Via libera dalle Commissioni Affari Costituzionali, Finanze e Attività produttive della Camera, oltre che dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali (bicamerale), alle rispettive proposte di parere favorevole dei relatori/presidenti inerenti la pdl “Disciplina dell’ippicoltura e delega al Governo per l’adozione di disposizioni volte allo sviluppo del settore”. In Commissione Bilancio, invece, l’esame è stato rinviato ad altra seduta in attesa di alcuni chiarimenti che la viceministra Castelli (Mef) si è riservata di fornire al presidente Melilli (PD).

In Commissione Affari Costituzionali il deputato Alberto Stefani (Lega), presidente, in sostituzione del relatore, ha rilevato come il “Comitato permanente per i pareri è chiamato a esaminare, ai fini del parere alla XIII Commissione (Agricoltura), la proposta di legge C. 2531 Gadda, recante disciplina dell’ippicoltura e delega al Governo per l’adozione di disposizioni volte allo sviluppo del settore, come risultante dagli emendamenti approvati nel corso dell’esame in sede referente”. Ha evidenziato “quindi come, nel corso dell’esame in sede referente, sia stata soppressa la disposizione che recava una delega al Governo per lo sviluppo dell’ippicoltura, disposizione a cui tuttavia fa ancora riferimento il titolo del provvedimento, che andrebbe dunque modificato in sede di coordinamento formale. Passando ad esaminare il contenuto del provvedimento, che si compone di tre articoli, l’articolo 1 definisce cosa debba intendersi per ippicoltura. Più nel dettaglio, ai sensi del comma 1, si prevede che le attività dell’ippicoltura interessano tutti gli equidi, sia destinati alla produzione di alimenti per il consumo umano sia non destinati alla produzione di alimenti. Tali attività, ai sensi del comma 2, riguardano l’allevamento, la riproduzione, la gestazione, la nascita e lo svezzamento degli equidi, svolte in forma imprenditoriale, e sono considerate agricole ai sensi dell’articolo 2135 del codice civile. Inoltre, ai sensi del comma 3, sono considerate connesse all’attività agricola le seguenti attività: l’esercizio e la gestione di stazioni di fecondazione, l’assistenza e la gestione della produzione del seme; la doma, l’addestramento, l’allenamento, la custodia e il ricovero dei cavalli; la valorizzazione e la promozione delle razze, autoctone e non autoctone; la gestione e il mantenimento degli equidi, anche qualora siano di proprietà di soggetti terzi non allevatori, a prescindere dall’età degli stessi equidi; la promozione delle tecniche di ippicoltura, tirocini e attività formative in collaborazione con istituti scolastici e allevamenti e le cliniche veterinarie; la promozione e l’insegnamento delle attività di mascalcia (cioè delle attività ferratura dello zoccolo degli animali). Ai sensi del comma 4, la formazione in materia di discipline equestri, nonché l’assistenza tecnica nel settore dell’allevamento e delle competizioni equestri e ippiche, sono attività di prestazione di servizi utili allo sviluppo del settore agricolo e dell’intera filiera della ippicoltura. In base al comma 5, alle attività di ippicoltura si applicano le disposizioni fiscali e previdenziali vigenti previste per il settore agricolo. Ai sensi del comma 6, alla cessione e vendita degli equidi si applica l’aliquota IVA ridotta del 10 per cento. Il comma 7 prevede che gli operai assunti a tempo indeterminato o determinato dalle imprese che esercitano attività di ippicoltura sono considerati, ai fini previdenziali e assistenziali, lavoratori agricoli dipendenti. Il comma 8 stabilisce il divieto di destinare alla filiera alimentare gli equidi impiegati a scopo sociale o terapeutico. L’articolo 2 prevede la clausola di salvaguardia, stabilendo che le disposizioni della proposta di legge sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. L’articolo 3 prevede la clausola di copertura finanziaria per gli oneri derivanti dall’articolo 1, pari a 5 milioni di euro a decorrere dall’anno 2021. Per quel che attiene al rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite, rileva come il provvedimento, pur attenendo all’ippicoltura, ne reca la disciplina ai fini civilistici, fiscali e previdenziali, risultando pertanto riconducibile alle materie « sistema tributario dello Stato », « ordinamento civile » e « previdenza sociale », attribuite alla competenza legislativa esclusiva statale ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e), l), o) della Costituzione. Per quanto riguarda invece l’ippicoltura come disciplina zootecnica, ricorda che la Corte costituzionale, nella sentenza n. 173 del 2014 ha sostenuto che: « il significato corrente del termine “zootecnia” richiama indubbiamente l’attività diretta all’allevamento e allo sfruttamento degli animali “produttivi”, cioè idonei a fornire all’uomo un’utilità di natura economica »; e che « ciò è confermato dal rilievo che l’attività zootecnica è stata sempre considerata, proprio in tema di riparto di competenze tra Stato e regioni, come inscindibile dalla materia dell’“agricoltura” – di competenza residuale regionale ai sensi dell’articolo 117, quarto comma, della Costituzione – ed anzi come un settore, un aspetto particolare di questa » (sentenza n. 123 del 1992). La Corte ha, viceversa, ritenuto che al paradigma della « tutela della salute », materia ascrivibile alla competenza concorrente di cui al terzo comma dell’articolo 117 della Costituzione, sono riconducibili gli obiettivi di tutela igienico-sanitaria e di sicurezza veterinaria (sentenza n. 222 del 2003).

