Con l’introduzione della legge regionale 09/2016, che è andata a regolamentare il gioco d’azzardo in Piemonte limitando, ad esempio, l’installazione di slot in zone sensibili (vicino a banche, scuole, ospedali, etc.) si è arginata la possibilità di giocare “sotto casa”, ma è rimasto il problema che colpisce i ludopatici: la passione per il gioco d’azzardo.  In tutta la regione: nel 2016 si contavano 5.551 esercizi attivi mentre nel 2018 solo più 1.706.

«Eppure il flusso di gioco non è affatto diminuito, – spiega il consigliere comunale di Asti Paride Candelaresi – e questo vuol dire che si è spostato altrove: on line, gratta e vinci o grandi sale da gioco ai margini dei centri urbani».

Candelaresi ricorda che nei primi 4 mesi del 2018 «non solo i giochi on line sono cresciuti, ma anche altre tipologie di gioco d’azzardo: i gratta e vinci hanno registrato +11,7% mentre il gioco del Lotto è riuscito a ottenere un +10,5%. Infine le videolottery che sono cresciute dell’8,93%».

Il problema, emerso da più parti, è la disparità di trattamento tra gioco locale e nazionale: Le slot sono stati messe relativamente al bando da una legge regionale molto restrittiva rispetto ad altre regioni, ma lo Stato continua a pubblicizzare in televisione le “lotterie nazionali a estrazione differita” che prevedono vincite non immediate come il SuperEnalotto. Una disparità di trattamento che, alla fine, promuove il gioco anche tra gli stessi cittadini di cui la Regione intende occuparsi tenendoli lontani dal gioco.

E’ qui che il consigliere Candelaresi lancia una riflessione che riguarda l’intero comparto: «E’ giusto che le amministrazioni comunali proteggano i propri cittadini combattendo il gioco d’azzardo non legale e tutelandoli dalle ludopatie, ma personalmente resto in attesa che lo Stato faccia la sua parte, adottando una disciplina organica della materia che copra l’intero territorio nazionale, così da garantire quella uniformità di indirizzo che è necessaria e auspicabile. Da una regione all’altra le differenze sulla regolamentazione del gioco sono così varie ed è palese una disparità di trattamento che non ha senso di esistere. Sono contro questo paternalismo giuridico dello Stato – continua il consigliere – che limita la libertà dell’individuo tentando di “rieducarlo” a tutti i costi. Il caso gioco d’azzardo legale ne è l’esempio lampante. L’amministrazione di Asti ha voluto partecipare a questo seminario per avere qualche linea guida in più su questo delicato argomento e dimostrarsi presente agli importanti tavoli tematici della Regione Piemonte».

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