La maggioranza evita al Senato lo scoglio del “cashback” con un ordine del giorno che impegna il governo «ad approfondire il monitoraggio del programma» di rimborso sugli acquisti con pagamenti elettronici «anche al fine di adottare eventuali provvedimenti correttivi». È la soluzione usata per dinnescare la mina di Fratelli d’Italia (unica forza d’opposizione in Parlamento) che ha ottenuto la discussione in aula dell’ordine del giorno per l’abolizione del piano cashback che chiedeva di «destinare le somme stanziate a tal fine per sostenere la ripresa delle categorie commerciali più colpite dalle misure anti-Covid». Testo che a gennaio era stato sottoscritto dagli altri partiti del centrodestra che sostengono ora l’esecutivo di Mario Draghi, Forza Italia e Lega, e che si sono astenuti al momento della votazione. Stessa posizione tenuta da Italia viva, da sempre critica nei confronti della misura introdotta dal Governo Conte e sostenuta dal Movimento 5 Stelle. La mozione è stata respinta con 20 sì, 114 no e 89 astenuti. E’ quanto si legge su ilsole24ore.com.

Durante la discussione in Aula ci sono stati diversi interventi riguardanti anche la lotteria degli scontrini, li riportiamo di seguito.

Isabella Rauti (FdI) ha detto: “Il popolo ha fame, ma non ha più pane. Chi oggi vota contro la mozione si assume la responsabilità di rispondere: non vi lamentate, avete la riffa, la lotteria degli scontrini e lo spreco vergognoso del cashback (che qualcuno ha deciso di non dare a chi lo merita, a chi soffre, a chi sta per chiudere, a chi fa sacrifici e a chi non ha più pane). Pur condannando le violenze di alcune manifestazioni, non si può non condividere l’esasperazione e non provare solidarietà verso chi è stato chiuso per decreto, non è stato indennizzato e non sa cosa mettere in tavola per i figli ogni giorno. Mettetevi una mano sulla coscienza, quando voterete oggi”.

Per il senatore Eugenio Comincini (PD): “C’è anche il tema che riguarda – ahimè – le operazioni che si fanno in questo Paese: cambiano i Governi e chi arriva dopo passa il tempo a smontare le misure fatte dal Governo e dalle maggioranze precedenti. Uno dei grandi temi del nostro Paese è la certezza del diritto e quindi ci sono anche il bisogno e la necessità di far sì che i provvedimenti, una volta che entrano in vigore, non vengano smontati in quattro e quattr’otto nel giro di pochi mesi. La certezza del diritto è infatti uno dei capisaldi su cui si basano gli investimenti. I commercianti e gli esercenti che hanno dovuto adeguare i propri sistemi elettronici per poter accogliere queste modalità di pagamento a supporto del cashback e dell’altra misura, quella della lotteria degli scontrini, hanno fatto investimenti e, se si dice loro che abbiamo scherzato e che quegli investimenti vanno a decadere, credo che non sia neppure rispettoso dell’impegno che hanno messo nell’adeguare i propri strumenti“.

