“Quali iniziative di competenza intenda adottare per garantire il pronto pagamento dei premi al traguardo dovuti agli operatori nazionali e stranieri e per assicurare tempistiche certe in ordine all’emissione degli ordinativi di pagamento dovuti in ragione delle future competizioni”. E’ quanto chiedono in un’interrogazione a risposta in Commissione rivolta al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali i deputati Gadda e Librandi (IV).

“I riflessi economici della pandemia hanno imposto alle istituzioni uno sforzo straordinario per garantire ristori e indennizzi a tutti i settori gravemente colpiti dalla stessa; uno dei settori maggiormente compromessi dalla misure di contrasto del virus è stato quello dello sport, agonistico e non, con evidenti ripercussioni su tutti gli operatori ivi impegnati e sul relativo indotto; nell’ultimo rendiconto di bilancio approvato si è registrata una perdita di gettito pari a circa 3,3 miliardi di euro rispetto agli introiti derivanti da giochi e scommesse dell’anno precedente; comparto dove il settore ippico riveste un ruolo fondamentale; in relazione all’ippica, infatti, la pandemia non ha fatto che aggravare le difficoltà e criticità emerse nel corso degli ultimi anni; fra queste si annoverano, in particolare, i costanti ritardi registrati nel pagamento dei premi al traguardo in favore degli operatori ippici nazionali e stranieri da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; i pagamenti degli operatori italiani con fattura sono fermi a novembre 2020 e le liquidazioni degli operatori esteri sono ancora più datate; simili ritardi non solo rischiano di compromettere l’attività di tali operatori, ma recano anche un considerevole danno d’immagine al nostro Paese, inducendo gli operatori stranieri ad abbandonare il nostro territorio in ragione della scarsa affidabilità che contraddistingue il sistema dei pagamenti; il continuo protrarsi dei ritardi e i mancati pagamenti dei premi al traguardo espongono, altresì, l’Italia alla ormai probabile espulsione dal Comitato internazionale delle corse di gruppo, che comporterebbe una sostanziale svalutazione dei purosangue italiani da corsa allevati dall’Italia, proprio a ridosso della prossima asta che presenterà sul mercato la più significativa produzione dei puledri italiani; tale circostanza non solo pregiudicherebbe gli investimenti nel nostro Paese da parte di operatori stranieri – con conseguente ulteriore perdita di gettito e di prestigio internazionale – ma vanificherebbe anni di lavoro e sacrifici degli allevatori”.