Il presidente ha quindi formulato una proposta di parere favorevole, che la Commissione Affari Costituzionali ha approvato.

Nella proposta di parere favorevole del presidente si legge:

“Disciplina dell’ippicoltura e delega al Governo per l’adozione di disposizioni volte allo sviluppo del settore (Nuovo testo C. 2531).

PARERE APPROVATO

Il Comitato permanente per i pareri della I Commissione, esaminata la proposta di legge C. 2531, recante disciplina dell’ippicoltura e delega al Governo per l’adozione di disposizioni volte allo sviluppo del settore, come risultante dagli emendamenti approvati in sede referente; osservato che il provvedimento, pur attenendo all’ippicoltura, ne reca la disciplina sostanzialmente sotto i profili civilistici, fiscali e previdenziali; rilevato, per quanto concerne il rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite, come il provvedimento appaia dunque riconducibile alle materie « sistema tributario dello Stato », « ordinamento civile » e « previdenza sociale », attribuite alla competenza legislativa esclusiva statale, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e), l), o) della Costituzione; segnalata l’esigenza di modificare il titolo del provvedimento, in considerazione del fatto che, nel corso dell’esame in sede referente, è stata soppressa la disposizione recante delega al Governo per lo sviluppo dell’ippicoltura, esprime

PARERE FAVOREVOLE”.

