“A Rivoli abbiamo 6 sale gioco e più di 10 esercizi pubblici attivi, una presenza significativa sul territorio. Abbiamo visto che il 47% dei giocatori nel nostro territorio sono indigenti di ceto medio basso, il 66% sono disoccupati. Sono categorie a rischio. Sul territorio siamo i primi che hanno a che fare con le problematiche di gioco. Come amministrazione comunale la nostra mission è quella di aumentare la consapevolezza sul gioco d’azzardo, non fare repressione ma fare in modo che sia qualcosa di fruibile in maniera sana. Il nostro Comune è sempre stato molto attento al settore. Bisogna collaborare tra enti pubblici, Asl e soggetti privati, noi qui lo stiamo facendo con Codere tramite il progetto ‘Il tempo è denaro’, con un camper che stazionerà fuori dalle sale gioco per fare prevenzione e aiutare chi è già entrato nel vortice del gioco patologico”.

Lo ha detto Paolo Dabbene (nella foto), Assessore Industria, commercio, artigianato, lavoro, polizia amministrativa, patto territoriale e sanità amministrativa, nell’ambito della tappa a Rivoli (TO) di “In nome della legalità-Senza regole non c’è gioco sicuro”, l’evento organizzato da Codere Italia con il patrocinio della Città di Rivoli.

“Rivoli ha vinto un bando ricevendo uno stanziamento di 25.800 euro per intervenire negli esercizi pubblici con slot e vlt, dove secondo noi c’è più rischio di dipendenza. Andremo a creare una serie di materiali informativi, faremo un convegno, cercheremo di incentivare gli esercizi che non installano o tolgono le slot per almeno tre anni con una detrazione sul canone di occupazione del suolo pubblico e della pubblicità. Si tratta di piccole cifre, ma comunque la nostra idea è quella di dare a queste attività un piccolo premio e visibilità nella loro lotta al gioco patologico. Sicuramente serve meno repressione e più controllo. Più sale autorizzate con monitoraggio all’ingresso e alle giocate delle persone. Gli enti comunali sono quelli che vivono le problematiche più da vicino, quindi ben vengano fondi dai giochi come per le province di Trento e Bolzano. Se una parte delle entrate tornasse agli enti locali saremmo sicuramente più forti nel combattere la patologia, in collaborazione con l’Asl”.