Il lockdown ha posto in serie difficoltà economiche il comparto del «gioco legale», regolato dalle concessioni di Stato, che la prolungata chiusura e l’inasprimento fiscale progressivo degli ultimi anni stanno mettendo a dura prova. La domanda di gioco, al contempo, resta stabile e rischia di spostarsi sul terreno delle gestioni illegali guidate dalla criminalità organizzata”.

E’ quanto si legge nella relazione sulla prevenzione e la repressione delle attività predatorie della criminalità organizzata durante l’emergenza sanitaria approvata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.

“(…) Ancora con riguardo al crimine informatico, si evidenzia come la rete sia stata impiegata dal crimine organizzato quale (…) sede per il recupero del settore del gioco, compromesso dalla chiusura dei centri ove lo stesso veniva esercitato e dalla interruzione degli eventi sportivi (con perdita degli introiti legati alle scommesse clandestine)”.

“(…) L’indagine condotta dal Cerved ha riguardato, in modo particolare, i cambiamenti nella compagine societaria e ciò perché «tra i segnali più frequentemente utilizzati per segnalare il rischio di infiltrazioni criminali vi è la verifica del titolare effettivo. Analizzando in profondità i dati sui soci e sugli esponenti di oltre 700mila società di capitale italiane, Cerved ha identificato circa 10mila imprese che hanno cambiato il titolare effettivo (l’1,3% del totale) nel periodo che va dallo scoppio della pandemia (marzo 2020) a ottobre 2020». Il fenomeno ha inciso maggiormente in Campania, Lazio e Sicilia, mentre i settori più interessati sono l’autonoleggio, la distribuzione carburanti e i giochi e le scommesse“.

“(…) Va valutato l’impatto dell’usura e dell’infiltrazione criminale anche nel settore degli operatori nel settore del gioco o delle scommesse legali, tema che sarà oggetto di ulteriore approfondimento da parte della Commissione nelle sedi appropriate”.

“(…) Durante il 2020, primo anno della pandemia, l’Unità di informazione finanziaria (UIF) ha ricevuto dal sistema bancario e dagli altri soggetti obbligati 113.187 segnalazioni di operazioni sospette (+7 per cento rispetto al 2019). (…) Con riguardo al comparto dei giochi, si è registrata una complessiva contrazione delle segnalazioni (-11 per cento rispetto al 2019) attribuibile alle misure restrittive imposte per la gestione dell’emergenza. Il calo, come prevedibile, ha interessato gli operatori tradizionali dei comparti slot machine, videolottery e sale bingo, a fronte di un aumento di segnalazioni riferite al gioco online (+67 per cento). Le difficoltà degli operatori abilitati hanno ampliato le opportunità di esercizio illegale o abusivo delle attività”.

“(…) altre fonti tradizionali di profitto della criminalità sono sicuramente in profonda crisi, tra essi spiccano quello delle scommesse legali, infiltrate o controllate dalla criminalità, e quello dei grandi appalti di lavori pubblici. La sospensione prolungata degli eventi sportivi e la mancata programmazione di lavori hanno indotto una significativa riduzione del fatturato di alcune imprese criminali che non si arresteranno di certo di fronte a tali perdite, ricercando dinamicamente sempre nuovi settori d’intervento e canali operativi per compensare i mancati introiti”.

Di seguito il paragrafo dedicato al settore del gioco legale e illegale: “Nel periodo della pandemia l’offerta legalizzata di gioco d’azzardo è stata interessata da fenomeni che devono essere attentamente analizzati per le potenziali correlazioni con le attività delle consorterie mafiose. Da tempo tali organizzazioni, oltre a gestire servizi clandestini, si sono adoperate per acquisire direttamente –o indirettamente tramite prestanome– il controllo di punti di raccolta regolari. I principali motivi di questo interesse risiedono nell’opportunità di riciclaggio di denaro e negli ingenti ricavi che tali attività consentono, soprattutto con l’adozione di sistemi di manipolazione delle modalità di gioco e di elusione fiscale. Audito dalla Commissione antimafia, il Comandante generale della Guardia di finanza, generale Giuseppe Zafarana, ha riferito che «il settore dei giochi e delle scommesse è un settore particolarmente esposto alle mire della criminalità organizzata» anche a causa della «tendenza ad assumerela gestione dei circuiti legali, ovvero a fornire al pubblico, tramite esercizi commerciali compiacenti o asserviti, la possibilità di avvalersi dell’offerta clandestina su piattaforme online».