In Commissione Bilancio il deputato Fabio Melilli (PD), presidente, in sostituzione del relatore “ha fatto presente che la proposta di legge in esame, di iniziativa parlamentare, concerne la disciplina dell’ippicoltura e che oggetto del presente esame è il testo risultante dall’esame finora svolto presso la Commissione XIII Agricoltura e trasmesso alle competenti Commissioni parlamentari per l’espressione dei rispettivi pareri”. Ha quindi precisato che “il testo iniziale e gli emendamenti approvati non sono corredati di relazione tecnica”. Passando quindi all’esame delle disposizioni che presentano profili di carattere finanziario, ha segnalato quanto segue: “In merito ai profili di quantificazione degli articoli da 1 e 3, recanti Disciplina dell’ippicoltura e disposizione finanziaria, si evidenzia che l’articolo 1 reca disposizioni concernenti l’esercizio dell’ippicoltura ed individua, in particolare, specifiche attività che sono qualificate, ai fini fiscali, come reddito dell’imprenditore agricolo, se esercitate da quest’ultimo, ovvero come reddito derivante da « altre attività agricole ». In proposito, rileva che le norme introdotte determinano un ampliamento delle fattispecie ricorrendo le quali l’allevamento di cavalli rientra tra le attività agricole soggette a un inquadramento fiscale e previdenziale speciale più favorevole e stabiliscono l’applicazione dell’aliquota IVA al 10 per cento per la cessione e la vendita degli equidi anche quando destinati a usi diversi dalla preparazione di prodotti alimentari. Segnala che, a fronte di tali previsioni, di carattere oneroso, l’articolo 3 quantifica gli oneri in 5 milioni di euro – si presume « annui » – configurandoli come tetto di spesa (« pari a ») e provvede alla loro copertura mediante riduzione del Fondo esigenze indifferibili, di cui all’articolo 1, comma 200, della legge n. 190 del 2014 (legge di stabilità per il 2015) iscritto sul capitolo 3076 dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze. In proposito, a suo parere, andrebbero pertanto preliminarmente acquisiti i dati e gli
elementi conoscitivi sottostanti l’individuazione del predetto onere, ai fini di una verifica della congruità dello stesso. Inoltre, data la disciplina in cui si inseriscono le disposizioni in esame, andrebbe acquisita la valutazione del Governo circa l’effettiva possibilità di ricondurre l’onere entro un limite massimo di spesa annua e riguardo alle procedure volte a garantire l’effettivo rispetto di tale limite. In merito ai profili di copertura finanziaria, rileva che il comma 1 dell’articolo 3 provvede agli oneri derivanti dall’attuazione dell’articolo 1 – pari a 5 milioni di euro a decorrere dal 2021 – mediante corrispondente riduzione del predetto Fondo per esigenze indifferibili. Al riguardo, osserva che – alla luce del decreto di ripartizione in capitoli del bilancio dello Stato per il triennio vigente – la dotazione del Fondo in questione risulta pari a circa 176 milioni di euro per l’anno 2022, a circa 302 milioni di euro per l’anno 2023 e a circa 387 milioni di euro per l’anno 2024 e che, con specifico riferimento all’anno in corso, sulla base di un’interrogazione effettuata alla banca dati della Ragioneria generale dello Stato sul Fondo medesimo risultano al momento disponibili circa 58 milioni di euro. In tale quadro, osserva preliminarmente che dal tenore letterale del testo – in difformità a quanto al riguardo stabilito dall’articolo 17, comma 1, della legge di contabilità pubblica n. 196 del 2009 – non risulta espressamente indicata, con riferimento a ciascun intervento oneroso da esso previsto per ciascun anno interessato, la spesa autorizzata ovvero le relative previsioni di spesa, giacché l’onere complessivo indicato all’articolo 3 viene ricondotto – in forma cumulativa e indistinta – alle diverse misure recate dall’articolo 1. Fermo restando quanto in precedenza evidenziato in ordine ai profili di quantificazione e alla possibilità di qualificare gli oneri derivanti dal provvedimento entro un limite massimo di spesa, segnala comunque l’esigenza di aggiornare la decorrenza degli oneri stessi, tenuto conto dell’avvenuta conclusione dell’esercizio finanziario 2021, cui il testo fa invece ancora esplicito riferimento. Inoltre, a fronte di oneri che rivestono natura permanente, reputa necessario acquisire l’avviso del Governo in merito all’effettiva sussistenza delle risorse poste a copertura, onde escludere che le stesse possano già risultare oggetto di impegni eventualmente assunti a valere sugli stanziamenti del Fondo medesimo. Da un punto di vista meramente formale, infine, ritiene che andrebbe specificato il carattere « annuo » degli oneri indicati a regime”.

La viceministra Laura Castelli (Mef) si è riservata di fornire i chiarimenti richiesti. Il presidente Fabio Melilli, non essendovi obiezioni, ha rinviato il seguito dell’esame ad altra seduta.

