Via libera alla ripartenza del gioco legale in Italia, lunedì 15 giugno; il decreto del premier Conte è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. È delle Regioni ora il compito di emanare l’ordinanza per l’autorizzazione al riavvio, in base ai dati sull’andamento epidemiologico regionale. Dovrebbe arrivare a breve anche quella del governatore del Veneto Zaia che riapre il Casinò di Venezia. E’ quanto si legge su veneziatoday.it.

«Riaprire le sedi tutti i giorni e al più presto – chiedono i consiglieri comunali Monica Sambo, Nicola Pellicani, Emanuele Rosteghin e il segretario del Partito Democratico veneziano, Giorgio Dodi -. Ancora una volta il nostro partito è stato determinante per sbloccare una situazione che a Venezia rischiava di compromettere il futuro di 600 lavoratori – dicono dal Pd lagunare. Va messo in funzione tutto in condizioni di piena sicurezza per lavoratori e utenti, anche a Ca’ Vendramin Calergi».

«Non dimentichiamo che il governo Conte con un dpcm ha chiuso il Casinò, e con un dpcm avrebbe dovuto riaprirlo a nostro avviso – dice l’assessore al Bilancio del Comune, Michele Zuin -. L’esecutivo invece ha stabilito che saranno le Regioni a doversi far carico di questa responsabilità. Ma almeno il Pd non si prenda meriti che non ha – afferma -, è più di un mese che andiamo avanti a mandare monitoraggi sanitari per poter riaprire la casa da gioco».

L’assessore Zuin, dopo aver confermato la riapertura tutti i giorni, precisa: «ci concentreremo sul riavvio della sede più facilmente raggiungibile, cioè Ca’ Noghera per ora, senza disperdere risorse», lasciando al momento sospesa la ripartenza di Ca’ Vendramin.

La riapertura del Casinò in laguna ha visto unite maggioranza e opposizione in Consiglio comunale, il 21 maggio scorso, quando è stata approvata una mozione, diretta al governo, per il riconoscimento della specialità dell’attività svolta dalla casa da gioco veneziana, e per l’autorizzazione al riavvio. Lunedì le case da gioco tirano un sospiro di sollievo, ricorda il sindacato Uiltucs, ma prima occorre «la rapida adozione dei protocolli di sicurezza, già siglati dalle parti sociali e dalle aziende il 14 maggio e il primo giugno, anche da parte delle Regioni», alcune delle quali hanno già provveduto. Nel comparto in Italia lavorano più di 150 mila persone.