Una manifestazione simbolica per mostrare il proprio sostegno in difesa dell’attuale legge regionale che limita il gioco d’azzardo in Piemonte. Questo è quanto hanno realizzato ieri i consiglieri comunali del Partito Democratico e Movimento 5 Stelle di Carmagnola (TO), con un presidio davanti al municipio.

“In Piemonte è in vigore una legge regionale (la 9/2016) che si è rivelata molto efficace nel contrasto al gioco d’azzardo patologico -spiegano i sei esponenti della minoranza-. Eppure il centrodestra vuole cancellare questa legge. Il Presidente Cirio da sempre cerca il modo di depotenziarla, e la Lega ha depositato la proposta di legge “Leone” per abrogarla, tra le proteste delle associazioni impegnate contro la ludopatia“.

I sei consiglieri di PD e M5S hanno voluto ricordare come già il Consiglio comunale di Carmagnola, nel gennaio del 2020, avesse già votato un Ordine del Giorno a difesa della Legge regionale 9/2016.

“Diamo volentieri merito ai consiglieri della maggioranza di aver allora approvato all’unanimità quel documento e siamo fiduciosi che vorranno mantenersi coerenti anche in questo frangente -sottolineano gli esponenti dell’opposizione-. E’ importante che gli Enti Locali facciano sentire in Regione il grido d’allarme dei territori e delle famiglie rovinate dal gioco d’azzardo. Per questo motivo, non potendo partecipare fisicamente al presidio convocato a Torino di fronte alla sede della Regione, abbiamo voluto aderire simbolicamente con la nostra presenza davanti al municipio di Carmagnola“.

I consiglieri sottolineano infine come uno studio di Ires Piemonte di inizio 2021 ha confermato che la legge regionale 9/2016 sul gioco patologico abbia contribuito a diminuire i soldi persi dai piemontesi e a far uscire tante famiglie dal tunnel della ludopatia.

“Ci sono anche meno casi presi in carico dai servizi per le dipendenze e un aumento del gioco online inferiore a quello del resto del paese; appaiono anche limitati i danni occupazionali al settore -concludono da PD e M5S di Carmagnola-. Coloro che vogliono cambiare la norma strumentalizzano il problema del lavoro, scaricando sulla legge regionale i problemi derivanti dal blocco delle attività del gioco dovute al Covid e dall’incapacità del settore del gioco lecito di adeguarsi a quanto previsto dalla norma, nonostante siano stati concessi cinque anni di tempo”.