“Quali iniziative intenda intraprendere per rilanciare il settore ippico; se intenda adottare, per quanto di competenza, iniziative per la riformulazione dei criteri per l’erogazione delle sovvenzioni agli ippodromi e per affrontare gli altri temi sopra rappresentati”.

E’ quanto ha chiesto in un’interrogazione a risposta scritta alla Camera rivolta al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali il deputato Marco Lacarra (Pd).

“Premesso che: con decreto-legge n. 95 del 2012, convertito dalla legge n. 135 del 2012, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha assunto la competenza esclusiva nel settore ippico, con riguardo all’organizzazione delle corse, alla determinazione del calendario, alla ripartizione dei montepremi. Detti compiti e funzioni, disciplinati dal decreto legislativo n. 449 del 1999 e volti al rilancio dell’intero settore ippico, sono esercitati in via esclusiva dalla « direzione generale per la promozione della qualità agroalimentare e dell’ippica » del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 25 del 2019; il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, dunque, ha competenza esclusiva nella: organizzazione delle corse dei cavalli e delle altre forme di competizione, definendone la programmazione tecnica ed economica; determinazione del calendario ufficiale delle corse; determinazione degli stanziamenti relativi ai premi, per i quali deve necessariamente tener conto, per ogni branca, dei risultati tecnici ed economici conseguiti e del livello di attività consentito in ogni ippodromo dal numero, qualità e stato delle strutture destinate al pubblico, agli operatori ed ai cavalli, nonché dal ruolo svolto dall’ippodromo nel panorama ippico nazionale; con decreto n. 985 del 29 gennaio 2019, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha dettato i nuovi principi generali per la formulazione del calendario nazionale delle corse (articolo 2) e per l’erogazione delle sovvenzioni in favore delle società di corse (articolo 3); il decreto n. 914 del 12 marzo 2019 del capo del dipartimento, in attuazione del citato articolo 2 del decreto 985, ha introdotto i seguenti criteri per l’erogazione delle sovvenzioni: a) per l’80 per cento delle risorse disponibili in base all’« attività di organizzazione delle corse »; b) per il 15 per cento per « cavalli partenti »; c) per il 5 per cento per « corse di qualità »; il D.D. n. 30523 del 29 aprile 2019 del direttore generale per la promozione della qualità agroalimentare e dell’ippica ha individuato le risorse e la effettiva ripartizione delle sovvenzioni spettanti a ciascun ippodromo; con ulteriore decreto a firma del direttore generale del dipartimento di competenza, è stato approvato l’allegato al suddetto decreto n. 30523 recante erratacorrige dello stesso laddove, all’articolo 1, comma 5, nello schema relativo a « Cavalli partenti 15 per cento – Trotto » erroneamente recherebbe il numero 4.368 anziché il numero 4.000 (quello corretto); detti provvedimenti ledono in maniera manifesta alcune società ippiche penalizzandole, ad avviso dell’interrogante, in maniera arbitraria ed ingiustificata; la suddetta programmazione tecnica ed economica (articolo 2 del decreto legislativo n. 449 del 1999), nonché i conseguenti piano triennale strategico e piano annuale di attuazione, sarebbero risultati del tutto mancanti: la calendarizzazione delle corse avverrebbe mensilmente e non annualmente come previsto dalla legge e sarebbe predisposta in assenza di programmazione; non sarebbe mai stata effettuata una ricognizione in loco per la verifica della qualità e dello stato delle strutture destinate al pubblico, degli operatori e dei cavalli; l’assegnazione di numero di corse e di cavalli partenti ai singoli ippodromi avverrebbe arbitrariamente; l’attribuzione di sovvenzioni agli ippodromi sarebbe assolutamente scollegata da parametri oggettivi e verificabili; quanto rappresentato ha determinato una drammatica situazione nel settore ippico che non viene salvaguardato in alcun modo, con inevitabili e gravi ripercussioni sulle società che gestiscono gli ippodromi, la maggior parte prossima alla chiusura, e sull’indotto ad esse collegato; le società di corse danneggiate lamenterebbero, a quanto consta all’interrogante, di non aver mai ottenuto nemmeno l’acquisizione della documentazione posta alla base di tali provvedimenti”.