La senatrice Erica Rivolta (Lega) ha aggiunto: “La raccomandazione arrivata dalla Commissione europea era quella di adottare dei sistemi di lotta all’evasione e di digitalizzazione basati su un uso minore del contante. Con il piano Italia Cashless sono stati quindi previsti il cashback e la lotteria degli scontrini, alla fine del 2019, prima che iniziasse il periodo più drammatico della vita del nostro Paese e dell’intero mondo. Penso che nessuno in quest’Aula voglia proporre di fermare tutto perché non va bene il cashback; assolutamente no. Però certamente il contante deve continuare a essere usato e soprattutto, se una dotazione è stata fatta e ha bisogno di un correttivo, viste le necessità derivanti dalla pandemia, fermiamoci e facciamo un monitoraggio per vedere quello che è successo a partire dall’8 dicembre, traendone le conclusioni. Ricordo un articolo del «Sole 24 Ore» dell’11 dicembre, che evidenziava molte criticità. È uno strumento nuovo e quindi vediamo come ha funzionato. Ma soprattutto ricordiamo una cosa: i giorni intorno a Natale, dal 24 dicembre fino al 7 gennaio, sono stati giorni di lockdown, quindi molte spese non sono state fatte. Se l’Italia non fosse stata chiusa in quel periodo e se ci fosse stato turismo, la cifra stanziata inizialmente nella fase sperimentale a copertura del cashback non sarebbe stata sufficiente. È il caso quindi di fare delle valutazioni e di vedere com’è andata la fase sperimentale, considerando poi quali sono le esigenze di adesso. Nessuno dice che non si debba andare verso un mondo sempre più di digitalizzato. Si consideri però che le persone che già usavano le carte come metodo di pagamento continueranno a farlo e probabilmente lo faranno anche le nuove generazioni, mentre ci sono altre persone che sono fuori. A me è capitato diverse volte, quando vado a fare la spesa, di vedere qualcuno che non riesce a fare bene i conti e che alla cassa ha il problema di non avere copertura sulla carta di credito; quindi, in mezzo a un grandissimo imbarazzo, è costretto a togliere qualcosa per riuscire a pagare oppure deve rinunciare alla spesa e andarsene. È una cosa tristissima. Penso pertanto che sia necessario fare un monitoraggio in maniera molto responsabile, al fine di ottimizzare il sistema. Questo non vuol dire bloccare, non voler andare verso il futuro e non volere che ci sia un’emersione dell’evasione fiscale, ma vuol dire vedere con razionalità l’efficacia di una misura. Laddove si possa, in un in un momento di difficoltà estrema per le nostre imprese, girare delle cifre verso chi non riesce ad andare avanti con la propria impresa, è giusto eventualmente ristorare queste persone. Direi, quindi, che è veramente molto semplice. Penso che, se si riuscisse ad avere un atteggiamento costruttivo di questo tipo, ciò potrebbe favorire un’attenzione e un progresso per il nostro Paese e per i nostri cittadini”.

Giuseppe Luigi Salvatore Cucca (IV): “Come è stato già detto, il cashback è un’iniziativa che consente di ottenere il rimborso del 10 per cento delle spese sostenute presso negozi fisici (quindi non in maniera virtuale) con pagamenti elettronici, ossia utilizzando carta di credito, carta di debito, prepagata bancomat e applicazioni di pagamento. Il rimborso è previsto nella misura massima di 300 euro l’anno, ossia fino a 150 euro a semestre, a fronte di almeno 50 pagamenti. Il rimborso massimo per ogni singola transazione è invece di 15 euro. A differenza della cosiddetta Lotteria degli scontrini, per il cashback non è previsto un importo minimo di spesa e chi partecipa al programma, peraltro, può concorrere anche all’assegnazione del super cashback, ossia di un premio in denaro, di importo fino a 3.000 euro, che viene concesso ai primi 100.000 cittadini che effettuano il maggior numero di transazioni con pagamenti elettronici. La misura era stata lanciata in via sperimentale nel dicembre dello scorso anno con il cosiddetto cashback natalizio, però è solo dal gennaio 2021 che questo strumento è entrato effettivamente a regime. L’obiettivo, più volte ricordato, è quello di promuovere i pagamenti cashless (ossia senza contante), al fine di introdurre l’abitudine all’utilizzo delle carte di credito ed evitare quindi fenomeni di evasione fiscale con i cosiddetti pagamenti in nero. Italia Viva ritiene che la digitalizzazione dei pagamenti sia un importante strumento di lotta all’evasione fiscale e in questo senso ci siamo mossi in precedenza con l’introduzione della fatturazione elettronica. È