In Commissione Finanze Raffaele Baratto (CI), relatore, ha affermato quanto segue: “La Commissione Finanze avvia oggi l’esame, ai fini del parere da rendere alla XIII Commissione Agricoltura, del nuovo testo della proposta di legge, recante Disciplina dell’ippicoltura e delega al Governo per l’adozione di disposizioni volte allo sviluppo del settore (C. 2531). Il provvedimento in esame, che si compone di 3 articoli, introduce misure volte a disciplinare le attività di ippicoltura, svolte in forma individuale o associata, applicabili a tutti gli equidi. Con riferimento ai profili di interesse della Commissione Finanze si evidenzia innanzitutto che l’articolo 1, comma 3, stabilisce che ai redditi derivante dalle attività elencate nel medesimo comma, esercitate da un imprenditore agricolo e svolte a favore di terzi, si applica l’articolo 56-bis, comma 3, del Testo unico delle imposte sui redditi (decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986). La citata disposizione stabilisce che il reddito delle attività connesse all’attività dell’impresa agricola è determinato applicando all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni registrate o soggette a registrazione agli effetti dell’IVA il coefficiente di redditività del 25 per cento. Le attività connesse di cui all’articolo 1, comma 3 sono le seguenti: a) l’esercizio e la gestione di stazioni di fecondazione, l’assistenza e la gestione alla produzione del seme; b) la doma, l’addestramento, l’allenamento, la custodia e il ricovero dei cavalli; c) la valorizzazione e la promozione delle razze autoctone e non autoctone, anche attraverso le manifestazioni ludiche, nonché l’impiego per scuole di equitazione, in raduni di turismo equestre, per scopi, sociali e ippoterapia con personale qualificato; d) la gestione e il mantenimento in proprio o per conto terzi, anche non allevatori,
di equidi di qualunque età anche qualora non più impiegati in attività di qualunque genere; e) la promozione in ogni sede di attività di studio delle tecniche di ippicoltura, tirocini e attività formative in collaborazione con istituti scolastici e gli allevamenti presenti sul territorio e le cliniche veterinarie universitarie; f) la promozione e l’insegnamento delle attività di mascalcia. Segnala poi che l’articolo 1, comma 5, stabilisce che alle attività di ippicoltura si applicano le disposizioni fiscali vigenti previste per il settore agricolo. Rammenta che ai fini fiscali, la lettera b) del comma 2 dell’articolo 32 del Testo Unico delle imposte sui redditi considera agricole le attività di allevamento di animali effettuate con mangimi ottenibili per almeno un quarto dal terreno. Nei limiti della predetta percentuale di incidenza, il reddito viene determinato, ai sensi del successivo articolo 34 del Testo Unico, mediante l’applicazione delle tariffe d’estimo,
rivalutate del 70 per cento, del terreno a qualunque titolo posseduto (proprietà, usufrutto etc.) o condotto in affitto. L’allevamento di animali che, invece, eccede la potenzialità del terreno (1/4 di mangimi ottenibili dal fondo), dà luogo a reddito d’impresa che può essere determinato forfettariamente o in modo ordinario, secondo le risultanze delle scritture contabili. In particolare, per il settore equino, il Ministero delle Finanze ha precisato che: i puledri, se non è ancora iniziata la preparazione specifica per le corse, gli stalloni e le fattrici (che hanno terminato l’attività agonistica) sono da considerare capi dell’azienda agricola (circolare 14 agosto 1981 n. 27); l’attività di ingrasso di animali, se il terreno è idoneo a produrre mangimi, costituisce reddito agrario (Commissione Tributaria Centrale 20 giugno 1990 n. 4837). L’allevamento, nei limiti sopra descritti e in quanto rientrante a dette condizioni nell’attività agricola, segue, quindi, il regime IVA e IRAP previsto in generale per le attività agricole. L’allevamento di cavalli da corsa e da equitazione non rientra, invece, nell’ambito delle attività agricole, in quanto, sempre secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, richiede un complesso di conoscenze tecniche specifiche diverse attinenti all’attività di allevamento agricolo. Pertanto, il reddito derivante dall’allevamento non rientra nella configurazione del reddito agrario, ed è, quindi, tassabile secondo gli ordinari canoni del reddito d’impresa e le ordinarie modalità IVA. I proventi tipici di questa attività di allevamento sono quindi considerati ricavi e, in quanto tali, componenti positivi di reddito. Si evidenzia inoltre che l’articolo 1, comma 6, prevede l’applicazione dell’IVA con l’aliquota ridotta del 10 per cento per la cessione e la vendita degli equidi disciplinati dalla presente legge, nonché di quelli impiegati nell’attività sportiva professionale giunti a fine carriera. Al riguardo si segnala che potrebbe essere preferibile, dal punto di vista formale, inserire le operazioni di cessione e vendita, per le quali si vuole prevedere l’applicazione dell’IVA con l’aliquota del 10 per cento, nell’elenco di cui alla Tabella A – Parte III, allegata al decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 in materia di IVA. In proposito si evidenzia che il n. 1) della Tabella A – Parte III già prevede che a cavalli, asini, muli e bardotti, vivi, destinati ad essere utilizzati nella preparazione di prodotti alimentari, si applichi l’IVA con l’aliquota del 10 per cento. Potrebbe pertanto valutarsi la possibilità di un coordinamento della nuova norma con la citata disposizione. Si segnala infine che la previsione di una delega al Governo per l’adozione di disposizioni volte allo sviluppo del settore dell’ippicoltura – di cui all’articolo 2 del testo originario – è stata espunta nel corso dell’esame in sede referente”.

