“Quali iniziative intenda adottare in merito al piano Italia Cashless in ordine sia alla fattibilità della misura del cashback che alla misura denominata lotteria degli scontrini; quali iniziative di competenza si intendano porre in essere per valorizzare una maggiore e più pregnante tutela della riservatezza degli utenti dato il verosimile impatto della nuova normativa prevista dal decreto-legge 139 del 2021 sui dati raccolti con le misure del piano cashless”.

E’ quanto chiede in un’interrogazione a risposta in Commissione presentata alla Camera e rivolta al Ministro dell’Economia e delle Finanze, la deputata Lucia Albano.

Si legge: “Il piano Italia cashless prevede due misure, il piano cashback e la lotteria degli scontrini che presentano molteplici criticità. Con riferimento al cashback occorre rappresentare che il Presidente Draghi nel luglio 2021 ha sospeso il progetto messo in atto dal Governo Conte, evidenziando durante un Consiglio dei Ministri che il cashback « ha un carattere regressivo ed è destinato ad indirizzare le risorse verso le categorie e le aree del Paese in condizioni economiche migliori », in particolare nel Nord Italia, famiglie con un capofamiglia sotto i 65 anni e un reddito medio-alto; inoltre, ha evidenziato che il rischio è quello di « accentuare la sperequazione tra i redditi, favorendo le famiglie più ricche, con una propensione al consumo presumibilmente più bassa, determinando un effetto moltiplicativo sul Pil non sufficientemente significativo a fronte del costo della misura »; ha anche affermato che non esiste alcuna obiettiva evidenza della maggiore propensione all’utilizzo dei pagamenti elettronici da parte degli aderenti al Programma, sottolineando l’onerosità della misura e la difficoltà di prevedere l’effettivo impatto della misura sul gettito; nonostante la bocciatura e la sua sospensione da parte del Governo Draghi sembrerebbe, da fonti stampa, che il cashback possa essere reintrodotto dal 1o gennaio 2022, e che gli italiani potrebbero di nuovo ottenere rimborsi sui pagamenti elettronici; con riferimento alla Lotteria degli scontrini il profilo social dell’iniziativa ha comunicato, in data 20 ottobre 2021, che l’ammontare dei premi distribuiti finora è di soli 10,6 milioni di euro, somma poco significativa rispetto ai risultati attesi; è noto che la lotteria presenta delle criticità relative alla raccolta dei dati personali; infatti per registrarsi occorre inserire nel portale lotteria dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli i propri dati personali, da cui viene generato il codice lotteria; al momento dell’emissione dello scontrino, il commerciante trasmette all’Agenzia delle entrate i dati dei corrispettivi della singola cessione o prestazione e per ogni euro speso il consumatore ha diritto ad ottenere un biglietto virtuale; l’incrocio dei dati personali dell’acquirente con gli acquisti effettuati dunque genera in potenza un pericolo di profilazione del consumatore; quest’ultima criticità appare ancor più rilevante in ragione dell’entrata in vigore del decreto-legge 8 ottobre 2021, n. 139, cosiddetto decreto Capienze, che nel modificare il codice della privacy consente sempre alle pubbliche amministrazioni, ivi comprese dunque le Agenzie fiscali, il trattamento dei dati personali; il medesimo decreto attribuisce alle stesse pubbliche amministrazioni il compito di definire la sussistenza e la natura del pubblico interesse rilevante ai fini del trattamento. Ne deriva che in conseguenza del decreto-legge in questione non sarà più necessaria la norma base che definisca i limiti per il trattamento dei dati personali da parte di una pubblica amministrazione; con riferimento al cashback appare incomprensibile all’interrogante che possano essere superate le considerazioni effettuate da Draghi al momento della sospensione del cashback nel giugno di quest’anno, soprattutto relativamente all’inopportunità di uno stanziamento importante in un momento storico di particolare sofferenza economica; con riferimento alla lotteria degli scontrini, rispetto alla quantificazione dei premi distribuiti appare evidente l’inadeguatezza della misura al raggiungimento dei risultati attesi, oltre che il fondato pericolo sulla violazione della tutela della privacy degli utenti“.