però indispensabile che si accerti che il cashback abbia effetti significativi sul gettito, perché la relazione tra l’uso del contante e l’evasione fiscale è piuttosto debole, così come al momento risulta incerta la direzione del nesso causale tra i due fenomeni. Tuttavia, si tratta oggettivamente di un sistema che dovrebbe consentire di arrivare ai risultati di cui parlavo. Al contempo, non sfugge neanche la necessità di operare un bilanciamento tra interessi tutti meritevoli di tutela e che riguardi direttamente i costi e i benefici per una misura che comporta uno stanziamento cospicuo di risorse, eventualmente valutando anche strumenti che siano più utili e meno onerosi per favorire l’utilizzo della moneta elettronica (ciò, ovviamente, a fianco di questa iniziativa). Dai primi mesi di utilizzo di questo strumento si è dimostrato che l’operazione presenta però alcune criticità. Da taluni si è osservato che l’operazione è stata ritenuta eccessivamente onerosa e ulteriori criticità sono emerse grazie alla segnalazione dei gestori delle stazioni di servizio e dei distributori, che hanno riferito dei cosiddetti furbetti di cui ha parlato il collega che mi ha preceduto in discussione generale. Si tratta di soggetti che, sfruttando alcune falle di questa misura, riescono a ottenere un maggiore rimborso, che permette loro di scalare rapidamente la classifica del superbonus cashback, aumentando le chance di raggiungere il premio di 3.000 euro l’anno. Il metodo più adoperato da tali soggetti è quello delle microtransazioni. Questo modus operandi consiste nel frazionare un unico acquisto in più transazioni. Sono operazioni assolutamente legali, ma che al contempo possono rappresentare costi eccessivi in termini di commissione per gli esercenti, i quali ovviamente sono obbligati, per ogni transazione, a pagare una commissione. Ovviamente, questo è un problema che andrà affrontato perché, per quanto minimo, comunque costituisce degli oneri a carico degli esercenti, come detto, e in qualche maniera bisognerà fare dei migliori controlli e trovare un sistema che faccia divieto a chi fruisce del servizio di fare le operazioni in questo modo. Si pensi – cito solo un caso a titolo esemplificativo – che si è registrato qualche giorno fa, nella Provincia di Siena, l’episodio in cui un soggetto, per pagare un rifornimento di carburante di 50 euro, ha fatto un numero incredibile di microtransazioni e l’operazione, per 50 euro di carburante, è durata 37 minuti. È evidente che il gestore del rifornitore avrà dovuto pagare per ogni minitransazione di uno o due euro la commissione e questo ovviamente incide molto a carico, come dicevo, dei gestori e degli esercenti. Anche a fronte di queste criticità, quindi, si è manifestata più volte la volontà di utilizzare le risorse dello strumento anche per sostenere ristori e sostegni in questo delicato momento storico. Le ipotesi prospettate fino ad ora sono due: lo stop anticipato a tutto il programma cashback e cioè chiusura a luglio, così da salvare gli utenti che si sono registrati nel primo semestre e recuperare quindi tre miliardi, oppure la chiusura solo del supercashback (ogni sei mesi i primi 100.000 cittadini che fanno più transazioni ottengono 1.500 euro). Con il super cashback, quindi, è possibile guadagnare fino a 3.000 euro l’anno. In questo quadro, è più che mai necessario che le risorse messe a disposizione, che sono tutt’altro che illimitate, vengano utilizzate in canali che effettivamente possono far ripartire il Paese e che possono dunque agevolare le categorie più duramente colpite dalla crisi economica generata dall’emergenza epidemiologica. Italia Viva – Partito Socialista italiano ritiene che sia necessario procedere a una verifica approfondita sull’utilità di questo strumento e sulle sue criticità, così da poter apporre eventualmente i rimedi che sono necessari. Le criticità sono emerse in modo inequivocabile in questi primi mesi di applicazione, come è naturale sia accaduto, trattandosi di strumenti nuovi e innovativi, che quindi devono avere una messa a punto cammin facendo, per evitare quelle criticità di cui ho parlato in precedenza. È per questo motivo che Italia Viva – Partito Socialista italiano voterà a favore della mozione per valutare i costi e i benefici concreti di questo strumento, in un quadro di intervento e di riforma di modernizzazione e digitalizzazione dei pagamenti che sia il più ampio possibile, così da ottenere quei risultati che anche il cashback si proponeva di ottenere”.

