Il Consiglio Regionale della Campania, presieduto da Rosa D’Amelio, ha approvato la proposta di legge “Modifiche alla legge regionale 2 marzo 2020, n. 2 (Disposizioni per la prevenzione e la cura del disturbo da gioco d’azzardo e per la tutela sanitaria, economica esociale delle persone affette e dei loro familiari)”, a iniziativa del presidente della Commissione Sanità Stefano Graziano (Pd), che l’ha presentata al Consiglio.

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Graziano aveva dichiarato di recente che “alla prima seduta utile del Consiglio regionale della Campania porteremo le modifiche alla legge regionale per il contrasto della dipendenza da gioco d’azzardo patologico, già approvate in commissione, con le quali abbiamo recepito le osservazioni del Governo”. Detto fatto.

Le novità consistono in alcuni piccoli ritocchi: “Alla realizzazione delle finalità della legge secondo gli indirizzi definiti dalla Regione concorrono gli enti del Terzo Settore di cui all’articolo 4, comma l, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 e successive modificazioni e gli enti accreditati per i servizi nell’area delle dipendenze. Gli stessi soggetti del Terzo Settore saranno interpellati dalla giunta nella definizione e modalità di erogazione dei corsi di formazione. I Sindaci, nell’ambito dei comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica, forniranno informazioni circa le situazioni presenti sul proprio territorio al fine di garantire il migliore espletamento degli interventi di prevenzione e contrasto al gioco d’azzardo patologico, demandati, per i profili di rispettiva competenza, alle forze di polizia e alle polizie locali”.

“La legge che regolamenta il gioco d’azzardo in Campania mette fine alla situazione di confusione nella quale ha vissuto fino ad oggi il settore, conciliando la necessità di contrastare il gioco patologico e di mantenere un decoro urbanistico nelle nostre città, con quella di non danneggiare in maniera irreparabile imprese che, negli scorsi anni, nella piena legittimità, hanno investito risorse e creato posti di lavoro”.

A sostenerlo è la consigliera regionale del Pd Antonella Ciaramella, relatrice del provvedimento approvato. La legge, che ha avuto l’ok a febbraio, ha recepito le osservazioni del governo ed era attesa da tempo da un comparto delicato che in Campania conta oltre 20mila addetti (di cui 16mila circa da lavoro diretto). La nuova normativa, prendendo come parametro i limiti minimi previsti dall’accordo raggiunto in Conferenza Stato-Regioni nella distanza tra sale gioco e luoghi sensibili (scuole, ospedali, luoghi di culto), ha anche dato risposta alle polemiche e ai contenziosi che erano sorti sulla possibilità che i Comuni potessero o meno introdurre norme più stringenti. Con la legge è stabilito che la distanza non possa mai essere inferiore a 250 metri per le nuove aperture. Per le sale già esistenti, che abbiano sede ad una distanza inferiore ai 250 metri, e che siano però in linea con la normativa precedente, non è previsto uno spostamento, per non creare un danno ingiusto ad imprenditori che hanno messo in campo investimenti basandosi su una diversa legge. Per queste sale vengono, però, introdotti limiti di orario e obblighi di adeguamento strutturale e di formazione del personale oltre che informativo. Per chi non li rispetta sono previste sanzioni che andranno ad alimentare un fondo dedicato alla prevenzione ed educazione sul gioco d’azzardo. È previsto, inoltre, l’obbligo di spostamento di sede per la sala giochi che, pur rispettando il limite di 250 metri, si trovi sulla stessa facciata di un edificio in cui è presente un luogo sensibile. Questo ad ulteriore tutela anche del decoro urbano.

“Questa normativa, unica nel panorama nazionale, regolamenta il settore con l’obiettivo di contenere i rischi che può comportare il gioco patologico e di contrastare fenomeni come l’usura. La sua elaborazione ha previsto il coinvolgimento del terzo settore e delle Asl” ha dichiarato Ciaramella, cha ha aggiunto: “Punto indispensabile è il ripristino dell’Osservatorio che ci consentirà non solo di avere una fotografia reale del fenomeno e dei numeri che lo caratterizzano, ma anche di programmare efficacemente le risorse del Fondo nazionale contro il gioco d’azzardo patologico che vengono trasferiti alle Regioni”.

Secondo la consigliera, “la proposta di legge fu approvata all’unanimità e, finchè il gioco d’azzardo sarà ritenuto lecito, dobbiamo legiferare in materia, come abbiamo fatto, per rendere le sale gioco compatibili con le altre problematiche sociali. La legge è un riuscito punto di incontro tra diverse esigenze che mira, però, prioritariamente ad evitare che le nostre città vengano invase da centri per scommesse, con il rischio che si possa generare non solo un disagio psichico ma anche sociale. La “ludopatia”, infatti, – conclude Ciaramella – è riconosciuta come una malattia vera e propria, tanto da essere compresa nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). L’attenzione, quindi, deve essere massima”.