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(Jamma) – “Se il Governo non ritenga di avviare campagne di comunicazione e prevenzione sul gioco d’azzardo affinché si possa evitare ai più giovani di lasciarsi coinvolgere da tale attività; se non ritenga di avviare inoltre un programma di informazione sui rischi che corre chi gioca d’azzardo, utilizzando immagini forti come quelle adoperate per dissuadere dal fumo e dall’uso degli alcolici”.

E’ quanto chiesto – in un’interrogazione a risposta scritta rivolta al Ministro dell’economia e
delle finanze, al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e al Ministro
della salute – dalla deputata Valentina Vezzali (SC-ALA CLP-MAIE).

“Una recente indagine ha esaminato il fatturato del gioco d’azzardo in Italia confrontando i dati degli ultimi undici anni. Si è appreso che sono stati spesi in giochi e lotterie 181 miliardi di euro e per lo stesso periodo il settore ha fatturato complessivamente 760 miliardi di euro; il mercato mondiale del settore nel 2016 è stato di 470 miliardi di dollari. Questa cifra – spiega la deputata – è vicina a quanto ha fatturato Apple nel 2012 e corrisponde a quasi il Pil della Russia; l’intervento dello Stato nel settore doveva controllare e gestire l’offerta e contrastare il mercato illegale; l’illegalità in questo mercato prospera ed è praticamente impossibile quantificarne il giro d’affari; le infrazioni che ha l’Agenzia delle dogane e dei monopoli hanno prodotto una media di 4,6 sanzioni amministrative e 1,5 di carattere penale al giorno; solo nel 2016 sono state comminate sanzioni per 30 milioni di euro e 245 persone sono state denunciate all’autorità giudiziaria (2.545 dal 2012 al 2016); questo proliferare di siti on line e sale giochi ha prodotto, di fatto, in un momento di crisi economica generalizzata, la falsa illusione che giocando si può vincere e cambiare vita; è matematico, invece, che le probabilità di perdere sono infinitamente superiori a quelle di vincere e che una vincita una tantum non riuscirà mai a compensare la somma delle perdite di coloro che giocano costantemente; è stato definito come ludopatia il disturbo che affligge chi gioca compulsivamente e si è anche definito questo disturbo « malattia sociale » per la quale sono stati attivati veri e propri centri di ascolto e di recupero; tuttavia, in televisione, su internet e nei giornali è facile imbattersi in pubblicità che invitano a giocare, con la falsa raccomandazione « può indurre dipendenza »; è un atteggiamento analogo a quello dimostrato per il fumo e per gli alcolici; il Ministero dell’economia e delle finanze, che ragiona di numeri e attinge copiosamente a queste risorse, probabilmente non ha saputo, per l’interrogante, avviare una campagna di comunicazione adeguata in merito, ma non è pensabile che i ragazzi possano essere esposti a rischi e lusinghe così elevati” ha concluso Vezzali.

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