamo a rafforzare il nostro impegno- conclude Donini- unendo strategie di prevenzione alla cura e all’assistenza, perché i dati ci dicono, purtroppo, che il fenomeno è ben lungi dall’essere sconfitto, nonostante tutti gli sforzi messi in campo”.

In totale, nel 2019, sono state 1.724 le persone assistite dai servizi per le dipendenze delle Ausl, con un incremento del 10,3% rispetto all’anno precedente e del 36% dal 2013. La maggioranza dell’utenza è di genere maschile (82%) e di cittadinanza italiana (91%). La classe di età più rappresentata è quella degli ultrasessantacinquenni, con uno specifico problema tra le persone pensionate, e seguono le classi 50-54 e 45-49.

Tutte le Ausl della Regione hanno delineato un percorso specifico di accoglienza, presa in cura e trattamento degli utenti con disturbo da gioco d’azzardo e loro familiari, e la Regione ha anche sottoscritto con i Giocatori Anonimi, gruppo di auto-mutuo aiuto sul modello Alcolisti anonimi, un protocollo di collaborazione: attualmente in Emilia-Romagna sono attivi 12 gruppi di giocatori anonimi, distribuiti in tutti i territori con un’età media dei partecipanti che si aggira sui 40 anni.

Significativi anche i dati emersi dallo studio che l’Ausl di Piacenza ha condotto, su base provinciale,per indagare gli effetti del lockdown sui giocatori d’azzardo: per oltre l’80% degli intervistati astinenza completa, nessun passaggio al gioco online o illegale e per più della metà un aumento del benessere fino alla riapertura delle slot.

Le novità del Piano regionale

Tra i nuovi aspetti introdotti nell’aggiornamento del Piano regionale di contrasto, ci sono il potenziamento dell’Osservatorio Regionale sul fenomeno del gioco, così da garantire anche il monitoraggio e la valutazione dei primi risultati del Piano a livello regionale, il rafforzamento delle iniziative nelle scuole, in particolare con la formazione di docenti e operatori sul tema del gioco online e offline e del gioco “sano”, e nuove iniziative per il consolidamento di una rete competente di trattamento integrato sanitario e sociale, focalizzate sulla valorizzazione dei gruppi di auto-mutuo aiuto e sugli approfondimenti di management clinico.

Per quanto riguarda questi ultimi aspetti, il Piano si pone principalmente due obiettivi: da una parte qualificare ulteriormente la collaborazione tra servizi e i gruppi delle associazioni Giocatori Anonimi e Gruppi famigliari ‘Gam-Anon’, sostenendoli nell’apertura di nuovi gruppi nei territori dove ancora la presenza non è capillare; dall’altra approfondire il lavoro con le unità operative di neurologia per una condivisione di protocolli e check list sull’associazione significativa tra l’utilizzo di farmaci antiparkinsoniani e disturbo da gioco d’azzardo.

I fondi stanziati e la suddivisione provincia per provincia

Le risorse destinate al Piano regionale di contrasto sono complessivamente 3.715.076 euro, di cui 2.600.553 verranno assegnate ai 38 Distretti socio-sanitari in cui è suddivisa la Regione e i restanti 1.114.522 alle otto Aziende sanitarie.

La ripartizione delle risorse sui territori, che avviene in base al numero di residenti, prevede 239.290,21 euro per l’Ausl di Piacenza (di cui 167.503,15 euro in quota distretti e 71.787,06 in quota Ausl), 374.585,88 euro per l’Ausl di Parma (262.210,12 euro per i distretti e 112.375,76 per l’Azienda sanitaria), 444.356,62 euro per l’Ausl di Reggio Emilia (di cui 311.049,63 euro ai distretti e 133.306,99 all’Ausl), 585.540,13 euro per l’Ausl di Modena (409.878,09 euro per i distretti e 175.662,04 per l’Azienda sanitaria), 732.341,71 euro per l’Ausl di Bologna (di cui 512.639,20 euro in quota distretti e 219.702,51 in quota Ausl), 111.287,96 per l’Ausl di Imola (77.901,57 euro per i distretti e 33.386,39 per l’Azienda sanitaria), 289.796,16 per l’Ausl di Ferrara (di cui 202.857,31 euro per i distretti e 86.938,85 per l’Ausl) e infine 937.877,74 per l’Ausl della Romagna (656.514,42 euro per i distretti e 281.363,32 per l’Azienda sanitaria)

Focus su Piacenza

Meno slot machine ma più gratta&vinci, nessuno spostamento significativo dall’azzardo fisico a quello digitale “nonostante le pressioni dei social”, un unanime aumento del benessere familiareper la mancata disponibilità di strumenti di gioco. Secondo uno studio della azienda sanitaria locale di Piacenza l’esperienza del lockdown, che ha comportato da inizio marzo fino a metà giugno la chiusura delle agenzie di scommesse, delle sale bingo, delle sale videolottery e lo spegnimento delle slot machine nei bar e nelle tabaccherie, ha avuto un impatto evidente sui giocatori d’azzardo patologici. Più della metà degli intervistati (il 60%) ha parlato di “benessere elevato” durante la pandemia, principalmente determinato dalla “assenza della disponibilità di giochi d’azzardo”, e tutto questo nonostante il 44% di loro vivesse stati d’ansia legati alla paura per il Covid-19. La grande maggioranza dei giocatori (82%) è rimasta completamente astinente dal gioco d’azzardo, il 15% ha mantenuto le proprie abitudini di gioco e solo il 3% le ha aumentate, giocando online. Una modalità, quella online, su cui nessun giocatore che non la praticasse già in precedenzaha scelto di virare, nonostante le “pressioni dei social”e “la quantità di tempo libero”. E anche per le persone in carico perproblemi di gioco online, nella maggior parte dei casi il lockdown non ha portato a un aumento della ludopatia. Anche il passaggio al gioco d’azzardo illegale è risultato nullo.E se il lockdown ha comportato un piccolo spostamento dei consumi dal gioco offline di prima scelta (di solito slot machine) ad altro gioco offline (gratta&vinci) per l’indisponibilità del primo, nessun servizio si è ritrovato a dover gestire sindromi di astinenza dal gioco d’azzardo.Durante il lockdown le nuove richiestedi aiuto al servizio per le dipendenzedal’azzardo patologico si sono praticamente azzerate, per poi riprendere lentamente alle fine del periodo di chiusura forzata, principalmente per gratta e vinci e gioco d’azzardo online –cioè le due formule disponibilinei mesi più critici della pandemia. Per quanto riguarda invece gli utenti già in carico, i pazienti hanno riconosciuto alle Ausl una buona riorganizzazione dei servizi, che sono riusciti a erogare interventi a distanza via web o per telefono. Quasi la metà dei giocatori patologici (41%) ha lavorato anche durante il lockdown, periodo in cui gli utenti hanno generalmente parlato di una convivenza familiare positiva(73% dei casi), a fronte di un 23% che ha trascorso i mesi da marzo a giugno da solo e di un 4% che ha invece vissuto una convivenza difficile.