“Posto che il comportamento delle banche o delle compagnie assicurative pare discriminare i clienti in relazione all’attività commerciale da loro svolta, quali iniziative di competenza, anche normative, intenda mettere in atto affinché tale discriminazione non sia più perpetrata; quali iniziative di competenza si intendano adottare per evitare che, per i motivi descritti, possa essere messa a rischio l’esistenza di un settore che per l’anno 2019 ha garantito quasi 7 miliardi di euro di gettito erariale (dati tratti dal « Libro blu 2019» dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli); quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di evitare il proliferare dei fenomeni descritti che stanno mettendo a rischio la complessiva tenuta della filiera del gioco legale di Stato”.

E’ quanto chiedono in un’interrogazione a risposta scritta presentata alla Camera e rivolta al Ministro dell’Economia e delle Finanze i deputati di Forza Italia, D’Attis, Mulè, Ruggieri e D’Ettore.

Gli esponenti di centrodestra chiedono di “sapere – premesso che: la filiera della raccolta del gioco legale di Stato mediante apparecchi per il gioco lecito con vincita in denaro, di cui all’articolo 110, comma 6, lettere a) e b) del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, le cosiddette slot machine o newslot e le cosiddette Vlt (Videolotteries), ha una regolamentazione fondata su una normativa molto articolata che si sostanzia nel Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, nei decreti attuativi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e nelle norme contenute nella convenzione di concessione stipulata dai concessionari di rete; la convenzione di concessione prevede che, per tutti i contratti stipulati, le piccole e medie imprese che operano la raccolta del gioco di Stato prestino garanzia bancaria o assicurativa; a questo si aggiunge l’obbligo di tracciabilità dei flussi (articolo 12, comma 6, dello schema di convenzione di concessione) che obbliga all’utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili e, quindi, ad avere a disposizione un conto corrente; a tal proposito si segnala che le imprese in questione si vedono attualmente destinatarie di pratiche discriminatorie da parte della maggior parte degli istituti bancari (come riportato nell’interrogazione D’Attis, n. 4/04526) che, non di rado, procedono a chiudere conti correnti o a non aprirne, anche ai dipendenti delle aziende, per non meglio precisate motivazioni etiche; nelle ultime settimane quasi tutti gli istituti bancari e le compagnie assicurative stanno richiedendo la prestazione di garanzie collaterali del 100 per cento per il rilascio o per il rinnovo delle fidejussioni. Tale onere, mai stato richiesto prima, viene sollecitato in un momento così delicato a tutte le aziende anche in assenza di ritardi di pagamento da parte delle stesse; le imprese di gestione all’interno di detta filiera operano la raccolta, trasferiscono in banca le somme per poi versarle sul conto dal quale partono i bonifici per gli esercenti e vengono prelevate mediante Rid le somme di spettanza del concessionario e dell’Erario (il compenso del concessionario, il canone dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, ed il Preu, attualmente pari al 24 per cento delle somme giocate); le piccole e medie imprese di gestione hanno quindi necessità di disporre di un conto corrente bancario, anche in ossequio all’obbligo di tracciabilità dei flussi dell’atto di convenzione di concessione, pena il blocco degli apparecchi, la successiva segnalazione dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli e la risoluzione contrattuale da parte del concessionario; per ciò che concerne la richiesta di garanzie collaterali (del 100 per cento) per il rilascio o il rinnovo delle fidejussioni, tale richiesta rappresenta secondo l’interrogante una vera e propria vessazione in quanto non è prevista da alcuna normativa e, soprattutto, in questo momento è un onere a cui le piccole e medie imprese del gioco pubblico non possono far fronte andando incontro al mancato rilascio della garanzia e conseguentemente al rischio di risoluzione contrattuale da parte del concessionario; le imprese interessate dalle pratiche descritte sono insostituibili per il funzionamento della filiera del gioco pubblico, cosicché la loro messa a rischio rappresenta la messa a rischio di un presidio di legalità e di un introito erariale di quasi sette miliardi di euro (dati da Libro blu 2019 dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli): posto che il comportamento delle banche o delle compagnie assicurative pare discriminare i clienti in relazione all’attività commerciale da loro svolta, quali iniziative di competenza, anche normative, intenda mettere in atto affinché tale discriminazione non sia più perpetrata; quali iniziative di competenza si intendano adottare per evitare che, per i motivi descritti, possa essere messa a rischio l’esistenza di un settore che per l’anno 2019 ha garantito quasi 7 miliardi di euro di gettito erariale (dati tratti dal « Libro blu 2019» dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli); quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di evitare il proliferare dei fenomeni descritti che stanno mettendo a rischio la complessiva tenuta della filiera del gioco legale di Stato”.