“Se e quali iniziative urgenti intenda assumere per supportare questo importante settore commerciale, rivedendo eventualmente, per quanto di competenza, la normativa applicabile alle tabaccherie”. E’ quanto chiedono in un’interrogazione a risposta scritta rivolta al Ministro dell’Economia e delle Finanze i deputati Guidesi, Binelli, Andreuzza, Colla, Dara, Fiorini, Galli, Pettazzi, Piastra e Saltamartini (Lega).

Si legge: “Premesso che ad oggi le tabaccherie registrano gli stessi ricavi lordi degli ultimi 3-4 decenni sui prodotti che vendono per lo Stato (tabacchi 10 per cento, lotto 8 per cento, lotterie 8 per cento, valori Bollati 5 per cento), avendo però adempimenti e costi fissi più alti di anno in anno che mettono in difficoltà l’attività imprenditoriale delle rivendite; il tabaccaio ha le caratteristiche di un funzionario dello Stato, per il ruolo che ricopre (capillare distribuzione, prezzi imposti dal monopolio, pochissima libertà di implementazione del fatturato, servizio alla cittadinanza) e, proprio in ragione di tale ruolo, non ha la possibilità di aumentare la sua marginalità o di selezionare i prodotti, né di ricorrere alla pubblicità per incentivare le vendite. Ciononostante non è riconosciuta a questo settore alcuna agevolazione fiscale o beneficio socio/sanitario e il tabaccaio viene equiparato in tutto e per tutto ad un imprenditore, con i connessi rischi di iniziativa economica, senza averne però le caratteristiche; anche consentire per legge il pagamento con moneta elettronica dei generi di monopoli nelle tabaccherie, chiedendo agli esercenti di farsi carico delle spese, comporta dei costi significativi soprattutto se si considerano i margini imposti di guadagno e l’impossibilità di aumentare il prezzo di vendita dei prodotti. Facendo un esempio concreto: su un pacchetto di sigarette, il cui prezzo è di circa 5 euro, il costo di transazione medio è di 4 o 5 centesimi su un ricavo di 50 centesimi (0.8 per cento -1.0 per cento), al netto dei vari costi fissi come il canone di tenuta POS. In questo modo si obbliga un esercente a rinunciare al 15-20 per cento del suo ricavo lordo, soggetto quindi a successiva tassazione. Identico ragionamento vale per i valori bollati, il cui pagamento con moneta elettronica comporterebbe un costo aggiuntivo del 20 per cento; si consideri da ultimo che ogni esercente deve avere un magazzino per i tabacchi pari al doppio dei bisogni settimanali per far fronte ad eventuali richieste improvvise della sua clientela e per non perdere quote di mercato, sempre più difficili da riconquistare. Questo magazzino, in sostanza, per lo Stato è stato venduto a prescindere dall’andamento dei flussi nella tabaccheria che, a differenza di quanto avviene per altri settori, non ha la possibilità di produrre un documento di « rimanenza »”.