Certo la delusione è forte. Tre mesi di assoluto e completo rispetto delle regole, serrande abbassate e dipendenti senza o con appena una parvenza di stipendio, e nessuna considerazione da parte della politica.

Un governo che senza dirlo mai esplicitamente, attraverso i provvedimenti di contenimento del virus, ha confinato le attività di gioco legale tra quelle che, inspiegabilmente, rappresentano il rischio maggiore. Se si tratta di rischio contagio o semplicemente una occasione per gli italiani di dedicarsi ad una attività poco ‘etica’ non è dato saperlo. Per alcuni è la prima motivazione, per molti altri, compresi esponenti dell’attuale e passata maggioranza di governo, semplicemente la seconda.

Fatta esclusione per alcune, rare, voci ‘nel deserto’, se tali possiamo considerare gli appelli di esponenti della politica, nazionali e regionali, è calato il silenzio sulla situazione di migliaia di imprese e di lavoratori.

Il premier Conte non ne parla, del resto, se è vero quello che alcuni esponenti del Terzo Settore hanno detto in queste settimane, è grazie alla loro segnalazione se il governo ha deciso di prolungare la sospensione dei giochi nelle tabaccherie.

Lo stesso Terzo Settore a cui ieri il ministro Gualtieri ha fatto appello definendolo imprescindibile per il rilancio del paese.

Se ieri Conte avesse accennato al settore dei giochi e delle scommesse nel giro di qualche minuto gli stessi soggetti che oggi manifestano la loro soddisfazione per l’importante riconoscimento ricevuto dal ministro dell’Economia, avrebbero riversato fiumi di invettive sulla scelta ‘scellerata’ del premier. Parlare di giochi come si un settore danneggiato dalla crisi Coronavirus alla stessa stregua dello spettacolo e del turismo? Una cosa inaccettabile! Parlare di scommesse e non degli spettacoli di beneficenza o, per dirne una, dei raduni spirituali?

Le imprese di gioco legale devono riaprire. Lo faranno allo scoccare del 1 minuto dopo la mezzanotte del 14 giugno. Qualcuno vuole impedirlo? Se ha questa intenzione si prepari a dare delle risposte alle 60mila persone che, come oggi si legge sulle maggiori testate italiane, rischiano il posto di lavoro, così come ai 12.000 imprenditori che vedono andare in fumo i loro investimenti. mc