Giovanbattista Fazzolari (FdI): “Finalmente l’Assemblea discute la mozione sul cashback che il Gruppo di Fratelli d’Italia aveva presentato addirittura il 26 gennaio, per chiedere che i 5 miliardi buttati nell’inutile iniziativa del cashback e della lotteria degli scontrini fossero invece destinati a cose ben più utili, ad esempio a salvare imprese e posti di lavoro. L’avevamo presentata il 26 gennaio come Fratelli d’Italia, siamo stati molto felici quando le forze di centrodestra hanno chiesto di presentarla congiuntamente, cosicché la mozione che oggi discutiamo porta le firme non solo dei senatori di Fratelli d’Italia, ma anche quelle dei senatori della Lega e di Forza Italia. Grazie a questo la mozione presentata ha più di un quinto dei senatori come firmatari, quindi ha il privilegio di avvalersi della procedura abbreviata prevista dall’articolo 157 del Regolamento del Senato, che leggo testualmente perché, non essendo io il presidente Calderoli, non lo conosco a memoria: «Qualora una mozione sia sottoscritta da almeno un quinto dei componenti del Senato, essa è discussa entro e non oltre il trentesimo giorno della presentazione». Pertanto il Regolamento del Senato prevede che la nostra mozione avrebbe dovuto essere discussa non oltre il 25 febbraio, quindi prima del decreto-legge sostegni, e sarebbe stato utile far esprimere quest’Assemblea prima del citato provvedimento, magari per dedicare ad esso più risorse. Invece la discutiamo solamente a settanta giorni di distanza, calpestando il Regolamento del Senato; d’altronde un Palazzo che se ne frega della legge per questioni ben più gravi come il Copasir e la tutela democratica delle istituzioni, figuriamoci quanto se ne può fregare dei Regolamenti del Senato. Tanto i vertici delle istituzioni, così come i grandi media, tacciono e la Corea del Nord è più vicina. Giorgia Meloni, leader dell’opposizione democratica a questo Governo, ha scritto personalmente al premier Mario Draghi, per sottoporgli la questione del cashback, sapendo che lui almeno ha più attenzione a numeri e cifre. Ce lo immaginiamo, mani nei capelli, davanti a un faldone di numeri e calcolatrice alla mano. Cashback: 1.750 milioni di euro nel 2021, 3.000 milioni di euro nel 2022. Lotteria degli scontrini: 135 milioni di euro. Somma totale: 4.885 milioni di euro per cashback e lotteria degli scontrini, sottratti anche al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ve lo immaginate Draghi che deve giustificare questi importi in Europa? Non è facile, perché davanti a questa follia del cashback perfino i banchi a rotelle, i miliardi del bonus vacanze, quelli per i monopattini, per gli occhiali e perfino il cosiddetto bonus rubinetti sembrano avere maggiore dignità. È possibile che nessuno Stato al mondo aveva avuto questa idea geniale della lotteria degli scontrini? Siamo andati a verificare e non è vero. L’Italia non è la prima; prima di noi lo Zimbabwe nel 2000 ha deciso, tramite la sua banca centrale, di introdurre una lotteria per cercare di favorire i consumi. La lotteria alla fine l’ha vinta il presidente Mugabe (quando si dice la fortuna), a cui invito a rivolgere un applauso, perché tale vincita. Fatto sta che, escludendo l’Italia e lo Zimbabwe di Mugabe, nessuno ha mai utilizzato questo strumento, perché è una sciocchezza, come ci ha scritto garbatamente la Banca centrale europea (BCE) nella lettera del 14 dicembre indirizzata all’allora ministro Gualtieri, ribadendo due concetti che ha detto più e più volte. Il primo è non c’è un collegamento diretto tra uso del contante e lotta all’evasione. Lo afferma la BCE, ma lo ha anche detto qualche tempo fa l’allora ministro Padoan che, con tutto il rispetto per i colleghi del MoVimento 5 Stelle e per il collega che ha parlato prima di me, a occhio ne sanno un po’ più di loro di economia. Non c’è quindi collegamento tra lotta al contante e lotta all’evasione. Dove sta