“A partire dal primo anno di applicazione del codice del terzo settore, gli atti di indirizzo adottati sono stati orientati al perseguimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e hanno contemplato, per cio` che si rileva in questa sede, le seguenti aree prioritarie di intervento: promozione e sviluppo di azioni volte ai bisogni dell’infanzia, alla disabilita` e alla parita` di genere; prevenzione e contrasto delle dipendenze, ivi incluse la ludopatia; prevenzione e contrasto delle forme di violenza, discriminazione e intolleranza, con particolare riferimento al fenomeno di bullismo e cyberbullismo; prevenzione e contrasto di ogni forma di violenza fisica e mentale, lesioni o abusi, abbandono, maltrattamento e sfruttamento, compresa la violenza sessuale su bambini e bambine, nonche´ adolescenti e giovani. (…) Nello specifico, per l’anno 2017 sono stati promossi nove progetti, dedicati principalmente alla lotta contro il bullismo, il cyberbullismo e la ludopatia tra i minori”.

E’ quanto riferito dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo in audizione in Commissione Infanzia e adolescenza nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle forme di violenza fra i minori e ai danni di bambini e adolescenti.

La senatrice Laura Cavandoli (Lega) durante l’audizione del Ministro della Salute, Roberto Speranza, sullo stesso tema ha aggiunto: “Abbiamo accennato al fenomeno di Jonathan Galindo e dei giochi online, rispetto ai quali si pone il problema della linea di demarcazione fra finzione e realta`, che portano ad atti di autolesionismo tra i minori”. La senatrice ha quindi proseguito nel corso dell’audizione del Ministro per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, aggiungendo quanto segue: “Torno anch’io su quello che ha detto la senatrice Binetti, proprio perche´ il Ministro ha detto che c’e` vigilanza sulle piattaforme online. Questo sicuramente e` un fatto positivo, ma la vigilanza deve essere ampliata anche per quello che riguarda le piattaforme social. L’episodio cui si riferiva la senatrice Binetti, che ha molto preoccupato anche me, perche´ viene dopo il fenomeno del blue whale (che e` stato affrontato circa un anno e mezzo fa), e` legato ai giochi online. Nell’ultimo caso il gioco si chiama Jonathan Galindo; per seguire questo personaggio piu` o meno buffo, l’uomo con il cappuccio nero, questo undicenne di Napoli si e` suicidato. Leggo e osservo sui social anche molti contenuti pubblicitari di videogiochi violenti su piattaforme specifiche: giochi che inneggiano alla mafia, all’uccisione e alla violenza contro i poliziotti. Deve essere per forza fatto qualcosa. Quando eravamo al Governo, come Gruppo della Lega, abbiamo introdotto nelle scuole l’educazione civica, che prevede come insegnamento anche la cittadinanza digitale, che indirizza ad un utilizzo adeguato di questi strumenti con un ruolo educativo ed una «giusta critica» verso il loro utilizzo. Nel frattempo pero` c’e` stato il lockdown e la didattica a distanza. L’ultima domanda riguarda i videogiochi violenti, perche´ in alcuni casi, anche quando c’e` una certificazione (penso al videogioco «Fortnite») che prevede che tali giochi vengano utilizzati da minori di eta` superiore ai dodici anni, accade che li usino anche bambini di prima e seconda elementare. A volte li usano con i genitori, ma deve esserci una regolamentazione. Il messaggio che passa a livello legislativo – ma devo dire da vari soggetti congiuntamente – e` che legiferiamo contro la guerra e contro gli investimenti per la produzione di armi. In Commissione finanze stiamo esaminando la normativa contro il finanziamento per la produzione di mine antiuomo. E ` quindi in essere un’attivita` che va contro questi fenomeni, ma poi la guerra ce la troviamo in casa e tutti i bimbi la vivono come se stessero guardando un cartone animato o un video su YouTube, giocando online o con una suite di giochi. Quello che rischiamo che manchi, se si utilizzano questi strumenti in un momento di crescita che deve portare all’empatia, alla spinta a solidarizzare con la vittima e alla condanna del comportamento violento, e` proprio il sentimento di solidarieta` nei confronti di colui che si e` fatto male o a cui hanno fatto male, mentre questo passaggio dovrebbe rimanere. Questa empatia non viene sviluppata (sono gia` stati fatti studi in proposito, ma non possiamo sapere se effettivamente sia cosı`) proprio perche´ la spinta a voler giocare supera il sentimento di solidarieta` verso il prossimo. Ora ragioneremo ad un provvedimento legislativo che blocchi l’utilizzo di questi giochi sotto una certa eta`, ma e` chiaro che si tratta di un divieto facilmente eludibile, cosı` come – non ci prendiamo in giro – e` eludibile il divieto per i minori di comprare le sigarette. Sicuramente, vanno sollecitati gli operatori e i tecnici che se ne occupano, perche´ rischiamo che le nuove generazioni siano sempre meno solidali. Questo non lo vuole la nostra Costituzione e, ovviamente, non lo vogliamo noi come persone”.

Il Ministro per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, durante la sua audizione ha invece spiegato: “Il tempo di emergenza da Covid-19 ha portato a rafforzare una maggior conoscenza anche rispetto alle dipendenze indotte da Internet, come l’utilizzo eccessivo di piattaforme e giochi, che gia` avevano attivato una potenziale dipendenza da parte dei minori. Abbiamo lanciato uno spot istituzionale e una campagna «Impara a proteggerti, naviga sicuro», che verra` diffusa prevalentemente attraverso canali dedicati ai ragazzi. Un altro elemento che dobbiamo considerare e` quindi il tema di queste dipendenze”.