“Il lockdown ha posto in serie difficoltà economiche il comparto del “gioco
legale” regolato dalle concessioni di Stato. La prolungata chiusura e l’inasprimento fiscale
progressivo degli ultimi anni stanno mettendo a dura prova la rete legale. La domanda di
gioco, al contempo, resta stabile e rischia di spostarsi sul terreno delle gestioni illegali
guidate dalla criminalità organizzata”.

E’ quanto si legge nella relazione intermedia XX Comitato per la prevenzione e la repressione delle attività predatorie della criminalità organizzata durante l’emergenza sanitaria (coordinatore il deputato Paolo Lattanzio del PD) presentata nella Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.

Nel periodo tra marzo e maggio 2020 “con riguardo al crimine informatico, si evidenzia come la rete sia stata impiegata dal crimine organizzato quale luogo privilegiato per la commercializzazione illegale di beni divenuti di prima necessità, ma anche quale sede per il recupero del settore del gioco, compromesso dalla chiusura dei centri ove lo stesso veniva esercitato e dalla interruzione degli eventi sportivi (con perdita degli introiti legati alle scommesse clandestine), ed infine quale piattaforma ideale ove promuovere proteste nei confronti dell’azione governativa relativa alla gestione dell’emergenza, sia sanitaria che economica, strumentalizzando il disagio sociale, in considerazione del solo parziale ristoro economico fornito dallo Stato”.

Per quanto riguarda le imprese “l’indagine condotta dal Cerved ha riguardato, in modo particolare, i cambiamenti nella compagine societaria e ciò perché: «tra i segnali più frequentemente utilizzati per segnalare il rischio di infiltrazioni criminali vi è la verifica del titolare effettivo. Analizzando in profondità i dati sui soci e sugli esponenti di oltre 700 mila società di capitale italiane, Cerved ha identificato circa 10 mila imprese che hanno cambiato il titolare effettivo (l’1,3% del totale) nel periodo che va dallo scoppio della pandemia (marzo 2020) a ottobre 2020». Il fenomeno ha inciso maggiormente in Campania, in Lazio e in Sicilia, mentre i settori più interessati sono l’autonoleggio, la distribuzione carburanti e i giochi e le scommesse“.

Con riferimento all’usura “i segmenti produttivi più esposti sono le piccole e medie imprese operanti soprattutto nel settore turistico, della ristorazione e del commercio. Va valutato l’impatto dell’usura e dell’infiltrazione criminale anche nel settore degli operatori nel settore del gioco o delle scommesse legali, tema che sarà oggetto di ulteriore approfondimento da parte della Commissione nelle sedi appropriate“.

Alla voce “Pandemia e segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio” si legge: “Con riguardo al comparto dei giochi, si è registrata una complessiva contrazione delle
segnalazioni ( -11 percento rispetto al 2019) attribuibile alle misure restrittive imposte per la gestione dell’emergenza. Il calo, come prevedibile, ha interessato gli operatori tradizionali dei comparti slot machine, videolottery e sale bingo, a fronte di un aumento di segnalazioni riferite al gioco online ( +67 percento). Le difficoltà degli operatori abilitati hanno ampliato le opportunità di esercizio illegale o abusivo delle attività“.

Nel periodo delle riapeture tra giugno e dicembre 2020altre fonti tradizionali di profitto della criminalità sono sicuramente in profonda crisi, tra essi spiccano quello delle scommesse legali, infiltrate o controllate dalla criminalità, e quello dei grandi appalti di lavori pubblici. La sospensione prolungata degli eventi sportivi e la mancata programmazione di lavori ha indotto una significativa riduzione del fatturato di alcune imprese criminali che non si arresteranno di certo di fronte a tali perdite, ricercando dinamicamente sempre nuovi settori d’intervento e canali operativi per compensare i mancati introiti”.

Vi è poi un intero capitolo dedicato al gioco legale e illegale: “Nel periodo della pandemia l’offerta legalizzata di gioco d’azzardo è stata interessata da fenomeni che devono essere attentamente analizzati per le potenziali correlazioni con le attività delle consorterie mafiose, che da tempo, oltre alla gestione di servizi clandestini, si sono adoperate per acquisire direttamente -o indirettamente tramite prestanome – il controllo di punti di raccolta regolari; i principali motivi di questo interesse risiedono nell’opportunità di riciclaggio di denaro e negli ingenti ricavi che tali l’attività consentono, soprattutto con l’adozione di sistemi di manipolazione delle modalità di gioco e di elusione fiscale. Ascoltato dalla Commissione Antimafia, il Comandante generale della Guardia di Finanza, ha riferito che “Il settore dei giochi e delle scommesse è un settore particolarmente esposto alle mire della criminalità organizzata” anche grazie alla “tendenza ad assumere la gestione dei circuiti legali, ovvero a fornire al pubblico tramite esercizi commerciali compiacenti o asserviti la possibilità di avvalersi dell’offerta clandestina su piattaforme online”.

