“Quali iniziative intendano i Ministri interrogati intraprendere relativamente alla Casa da Gioco di Campione d’Italia, e sulla situazione finanziaria e sull’eventuale riapertura, anche in riferimento alle implicazioni occupazionali ed erariali determinate dalla interruzione dell’attività, anche considerando la situazione di unicità e lo status del comune di Campione d’Italia; se intendano adottare iniziative, per quanto di competenza, per provvedere con risorse finanziarie e provvedimenti straordinari per superare la crisi determinatasi che limita anche la gestione ordinaria dell’ente, in un quadro di riequilibrio economico complessivo di tutto il territorio”.

E’ quanto chiedono in un’interrogazione a risposta scritta rivolta al Ministro dell’interno e al Ministro dell’economia e delle finanze i deputati Massimo Ungaro e Maria Chiara Gadda (Iv).

“Per sapere – premesso che: il comune di Campione d’Italia è un’exclave italiana completamente circondata dal territorio svizzero; con regio decreto del 1933, in deroga alla legge nazionale sul gioco d’azzardo, veniva autorizzata l’apertura di una casa da gioco a Campione d’Italia, per garantire il pareggio del bilancio del comune e l’occupazione; la gestione della casa da gioco di Campione d’Italia è per legge affidata ad una società il cui socio unico è il comune di Campione d’Italia, essa è a sua volta sottoposta al controllo del Ministero dell’interno e di quello dell’economia e delle finanze, attraverso la nomina di due rappresentanti nel collegio sindacale; la concorrenza, rappresentata dalla sempre maggiore offerta di altri sistemi di giochi e di lotterie istantanee, assieme ad una cattiva gestione dei casinò italiani, ha aggravato la situazione economica finanziaria degli stessi in tutta Italia; considerato tale quadro generale, il Casinò di Campione, pur avendo una marginalità attiva di 12.000.000 di euro, non è stato più in grado di garantire i proventi da stornare al comune, che garantiscono per oltre il 90 per cento la copertura del bilancio; in seguito all’aggravamento del bilancio della Casinò di Campione la procura di Como in data 9 gennaio 2018 ha chiesto il fallimento della società di gestione; in data 27 luglio 2018 il tribunale fallimentare ha dichiarato il fallimento della società, poiché il piano di risanamento economico, pur essendo stato accettato da tutti i creditori, risulta non essere stato sottoscritto dalla commissaria straordinaria di liquidazione del comune di Campione d’Italia, nominata a seguito della deliberazione del dissesto finanziario del comune, per la parte di sua competenza e cioè del debito del Casinò verso il comune a tutto l’anno 2017; tale sentenza di fallimento è stata dichiarata nulla dalla corte di appello di Milano e tutt’ora pende ricorso alla Corte di Cassazione; quanto sopra descritto ha determinato, su una popolazione di circa 2.000 abitanti, residenti nel comune, unitamente agli altri 2.000 residenti Aire nei vicini paesi del Canton Ticino, che da queste attività traevano i loro redditi, quanto segue: 500 lavoratori del Casinò senza lavoro già dal luglio 2018; 103 dipendenti comunali che non percepiscono lo stipendio da 18 mesi; la riduzione della pianta organica del comune da 103 dipendenti a 15; la sospensione di appalti vari a diverse cooperative, che hanno lasciato senza lavoro circa altri 120 lavoratori; la cessazione di alcuni servizi essenziali, quali la scuola materna e di altri che vengono forniti da ditte svizzere, come la raccolta dei rifiuti e la fornitura del gasolio e per i quali il comune confida nella cooperazione della vicina Confederazione Elvetica; dopo due anni di commissariamento, il comune dal mese di settembre 2020 ha una nuova amministrazione che purtroppo si trova a confrontarsi con questa grave situazione senza avere neanche le risorse necessarie per approvare un bilancio con il rischio che il comune possa venire ancora una volta commissariato”.