Indagini recentemente acquisite hanno, infatti, rivelato l’esistenza di estese organizzazioni che, fin dal 2014, infiltravano le reti dell’offerta legale, attraverso connivenze o intimidazioni agli operatori autorizzati. In questo scenario, va considerato che durante la pandemia, per lunghi periodi, buona parte dell’offerta pubblica basata su rete fisica, analogamente ad altri settori commerciali (ristoranti, cinema, impianti sportivi), è stata chiusa o limitata, al fine di contenere la circolazione del virus Sars-Cov-2. Tali disposizioni hanno dato luogo a un parziale spostamento dei consumi verso altri canali non soggetti alle restrizioni, in particolare verso l’offerta «a distanza» e l’online vero e proprio, entrambi con accesso dalla rete internet. Nei periodi successivi all’introduzione delle chiusure si osserva, in effetti, un aumento della raccolta legale in questi settori, che deve essere attentamente ponderato, anche alla luce del fatto che il volume di gioco online si mostrava in crescita già prima dell’emergenza pandemica, con una progressione lineare costante negli ultimi 4-5 anni e dunque, per stimare l’effetto delle chiusure, dall’aumento complessivo registrato andrebbe scorporato il trend di crescita già in atto. In secondo luogo, dai dati raccolti dall’Istituto di fisiologia clinica (IFC) del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa durante il lockdown, emerge che una minima parte di chi giocava nei punti di offerta fisicia vrebbe iniziato a giocare online, quindi l’aumento dei volumi sarebbe determinato prevalentemente da giocatori che già praticavano gioco d’azzardo, anche tramite la rete internet (indipendentemente dalla natura legale o illegale dei siti): tra questi uno su tre avrebbe aumentato i consumi. Da queste analisi risulta pertanto che solo una parte della domanda fidelizzata dai servizi di raccolta fisica si sarebbe effettivamente spostata sull’online. Dopo la fine del lockdown, risulta che la quota di mercato online è tornata, in termini tendenziali, ai livelli precedenti.

Ora, tali rilievimeritano di essere valutati secondo il generale profilo che attiene l’interezza delle questioni trattate in questa Relazione: occorre, cioè, valutare se le trasformazioni e le variazioni occorse per via delle restrizioni attuate contro lo sviluppo della pandemia portino a delle mutazioni di carattere stabile e a regime, oppure non si risolvano intendenze transitorie e quindi siano riassorbite, al momento del ritorno all’ordinario svolgimento dell’attività. In ogni caso, le ulteriori chiusure hanno nuovamente cambiato il quadro e, per capire se in questi ulteriori mesi si siano stabilizzati nuovi modelli di consumo, dovrà essere valutata la situazione che si determinerà dopo le riaperture di luglio 2021. Non può escludersi che una parte del maggior consumo online, possa essere intercettata –attraverso siti clandestini–dall’offerta illegale che inquesto settore era già presente e in ascesa. Analogamente va verificato sele chiusure abbiano determinato la comparsa di nuovi punti di offerta clandestina anche per il gioco d’azzardo su rete fisica.

Vale qui riportare le dichiarazioni del Capo della Polizia, prefettoGabrielli, nell’aprile del 2020: «La chiusura delle sale giochi e l’interruzione delle scommesse sportive e dei giochi gestiti dai Monopoli di Stato potrebbero aumentare il ricorso al gioco d’azzardo illegale online». Tale preoccupazione è stata immediatamente presa in attenta considerazione da questa Commissione, che sta organizzando e rielaborando i dati pervenuti, anche se una valutazione appare complessa e richiede l’acquisizione di maggiori elementi. Ancora una volta, si potrà procedere in tal senso in sede di studio analitico da parte del IV Comitato –influenza e controllo criminali sulle attività connesse al gioco nelle sue varie forme– istituito in seno a questa Commissione. Atteso comunque che, trattandosi di attività illecite, non si hanno riscontri diretti sui volumi di affari e che un loro possibile aumento può essere unicamente stimato in via indiretta, sulla base di dati correlabili (numero di indagini, arresti, sequestri, numero di processi, condanne), il dato deve essere poi ponderato alla luce di altri fattori, che altrimenti potrebbero risultare distorsivi. Le attività investigative in questo settore sono complesse e non di rado nascono incidentalmente come costola di altre indagini in corso, dalle quali in sostanza si manifestano come supplementi investigativi; possono dunque richiedere anni ed è necessario verificare quali fatti risalgono al periodopre-pandemia e quali siano effettivamente riferibili al periodo delle chiusure. Va, inoltre, considerato che proprio gli allarmi lanciati dalla magistratura inquirente e dalle Forze dell’ordine hanno portato a una maggio repressione investigativa. Sarà necessario dunque acquisire i dati su più annualità e rapportare il volume emergente di attività criminali al volumedi attività investigativa prodotta dalle Forze dell’ordine e di polizia giudiziaria, inclusi quindi gli ispettori dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, la quale, come ha riferito in audizione il direttore Minenna, ha rafforzato i controlli e avviato il coordinamento di prevenzione del gioco illecito (Co.Pre.G.I.) di concerto con tutte le istituzioni preposte. È possibile, dunque, che l’aumento dei volumi di illegalità scoperti sia dovuto a una maggiore efficacia dell’azione repressiva e preventiva e rappresenti dunque un dato in certa parte confortante. Occorre da ultimo valutare se le chiusure degli esercizi di gioco legale non possano aver favorito le organizzazioni mafiose che, in certa misura ed in talune circostanze di conclamata infiltrazione, traevano vantaggio da talia ttività. Quest’ultimo quesito potrà essere certamente evaso attraverso un attento e capillare studio svolto in sede di istruttoria del citato IV Comitato della Commissione. In conclusione, si concorda nel dover valutare un possibile incremento dell’attività criminale nei settori dell’offerta di gioco d’azzardo nel periodo della pandemia da SARS-CoV-2. Il possibile nesso di causalità con le «chiusure», al momento, rappresenta uno stimolo a mantenere alta l’attenzione e richiede ulteriori approfondimenti per dare risposte più esaustive nel prossimo futuro”.