Il relatore ha quindi formulato una proposta di parere favorevole, che la Commissione Finanze ha approvato.

Nella proposta di parere favorevole del relatore si legge:

“Disciplina dell’ippicoltura e delega al Governo per l’adozione di disposizioni volte allo sviluppo del settore (Nuovo testo C. 2531).

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

La VI Commissione Finanze, esaminato il nuovo testo della proposta di legge C. 2531, recante « Disciplina dell’ippicoltura e delega al Governo per l’adozione di disposizioni volte allo sviluppo del settore » come risultante dagli emendamenti approvati dalla XIII Commissione
nel corso dell’esame in sede referente; ricordato che il provvedimento introduce misure volte a disciplinare l’ippicoltura e le attività connesse, svolte in forma individuale o associata, applicabili a tutti gli equidi, anche definendo la relativa disciplina fiscale; richiamati, in particolare, i contenuti dell’articolo 1, comma 6, che prevede l’applicazione dell’IVA con l’aliquota ridotta del 10 per cento per la cessione e la vendita degli equidi disciplinati dal provvedimento, nonché di quelli impiegati nell’attività sportiva professionale giunti a fine carriera; segnalata l’opportunità, anche al fine di concentrare in un unico testo tutte le disposizioni relative alle aliquote IVA, che tale disposizione sia inserita nell’elenco di cui alla Tabella A – Parte III, allegata al decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 in materia di IVA, coordinandola – anche sotto il profilo dell’indicazione delle specie appartenenti al genere equidi soggette a tassazione – con il n. 1 di tale elenco, che già prevede che a cavalli, asini, muli e bardotti, vivi, destinati ad essere utilizzati nella preparazione di prodotti alimentari, si applichi l’IVA con l’aliquota del 10 per cento, esprime

PARERE FAVOREVOLE”.

