“Anche il Ministro Franceschini ha sottolineato nei giorni scorsi che i teatri e i cinema, con severe e adeguate misure, possono essere più sicuri di altri locali già aperti oggi. Qual è stata, allora, la ratio che ha guidato le scelte finora? Io credo che, nel solco della massima prudenza invocata dal Presidente Draghi, si debba lavorare per fare un passo avanti, con prudenza sì, ma anche con giustizia. I dati sull’emergenza epidemiologica non sono certamente rassicuranti e qualche chiusura in alcune zone del nostro Paese sarà certamente ancora necessaria. Dobbiamo avere il coraggio di chiudere se serve, di riaprire se veramente si può”.

Lo ha detto la deputata Sara Moretto (Iv) in Aula alla Camera nell’ambito delle comunicazioni del Ministro della Salute sulle ulteriori misure per fronteggiare l’emergenza da COVID-19.

“E lo dobbiamo fare non facendoci guidare da ideologie, come purtroppo è successo, né da semplici sensazioni. Dopo un anno di duri sacrifici, studenti, famiglie e imprese hanno davvero bisogno di una strada chiara, che li proietti verso l’uscita dalla sofferenza e dalla paura; una strada che può avere rallentamenti o piccole deviazioni, ma che indichi la direzione, quella di una nuova normalità sociale ed economica. Non sono, Ministro, i bar, i ristoranti, le discoteche, i cinema, le sale da gioco, le palestre, ad essere di per sé incubatori del virus, ma è l’analisi del rischio di contagio in quei luoghi con determinate regole a stabilirne la pericolosità. Non può esserlo la scuola, per la cui piena e vera riapertura non smetteremo mai di batterci. Non è l’età di un ragazzo, maggiore o minore di 14 anni, a determinare il rischio sanitario della mobilità di una famiglia. Dopo un anno di emergenza, il mondo scientifico, non solo sanitario, è in grado di fornirci tutti i dati e i modelli necessari per azioni mirate, ponderate ed efficaci per la riduzione del contagio. Quelle azioni vanno valutate nei loro effetti sociali ed economici, per assumere poi la decisione finale. Gli effetti economici, Ministro, vanno valutati nell’immediato e nel lungo periodo. Italia Viva ha sempre sostenuto che la ripresa economica e sociale del Paese va pianificata con anticipo. Il Presidente Draghi ha detto che uscire dalla pandemia non sarà come riaccendere la luce. È proprio così: pianificare oggi la ripresa significa definire, una volta per tutte e in maniera più equa, il ristoro e gli indennizzi alle attività drammaticamente colpite dalle chiusure e dalle restrizioni imposte. Significa anche, però, accompagnarle fuori dal mare in tempesta, indicando la rotta per navigare poi da sole, per affrontare un nuovo mare e approdare, forse, in terre finora inesplorate. Chi fa impresa per natura è pronto a competere, a cambiare, a rischiare, ma chi fa impresa mette a disposizione del Paese un’idea, le sue energie e quelle dei suoi collaboratori, investe nel futuro. Non possiamo rinunciare a queste ricchezze e non possiamo pensare di conservarle nel tempo solo con qualche indennizzo, pur oggi urgente. In quest’Aula più volte ci siamo detti che è l’ora di cambiare paradigma e siamo convinti che oggi ci siano le condizioni per farlo. Italia Viva è e sarà impegnata per affrontare quello che oggi il Ministro ha definito “l’ultimo miglio”: ultimo miglio nel quale ci aspettiamo di vedere risultati concreti, per far sì che presto inizi il primo chilometro di una nuova strada di ripresa per gli italiani”.