l’evasione? Nelle grandi multinazionali, nelle banche, nei negozi «apri e chiudi», cari ai cinesi, nelle cooperative fasulle, care alla sinistra, nei money transfer che il Governo ha detassato. Ecco, se volete fare la guerra all’evasione, intervenite su tutto questo. Mi soffermo quindi sul secondo concetto, che la BCE ribadisce: il denaro contante, cioè la banconota di euro, è l’unica moneta a corso legale nell’eurozona. La moneta scritturale non è moneta a corso legale, è moneta privata in mano a istituti privati, che quindi offrono un servizio e, giustamente, in cambio di esso, chiedono un compenso. Non è nella capacità dello Stato e finché il modello della vostra cara Corea del Nord non sarà attuato in Italia, non è nella facoltà dello Stato imporre a un privato la cifra cui deve vendere il suo prodotto. Le banche vendono quindi la loro moneta scritturale al prezzo che reputano più vantaggioso. L’Europa ci dice che la lotta al contante per favorire la moneta scritturale va a svantaggio delle fasce più della popolazione in difficoltà. Non era questo il Governo più europeista della storia italica, da Enea in poi? E allora cercate, almeno su questo, di dare retta alla BCE. Pensate che noi di Fratelli d’Italia siamo talmente europeisti che chiediamo che l’Italia abbia lo stesso limite al contante che ha l’economia che traina l’eurozona e, cioè, la Germania. Quest’ultima non ha limite al contante? Vorrà dire che non avremo limite al contante finché la Germania non ne porrà uno. A cosa serve incentivare la moneta elettronica? Semplicemente a favorire le banche e al Grande fratello fiscale e dello Stato; lo Stato guardone che vuole sapere – con parole usate da esponenti di quest’Aula – chi spende, per cosa. Noi pensiamo invece che un cittadino abbia la libertà di spendere il proprio denaro come meglio crede, senza doverlo spiegare a Governo e Istituzioni. In realtà alla fine viene il sospetto che volete eliminare il denaro contante in modo da togliere le monete da 50 centesimi agli italiani per evitare che ve le tirino dietro quando uscite dal Palazzo. Se non lo avete capito, gli italiani sono disperati. L’Associazione artigiani e piccole imprese Mestre (Cgia) ha calcolato che nel 2020 sono stati persi 423 miliardi di euro di fatturato, a fronte dei quali gli aiuti dello Stato sono 11,3 a fondo perduto e 29 miliardi complessivi. A questo si aggiunge il cosiddetto decreto sostegni che mette in campo solamente 11 miliardi a fondo perduto. Questo vuol dire che le perdite complessive del sistema vengono colmate solamente per il 2,7 per cento. L’ultimo rapporto Istat, di pochi giorni fa, rileva che nel 2020 abbiamo registrato un milione di posti di lavoro in meno; Confcommercio dice che 300.000 imprese sono a rischio e con loro due milioni di posti di lavoro. Davanti a tutto questo non c’è nessuno di buon senso che crede veramente che una logica tenere 5 miliardi nel cashback e nella Lotteria degli scontrini. A parole lo hanno già dichiarato tutti. Ho visto che dopo di me interverrà il senatore Misiani del Partito Democratico, che ha già dichiarato che è meglio dirottare su programmi di lotta contro la povertà i 3 miliardi stanziati nel 2022 per il cashback. Immagino quindi che, quando interverrà, ripeterà queste parole, dichiarando il voto favorevole alla mozione presentata da Fratelli d’Italia. In conclusione, il leader della Lega Salvini ha dichiarato che userebbe i soldi del cashback per aiutare chi lavora nel turismo e che la Lotteria degli scontrini è una sciocchezza. Così pure le dichiarazioni di Italia Viva e di Forza Italia. Quindi, a parole, la mozione al nostro esame ha la maggioranza dell’Assemblea per poter destinare i 5 miliardi alle imprese in difficoltà e a salvare milioni di posti di lavoro. Fratelli d’Italia ha l’abitudine di far seguire i fatti alle parole che dice; ci auguriamo che le altre forze politiche abbiano la stessa decenza”.

