“In merito alla lotteria degli scontrini pur segnalando come si tratti di un timidissimo primo esperimento di provvedimento orientato al contrasto di interessi fiscali, abbiamo da un lato ottenuto un differimento di sei mesi, al primo luglio 2020, della sua data d’avvio, dall’altro lato, facendo recepire l’emendamento Baratto sulla riduzione della sanzione applicabile nei casi in cui l’esercente si rifiuti di acquisire o non trasmette il codice fiscale del cliente, impedendogli così di poter partecipare alla lotteria, abbiamo concorso all’eliminazione della sanzione, sostituita con la possibilità – che per fortuna non è obbligatorietà – di una segnalazione da parte del consumatore nella sezione dedicata del portale “lotteria””.

Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Carlo Giacometto (Fi) nell’ambito della discussione sulle linee generali del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili.

“Infine, è stata modificata la modalità di identificazione del cliente, con l’introduzione di un apposito codice lotteria in luogo del codice fiscale. In tema di trasparenza dei costi relativi alle commissioni bancarie per i pagamenti effettuati con carte di credito o di debito, l’approvazione dell’emendamento Gelmini all’articolo 22 ha previsto l’obbligo, per gli operatori finanziari, di trasmettere mensilmente per via telematica agli esercenti l’elenco e le informazioni relative alle transazioni effettuate con il POS o con altre piattaforme di pagamento in un determinato periodo, attraverso una modalità che verrà definita dalla Banca d’Italia entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione.

Quanto alla lotteria per gli scontrini, come si diceva all’inizio, si tratta solo di un timido accenno a politiche di contrasto di interessi fiscali; si dovrebbe invece fare molto di più in quella direzione, perché l’emersione dell’evasione si ottiene consentendo, come avviene ad esempio negli Stati Uniti, la detrazione totale dal reddito di tutte le spese connesse alla casa, quelle per la salute, per l’istruzione, per le imposte e le assicurazioni previdenziali, addirittura per le donazioni. Con questo decreto, al contrario, il Governo prevede un tetto più basso all’utilizzo del contante, pensando che ciò possa costituire un argine all’evasione, quando invece appare chiaro che, in realtà, determinerà una contrazione dei consumi interni. In altre parole, il tetto al contante sempre più basso non frenerà l’evasione, nei casi in cui comunque non si sarebbe fatturato, mentre è probabile che frenerà i consumi nei casi in cui comunque si sarebbe fatturato. infine, ecco l’ossessione sanzionatoria, che si sostanzia nella scelta di legiferare per decreto sulla materia penale, cosa già censurabile di per sé, attraverso l’introduzione di un inasprimento delle pene per contrastare l’evasione fiscale. Come da più parti è emerso, tuttavia, le manette sono una risposta demagogica, che rischia quantomeno di generale soluzioni inutili, se non dannose”.