“Spero ci sia un cambio di approccio e di passo. Finalmente ho visto trattati degli aspetti e dati attendibili e obiettivi che hanno tenuto conto di tutti i profili istituzionali e non, che si riferiscono al settore del gioco, troppo spesso misconosciuto con un approccio dilettantistico. C’è una evidente carenza di regolamentazione, abbiamo fatto proposte già tanti anni fa. Ancora non abbiamo compreso che i giornali troppo spesso confondono in maniera approssimativa il gioco legale con quello illegale. Il gioco illegale è gestito dalle mafie, l’infiltrazione della criminalità nel gioco legale è invece garantita dalle leggi proibizioniste dello Stato. Ci sono le prove che emergono dalle indagini delle forze dell’ordine”.

Lo ha detto il Prof. Ranieri Razzante (nella foto), Docente di “Intermediazione finanziaria e Legislazione antiriciclaggio” dell’Università di Bologna e Presidente A.I.R.A. – Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio, nell’ambito della tappa a Rivoli (TO) di “In nome della legalità-Senza regole non c’è gioco sicuro”, l’evento organizzato da Codere Italia con il patrocinio della Città di Rivoli.

“Il proibizionismo favorisce il gioco illegale, lo Stato non può permettersi di essere proibizionista, sia per le ricadute di gettito che per l’occupazione. E’ legale produrre e vendere servizi di gioco. Dobbiamo aiutare chi diventa patologico e chi finisce nell’usura, ma va ribadito che i dati ufficiali non ci consegnano un fenomeno drammatico. La ludopatia è un fenomeno individuale, non collettivo. I ludopatici si producono da soli, chi vivrà disagi sociali verrà aiutato, ma non può essere un problema del settore del gioco legale. Lo sanno i parlamentari, soprattutto i Cinque Stelle, che il settore del gioco è il più presidiato a livello di riciclaggio del mondo? Più delle carte di credito. Le segnalazioni degli operatori di gioco, togliendo la pandemia, sono in crescita costante. Questo è il settore che fa più segnalazioni. Il famoso testo unico sui giochi? Lo diciamo da un pezzo. Comuni e Regioni che non sanno neppure di cosa si parla quando ci si riferisce al gioco legale non possono legiferare sui metri di distanza, creando ghetti del gioco che agevolano l’illegalità. La rappresentanza del settore del gioco deve svegliarsi. Non si possono chiudere o non aprire conti bancari agli operatori del comparto, è illegale, illecito. Nessuna norma antiriciclaggio prevede che si facciano queste cose, non sta scritto da nessuna parte. I conti si chiudono per chiunque solo se si verificano determinate cose, non c’è una pregiudiziale verso alcuni settori. Se ci sono settori più a rischio significa che il monitoraggio deve essere più elevato, non altro. Non c’è la mafia nella governance, non c’è l’amministratore delegato mafioso, la mafia colpisce il piccolo, così si infiltra nel territorio, ma questo non vuol dire che tutto il settore è inquinato dalle mafie. L’online è il vero problema oggi, lì serve ancora più attenzione. Chi opera qui deve seguire le regole italiane, altrimenti va rimandato a casa. Il riciclaggio nell’online illegale è molto superiore”.