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(Jamma) – Arrivano in tribunale i regolamenti comunali sul gioco d’azzardo. La scelta di alcune amministrazioni, tra cui Chieri, di ridurre l’orario degli esercizi commerciali che ospitano slot machine e altri dispositivi per il giorno d’azzardo ha sortito un effetto boomerang.

Da alcuni mesi piovono i ricorsi e ora dal Tribunale amministrativo stanno arrivando i primi provvedimenti: «Io sono in prima linea nella lotta alla dipendenza, ma le patologie connesse al gioco compulsivo non sono esclusivamente legate alle slot machine – premette su Agenparl Rachele Sacco, consigliera di opposizione che ha votato contro il regolamento chierese – Le associazioni di categoria si stanno attivando per fare ricorsi contro le amministrazioni che hanno approvato i regolamenti. Così i soldi dei cittadini verranno utilizzati per far fronte ad una battaglia evitabile, solo fatto che questa amministrazione non ha voluto attendere l’accordo Stato Regioni con il decreto Milleproroghe».

Ridurre l’orario non demotiva gli accaniti del gioco, ma crea solo un danno agli esercenti: «La dipendenza è data dal gioco, non dal dispositivo. Gratta e vinci, Lotto istantaneo, Scommesse virtuali. Ma soprattutto giochi online. Sono centinaia le situazioni che inducono alla dipendenza e che non sono minimamente interessati da questi provvedimenti – chiarisce Sacco – E ora ne abbiamo la dimostrazione. Già in altri Comuni e Regioni, come Torino e Novara e in Regioni come la Toscana sono stati fatti ricorsi e sono stati vinti. Perché non v’è correlazione. Oltretutto chi ha una dipendenza può continuare con altre forme di giochi che vengono regolarmente venduti persino nei supermercati. Senza dimenticare la crescita vertiginosa dei giochi online proprietà per lo più di società estere e attivi 24 ore su 24 sui quali non c’è alcun controllo. Che pagano le tasse all’estero. Togliendo soldi allo Stato. Ma non è che qualcuno ha interesse che aumenti il flusso del gioco online? ».

Nonostante il voto contrario, il regolamento nel Comune di Chieri è comunque passato: «Il ricorso fatto nel Comune di Torino ha annullato l’ordinanza e su questa scia anche Chieri si potrebbe trovare a dover sostenere delle cause. E’ chiaro che questi provvedimenti hanno creato sia una perdita ai commercianti che un danno erariale.Quindi è solo un atteggiamento da finiti moralisti e una marchetta elettorale».

Domanda la consigliera: «Sono state consultate le associazioni di categoria prima di stilarlo? Dubito perché li avrebbero demotivati e consigliati diversamente ed ora non ci sarebbe un crescendo di esposti alla Corte dei Conti – rammenta Sacco – Ricordiamoci che sono soldi che vanno allo Stato, quindi si creerebbe oltretutto un ammanco non indifferente, senza per altro risolvere il problema. Persino il consigliere Sandri della maggioranza mi ha dato ragione».

E ribadisce, come riporta Agenparl: «Io avrei aspettato il Milleproghe che sicuramente avrebbe chiarito alcuni punti della questione evitando di incappare in sanzioni e ricorsi a spese dei cittadini. La verità è che al Comune e alla Regione non interessa combattere la ludopatia. Vogliono sedersi al tavolo con lo Stato e prendere una parte dei soldi provenienti dai giochi. Questo è il vero scopo».

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