Antonio Misiani (Pd): “Il precedente Governo, il governo Conte 2, ha varato un ambizioso piano di modernizzazione del nostro sistema di pagamento, il Piano Italia cashless. Il programma cashback, oggetto della mozione e dell’ordine del giorno che stiamo discutendo oggi in Aula, è un pezzo significativo di questo programma, perché l’ammontare di risorse destinato al programma cashback sfiora i 5 miliardi di euro, da qui al 2022, ma è solo un pezzo, perché quel programma ha previsto anche l’abbassamento progressivo del limite di utilizzo della moneta contante, da 3.000 euro fino a 1.000 euro, il credito d’imposta a favore dei commercianti per i costi di gestione della moneta elettronica, la detraibilità di una serie di spese, solo se esse vengono effettuate con moneta elettronica, l’introduzione con un ammontare maggiorato del buono pasto elettronico, che passa da 7 a 8 euro, e la lotteria degli scontrini, che è diventata da poco operativa. Si tratta del programma più articolato tra quelli presenti a livello europeo. Il cashback, che è indubbiamente il cuore di questo programma, ha riscosso senza dubbio un notevole successo e di questo dobbiamo tenere conto, nel momento in cui andiamo a valutare i pro e i contro di questo programma. Hanno attivato e si sono iscritti al programma oltre 8 milioni di cittadini, con 14.600.000 carte di pagamento e 355 milioni di transazioni registrate nel portale, che permette di accedere al programma. Una recente indagine, pubblicata dallo studio Ambrosetti, ci dice che quasi due terzi degli italiani giudicano favorevolmente questo programma di modernizzazione dei pagamenti, in particolare il programma cashback, e la stima dello studio Ambrosetti è di un potenziale di recupero del gettito fiscale fino a 4,2 miliardi di euro, a regime, per effetto dell’emersione dell’economia sommersa, derivante dalla tracciabilità delle transazioni effettuate con moneta elettronica. Dunque possiamo dire: «tutto va bene, madama la marchesa»? No, perché è chiaro che un programma di questa ambizione ha bisogno di un sistematico monitoraggio, le cose da correggere sono via via emerse e sono state oggetto di un dibattito, che si è aperto nei mezzi d’informazione e a cui, nel mio piccolo, ho preso parte. La mia personale opinione è che vadano introdotti elementi correttivi, una maggiore focalizzazione su alcuni elementi di questo programma evitando che diventi regressivo, cioè che sia troppo generoso con persone ad alto reddito e non aiuti a evolvere verso la moneta elettronica – come è invece necessario – le fasce più deboli della popolazione. Credo che vada rafforzata la parte di aiuto e di sostegno nei confronti degli esercenti commerciali, che devono sostenere una serie di costi per l’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronico, come credo sia necessaria una riflessione costi-benefici sullo stanziamento di risorse per il programma cashback, perché 4,75 miliardi sono un ammontare molto consistente e lo sono ancora di più in una fase molto difficile dal punto di vista economico e sociale come quella che stiamo vivendo. Da questo punto di vista, credo che i contenuti che sono stati condivisi dalle forze di maggioranza vadano nella giusta direzione. Non è giusto, come è scritto nella mozione a firma Ciriani ed altri, sospendere il programma prima di aver fatto una valutazione rigorosa, numeri alla mano. Chiediamo questo al Governo: di fare una valutazione e mettere a conoscenza il Parlamento dell’andamento del programma e di intervenire con misure migliorative su un programma che sta dando un contributo, come ci dicono i primi dati che sono stati pubblicati e messi a disposizione. A mio avviso, una migliore focalizzazione e una ridefinizione di alcuni parametri del piano aiuterebbero il programma cashback a funzionare meglio, a fare fino in fondo il suo dovere di supporto alla modernizzazione del sistema dei pagamenti e ci permetterebbe – cosa non disprezzabile – di risparmiare risorse significative rispetto allo stanziamento iniziale che potremmo destinare all’emergenza economica e sociale in una fase difficile del Paese. Ritengo sia una posizione ragionevole: valutare, conoscere per poi deliberare, ed è per questo motivo che voteremo contro la mozione a firma Ciriani ed altri e sosterremo, invece, una diversa linea che ho cercato di esporre”.