Indagini recentemente acquisite hanno infatti rivelato l’esistenza di estese organizzazioni che fin dal 2014 infiltravano le reti dell’offerta legale, attraverso connivenze o intimidazioni agli operatori autorizzati. In questo scenario, va considerato che durante la pandemia, per lunghi periodi buona parte dell’offerta pubblica basata su rete fisica, analogamente ad altri settori commerciali (ristoranti, cinema, impianti sportivi e altri), è stata chiusa o limitata, al fine di contenere la circolazione del virus Sars-Cov-2. Tali disposizioni hanno dato luogo ad un parziale spostamento dei consumi verso altri canali non soggetti alle restrizioni, in particolare verso l’offerta “a distanza” e l’online vero e proprio, entrambi con accesso dalla rete Internet. Nei periodi successivi all’introduzione delle chiusure si osserva in effetti un aumento della raccolta legale in questi settori che deve essere attentamente ponderato, anche alla luce del fatto che il volume di gioco online si mostrava in crescita già prima dell’emergenza pandemica, con una progressione lineare costante negli ultimi 4-5 anni e dunque, per stimare l’effetto delle chiusure, dall’aumento complessivo registrato andrebbe scorporato il trend di crescita già in atto. In secondo luogo, dai dati raccolti dall’IFC del CNR di Pisa durante il lockdown emerge che una minima parte di chi giocava nei punti di offerta fisici avrebbe iniziato a giocare online, quindi l’aumento dei volumi sarebbe determinato prevalentemente da giocatori che già praticavano gioco d’azzardo anche tramite la rete internet (indipendentemente dalla natura legale o illegale dei siti): tra questi uno su tre avrebbe aumentato i consumi.

Da queste analisi risulta pertanto che solo una parte della domanda fidelizzata dai servizi di raccolta fisica si sarebbe effettivamente spostata sull’online. Dopo la fine del lockdown risulta che la quota di mercato online è tornata, in termini tendenziali, ai livelli precedenti. Ora, tali rilievi meritano di essere valutati secondo il generale profilo che attiene l’interezza delle questioni trattate in questa relazione: occorre cioè valutare se le trasformazioni e le variazioni occorse per via delle restrizioni attuate contro lo sviluppo della pandemia portino a delle mutazioni di carattere stabile e a regime, oppure non si risolvano in tendenze transitorie e quindi siano riassorbite, al momento del ritorno all’ordinario svolgimento dell’attività. In ogni caso, le ulteriori chiusure hanno nuovamente cambiato il quadro e per capire se in questi ulteriori mesi si siano stabilizzati nuovi modelli di consumo dovrà essere valutata la situazione che si verrà a creare dopo le riaperture di luglio 2021. Non può escludersi che una parte del maggior consumo online, possa essere intercettata attraverso siti clandestini dall’offerta illegale che in questo settore era già presente e in ascesa. Analogamente va verificato se le chiusure abbiano determinato la comparsa di nuovi punti di offerta clandestina anche per il gioco d’azzardo su rete fisica. Vale qui riportare le parole del Prefetto Gabrielli nell’aprile del 2020 in qualità di Capo della Polizia: “La chiusura delle sale giochi e l’interruzione delle scommesse sportive e dei giochi gestiti dai Monopoli di Stato potrebbero aumentare il ricorso al gioco d’azzardo illegale online”.

Tale preoccupazione è stata immediatamente presa in attenta considerazione dalla Commissione Antimafia, che sta organizzando e rielaborando i dati pervenuti, ma una valutazione in tal senso appare complessa e richiede l’acquisizione di maggiori elementi. Ancora una volta si potrà procedere in tal senso in sede di studio analitico da parte del IV Comitato – influenza e controllo criminali sulle attività connesse al gioco nelle sue varie forme – istituito in seno a questa Commissione. Atteso comunque che, trattandosi di attività illecite, non si hanno riscontri diretti sui volumi di affari e che un loro possibile aumento può essere unicamente stimato in via indiretta, sulla base di dati correlabili (numero di indagini, arresti, sequestri, numero di processi, condanne, ecc), il dato deve essere poi ponderato alla luce di altri fattori, che altrimenti potrebbero risultare distorsivi. Le attività investigative in questo settore sono complesse e non di rado nascono incidentalmente come costola di altre indagini in corso, dalle quali in sostanza si manifestano come supplementi investigativi; possono dunque richiedere anni ed è necessario verificare quali fatti risalgano al periodo pre-pandemia e quali siano effettivamente riferibili al periodo delle chiusure. Va inoltre considerato che proprio gli allarmi lanciati dalla magistratura inquirente e dalle forze dell’ordine abbiano portato ad una maggiore pressione investigativa. Sarà necessario dunque acquisire i dati su più annualità e rapportare il volume emergente di attività criminali al volume di attività investigativa prodotta dalle forze dell’ordine e di polizia giudiziaria, inclusi quindi gli ispettori di ADM, la quale, come ci ha riferito in audizione il Direttore Minenna, ha rafforzato i controlli e avviato il Coordinamento di Prevenzione del Gioco Illecito (Co,Pre.G.I.) di concerto con tutte le istituzioni preposte. E’ possibile dunque che un aumento dei volumi di illegalità scoperti siano dovuti ad una maggiore efficacia dell’azione repressiva e preventiva e rappresentino dunque un dato in certa parte confortante.

Occorre da ultimo valutare se le chiusure degli esercizi di gioco legale non possano aver favorito le organizzazioni mafiose che, in certa misura ed in talune circostanze di conclamata infiltrazione, traevano vantaggio da tali attività. Quest’ultimo quesito potrà essere certamente evaso attraverso un attento e capillare studio svolto in sede di istruttoria del IV Comitato – influenza e controllo criminali sulle attività connesse al gioco nelle sue varie forme – istituito in seno a questa Commissione. In conclusione, si concorda nel dover valutare un possibile incremento dell’attività criminale nei settori dell’offerta di gioco d’azzardo nel periodo della pandemia da Sars-Cov-2. Il possibile nesso di causalità con le “chiusure” al momento rappresenta uno stimolo a mantenere alta l’attenzione e richiederà ulteriori approfondimenti per dare risposte più esaustive nel prossimo futuro”.