Dopo due anni arriva in consiglio il regolamento per la prevenzione e il contrasto al gioco d’azzardo. Posto all’ultimo punto dell’ordine del giorno, il regolamento che disciplina gli orari di apertura per sale bingo ed esercenti che utilizzano apparecchi da intrattenimento come videolottery e new slot, arriva all’attenzione dei consiglieri di Civitanova Marche (MC) venerdì prossimo (31 gennaio).

A 3 anni di distanza dalla legge regionale sulla ludopatia e dopo oltre 2 anni di discussione nelle commissioni la maggioranza proporrà il restringimento con divieto al gioco limitato alla fascia oraria dalle 4 alle 10 del mattino. E questo nonostante la legge regionale preveda un limite massimo di 12 ore giornaliere di utilizzo. La maggioranza però, giustifica la scelta di aumentare questa soglia (con gioco no limits dalle 10 del mattino alle 4 quindi per ben 18 ore) con una sentenza del Tar Lazio, la 1460 del 2019 con la quale il tribunale stabilisce che il blocco degli apparecchi non può essere superiore alle 6 ore giornaliere. Un punto sul quale si preannuncia un dibattito piuttosto acceso tanto che sull’argomento ha depositato un’interrogazione urgente anche il consigliere comunale e capogruppo del Pd Giulio Silenzi che pone l’accento sulla distanza minima dei 500 metri chiedendo la revoca della delibera che stabiliva i criteri di distanza dei locali da chiese, bancomat e scuole.

La delibera presa in esame – si legge su cronachemaceratesi.it – è la 323 del 2018 impugnata anche al Tar e al Consiglio di Stato. Il tribunale amministrativo cita la stessa delibera criticando l’interpretazione della norma e boccia il ricorso di un privato che si è visto negata l’apertura dalla Questura. «La nuova sala giochi doveva sorgere in via Silvio Pellico – commenta il capogruppo Pd – il Comune aveva assicurato l’autorizzazione. Chiedo chi del Comune ha dato questa autorizzazione e su questo aspetto si deve fare chiarezza. A luglio la Questura nega l’apertura perché inferiore a 500 metri e allora il Comune anziché prendere le difese di un’applicazione della legge, la giunta ad agosto sforna la delibera 323 con cui dà indirizzi sui criteri interpretativi della norma e con un gioco di prestigio con le misurazioni la distanza diventa superiore a 500 metri. A novembre però la Questura emette un provvedimento che conferma il proprio pronunciamento. E allora il privato fa ricorso. Si va al Tar e il tribunale rigetta il ricorso tanto che si dice che “l’applicazione dei criteri elaborati dall’Ente locale si è tradotta in una misura di favore, in contrasto con gli obiettivi perseguiti dal legislatore regionale”. Ora si ritiri quella delibera». Tra gli altri punti al voto anche alcune mozioni, l’approvazione del regolamento di polizia urbana, prelevamenti dal fondo di riserva e altri aspetti secondari.