Contrastare il gioco d’azzardo patologico si può e ora i Comuni hanno un incentivo in più per mettere a terra azioni concrete di salvaguardia di propri cittadini più fragili. «È il momento di accendere di nuovo l’attenzione sulle ludopatie – afferma Mariarosa Barazza, presidente dell’Associazione Comuni della Marca Trevigiana -. Oggi il nostro territorio è più fragile perché le ferite inferte al corpo sociale dalla crisi pandemica, con l’aumento dell’ansia, della depressione, della rabbia, del disadattamento, rischiano di spingere le persone più in difficoltà a cercare cura del disagio in comportamenti patologici come il gioco d’azzardo. Serve pertanto rialzare la vigilanza sul fenomeno e mettere in campo azioni concrete secondo le proprie competenze. I Sindaci possono fare molto».

L’Associazione dei Comuni della Marca, in sinergia con l’Ulss 2 Marca Trevigiana, si è mossa con un convegno che ha l’obiettivo di stimolare nuovamente i Comuni a fare la propria parte attraverso gli strumenti operativi a disposizione come le restrizioni che la legge prevede e le relative sanzioni.

A partire 2017 l’Associazione Comuni, grazie al Gruppo di lavoro Ludopatia, coordinato dall’avv. Gigliola Osti, in assenza al tempo di leggi regionali, ha fornito ai Comuni trevigiani schemi di regolamento e ordinanze per poter regolamentare la collocazione dei punti gioco e gli orari di apertura sul proprio territorio. Sono stati oltre una cinquantina di Comuni della provincia di Treviso a raccogliere l’opportunità di salvaguardare i propri cittadini più fragili mettendo in campo restrizioni a norma di legge.

Poi nel 2019 sono arrivati due atti normativi della Regione Veneto che hanno uniformato gli interventi su tutto il territorio regionale: la legge regionale 38/2019 e la deliberazione della giunta regionale 2006/2019. La normativa regionale ha introdotto tre finestre di interruzione di due ore ciascuna (per un totale di 6 ore) dell’attività dei punti gioco per tutelare le fasce più deboli della popolazione: dalle 7 alle 9, dalle 13 alle 15 e dalle 18 alle 20. Ha inoltre previsto il divieto di collocare apparecchi per il gioco in locali che si trovino ad una distanza inferiore di 400 metri dai luoghi sensibili, elencandoli. Ha previsto, tra gli altri, un sistema incentivante per i gestori che non installano o disinstallano tali apparecchi per il gioco d’azzardo, restrizioni alla navigazione internet attraverso la propria rete wireless per impedire l’accesso ai siti web di gioco d’azzardo on line, un’Irap maggiorata dello 0,92% per chi li mantiene, etc. Queste normative, insieme al regolamento e alla delibera proposti dall’Associazione Comuni, hanno la capacità di restringere la possibilità di contatto tra il gioco d’azzardo e cittadini.

«I Comuni che avevano adottato il regolamento e la delibera proposti dall’Associazione Comuni prima della normativa regionale – ha spiegato l’avv. Gigliola Osti – devono ora sostituire i precedenti atti con i nuovi schemi che abbiamo aggiornato integrandoli con le disposizioni regionali e inviato loro già a dicembre 2020. Per i Comuni che non hanno adottato questi atti, ricordo che le disposizioni regionali sono immediatamente applicabili in tutta la Regione Veneta senza la necessità di recepimento da parte dei Comuni. Auspichiamo comunque che vengano adottati anche i nuovi schemi di regolamento e ordinanza dell’Associazione Comuni rendendo la normativa finalizzata al contrasto del gioco d’azzardo più restrittiva».

Infatti, il regolamento proposto dall’Associazione Comuni prevede 15 ore di chiusura dei punti gioco al giorno, non solo 6 come la normativa regionale, stabilendone la chiusura anche dalle 22 alle 7 (periodo che poi si allunga fino alle 9 per la normativa regionale), oltre a disciplinare tutte le fattispecie dei giochi, dal lotto al gratta e vinci, sale scommesse, scommesse sportive etc. Il Gruppo lavoro Ludopatia dell’Associazione Comuni, insieme al gruppo Attività produttive coordinato dall’arch. Gianluca Vendrame, ha inoltre prodotto un vademecum sulle sanzioni applicabili, facendo chiarezza nel ginepraio che nel tempo si è creato per la sovrapposizione normativa nazionale, regionale, locale. «Le sanzioni sono uno strumento eccezionale in mano ai Comuni per regolamentare il gioco d’azzardo sul loro territorio, in presenza di una chiara volontà politica che miri a contemperare i legittimi interessi dell’impresa privata con il dovere di tutelare la salute pubblica – afferma l’arch. Gianluca Vendrame -. Sono comminabili sanzioni fino a 6 mila euro per certe fattispecie di infrazioni, come ad esempio quella relativa alle distanze dai luoghi sensibili».

Stamattina, i referenti dell’Ulss 2 Marca Trevigiana hanno presentato gli interventi previsti nei prossimi mesi in territorio trevigiano dal piano regionale sul GAP (gioco d’azzardo problematico) verso i giocatori patologici e le loro famiglie, le istituzioni del territorio, le scuole, i medici di medicina generale, la comunità in genere. Tra le novità che l’Ulss 2 ha messo in campo – come ha spiegato la dott.ssa Amelia Fiorin, psicologa dirigente referente Ambulatorio Gioco d’Azzardo Problematico – c’è il portale indipendo.it che ha l’obiettivo di facilitare l’accesso ai servizi di cura e trattamento attraverso il web, in modo che il dipendente possa superare la barriera del senso di vergogna che accompagna la dipendenza da gioco.
Indipendo.it è uno strumento molto ricco che contiene documenti, vademecum, informazioni per poter prendere consapevolezza della propria situazione o di quella di un proprio famigliare e correre ai ripari attivando gli aiuti che il servizio pubblico offre.