Massimo Ferro (FI): “A proposito di quanto ho sentito in discussione generale, tutti conosciamo la situazione attuale: oggi oltre ai gap infrastrutturali che hanno tanti nostri cittadini, per l’età e per la situazione economica, si è aggiunta anche la crisi da pandemia. Oggi, secondo me, questo strumento andrebbe attualizzato e andrebbe verificato, perché riteniamo che siano cambiate un po’ le cose da quando è stato concepito e messo in atto. Per avere una community cashless society servono dei pilastri e il cashback è uno di questi; non ha senso pensare di poter recuperare quel gap che è stato richiamato fermandoci solo al cashback. Serve una visione strategica, ambiziosa e sistemica per la cashless society in Italia, ma non l’abbiamo; ci siamo fermati solo alla prima fase. È vero che in valore assoluto le percentuali sono state minime, ma nell’opinione pubblica hanno dato molto fastidio i furbetti che andavano a fare 10 centesimi di benzina per poter entrare nella lotteria. Una società che punta sulla lotteria a noi non piace; ci piace di più una società più concreta. Vogliamo anche ricordare che nel nostro ordine del giorno è scritto che dobbiamo tarare e aggiornare la situazione, creare un tavolo di concertazione e di verifica puntuale, per vedere se gli strumenti messi in campo siano stati realizzati e rispondano in pieno alla visione che avevamo prima. In questo periodo di crisi con risorse sempre minori non ci piacciono più di tanto interventi di questo tipo perché – ripeto – non siamo per la bonus economy. Ci sono interi settore del Paese che stanno soffrendo. Non dobbiamo farne una battaglia ideologica, ma dobbiamo concentrarci sulle cose che effettivamente e realmente servono. È chiaro che c’è tutto un mondo che sta nascendo e che ruota attorno alla cashless society, però facciamo attenzione perché i gap che dobbiamo recuperare nel nostro Paese sono molteplici e andare avanti solo sul cashback vuol dire fare solo una piccola parte di step successivi che al momento non siamo in grado di fare. Le condizioni sono cambiate; il concerto macroeconomico è cambiato; la pandemia ha avuto delle varianti inattese che stanno aggravando ancor più la nostra economia. Abbiamo visto cosa è successo ieri. Ribadisco anch’io, a nome di Forza Italia, la nostra solidarietà alle Forze di polizia perché è legittimo che si protesti, ma la violenza va lasciata fuori. Si passa dalla ragione al torto se trasformiamo atti di legittima e democratica protesta in atti di violenza. Esprimiamo, pertanto, solidarietà alla Polizia e alle Forze dell’ordine che preservano l’ordine democratico nel nostro Paese. Dicevo che c’è tutto un mondo che ruota attorno a questa visione e a questo progetto ambizioso che in questo contesto ho la sensazione non abbiamo le energie, le risorse economiche e materiali per poter sopportare. Per questo motivo, ci asteniamo sulla mozione presentata dal senatore Ciriani e votiamo a favore del nostro ordine del giorno perché vogliamo che sia fatto il punto ad oggi della situazione. Le condizioni sono cambiate e riteniamo che fare oggi una questione ideologica solo per piantare una bandierina è dannoso per noi e per il nostro Paese. Le precondizioni sono cambiate. Ho ascoltato prima il collega Pellegrini, che ha citato un intervento del sottosegretario Durigon. Io non ho quei dati, ma dei dati precedenti elaborati dall’Osservatorio sulla spesa pubblica, che dava dei numeri diversi. Prendo atto di quanto che lei ha detto e andrò a verificare. È evidente che, essendo bonus, andranno impegnati tutti i fondi. Sarebbe sciocco non pensarlo. Non si può dire che è andato bene perché tutti i soldi saranno impegnati; bisogna chiedersi, infatti, se c’è stata efficacia reale di questa azione. Io direi di no alla fine oggi. Tariamoci; verifichiamo il punto esatto della situazione e, una volta condivisa – spero – dalla maggioranza più ampia possibile all’interno del Parlamento, possiamo ripartire. Signor Presidente, preannuncio la nostra astensione sulla mozione e il voto favorevole all’ordine del giorno della maggioranza”.

Luca Ciriani (FdI): “E’ scandaloso che la maggioranza Draghi abbia bocciato la proposta di Fratelli d’Italia di destinare i 5 miliardi del cashback, delle lotterie e della ridicola riffa degli scontrini alle imprese e ai lavoratori italiani, sempre più in difficoltà e ormai sul lastrico a causa della crisi e dei mancati ristori. Un’occasione persa con la quale si sarebbe potuto dare prova, finalmente, di attenzione e rispetto verso i milioni di italiani in difficoltà. Non basta, infatti, parlare di ristori ed aperture, ma servono aiuti veri”.