Nella Commissione Attività produttive Jari Colla (Lega), relatore, ha esposto in sintesi i contenuti del provvedimento in titolo: “Il testo in esame come risultante dagli emendamenti approvati dalla Commissione competente in sede referente, reca disposizioni per la disciplina delle attività di ippicoltura, svolte in forma individuale o associata, applicabili a tutti gli equidi, destinati alla produzione di alimenti per il consumo umano (DPA) e non destinati alla produzione di alimenti (NON DPA). L’ippicoltura è al momento attività disciplinata da diverse fonti normative, alcune riferite all’ambito agricolo, altre rientranti nella disciplina sportiva ed agonistica, altre ancora che esulano da entrambi i settori e si trovano senza un riferimento normativo specifico. Come è dato leggere nella relazione illustrativa al provvedimento, l’intervento legislativo in esame intende proprio fornire un supporto legislativo univoco al settore. La proposta di legge stabilisce, all’articolo 1, che l’allevamento e le attività di gestione della riproduzione, della gestazione, della nascita e dello svezzamento degli equidi, svolte in forma imprenditoriale e dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico animale o di una fase necessaria del ciclo stesso, sono attività agricole ai sensi dell’articolo 2135, comma 1, del codice civile. Vengono poi elencate, al medesimo articolo 1, le attività esercitate dall’imprenditore agricolo, che costituiscono attività connesse ai sensi dell’articolo 2135, comma 3, del codice civile e, qualora svolte a favore di terzi, ai redditi delle stesse derivanti si applica l’articolo 56-bis, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 1986, n. 917: l’esercizio e la gestione di stazioni di fecondazione, l’assistenza e la gestione alla produzione del seme; la doma, l’addestramento, l’allenamento, la custodia e il ricovero dei cavalli; la valorizzazione e la promozione delle razze autoctone e non autoctone, anche attraverso le manifestazioni ludiche, nonché l’impiego per scuole di equitazione, in raduni di turismo equestre, per scopi, sociali e ippoterapia con personale qualificato; la gestione e il mantenimento in proprio o per conto terzi, anche non allevatori, di equidi di qualunque età anche qualora non più impiegati in attività di qualunque genere; la promozione in ogni sede di attività di studio delle tecniche di ippicoltura, tirocini e attività formative in collaborazione con istituti scolastici e gli allevamenti presenti sul territorio e le cliniche veterinarie universitarie; la promozione e l’insegnamento delle attività di mascalcia. La formazione in materia di discipline equestri, nonché l’assistenza tecnica nel settore dell’allevamento e delle competizioni equestri e ippiche, sono considerate attività di prestazione di servizi utili allo sviluppo del settore agricolo e della intera filiera della ippicoltura. Si applicano, inoltre, le disposizioni fiscali e previdenziali vigenti previste per il settore agricolo. Per la cessione e la vendita degli equidi, nonché di quelli impiegati nell’attività sportiva professionale giunti a fine carriera, l’aliquota IVA è allineata allo scaglione di imposta agevolata al 10 per cento. Agli effetti della normativa in materia di previdenza e assistenza sociale, compresa quella relativa all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, si considerano lavoratori agricoli dipendenti gli operai assunti a tempo indeterminato o determinato dalle imprese che esercitano una delle attività sopra citate. È vietato destinare alla filiera alimentare gli equidi impiegati a scopo sociale o terapeutico. L’articolo 2 contiene la clausola di salvaguardia per le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano mentre l’articolo 3 si riferisce alle disposizioni di carattere finanziario”.

Il relatore ha quindi formulato una proposta di parere favorevole, che la Commissione Attività produttive ha approvato.

Nella proposta di parere favorevole del relatore si legge:

“Disciplina dell’ippicoltura e delega al Governo per l’adozione di disposizioni volte allo sviluppo del settore. Nuovo testo C. 2531 Gadda.

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

La X Commissione, esaminato, per le parti di competenza, il nuovo testo della proposta di legge recante « Disciplina dell’ippicoltura e delega al Governo per l’adozione di disposizioni volte allo sviluppo del settore » (nuovo testo C. 2531 Gadda ed altri), esprime

PARERE FAVOREVOLE”.

In Commissione parlamentare per le questioni regionali il deputato Flavio Gastaldi (Lega), relatore, nell’illustrare brevemente il contenuto del provvedimento, ha rilevato “come questo, pur attenendo all’ippicoltura, ne reca la disciplina ai fini civilistici, fiscali e previdenziali ed appare pertanto riconducibile alle materie di esclusiva competenza statale sistema tributario dello Stato, previdenza sociale e ordinamento civile (articolo 117, secondo comma, lettere e), l), o) della Costituzione). In particolare, l’articolo 1 definisce cosa debba intendersi per ippicoltura. Piu` nel dettaglio, si intende tale l’attivita` che interessa tutti gli equidi e che riguarda la riproduzione, la gestazione, la nascita e lo svezzamento svolte in forma imprenditoriale. Tali attivita` sono considerate agricole ai sensi dell’art. 2135 del codice civile e ad esse si applicano le disposizioni fiscali e previdenziali vigenti previste per il settore agricolo. Inoltre, sono considerate connesse all’attivita` agricola le seguenti attivita`: esercizio e gestione di stazioni d fecondazione, l’assistenza e la gestione della produzione del seme; la doma, l’addestramento, l’allenamento, la custodia e il ricovero dei cavalli; la valorizzazione e la promozione delle razze, autoctone e non autoctone; la gestione e il mantenimento degli equidi, anche qualora siano di proprieta` di soggetti terzi non allevatori, a prescindere dall’eta` degli stessi equidi; la promozione delle tecniche di ippicoltura, tirocini e attivita` formative in collaborazione con istituti scolastici e allevamenti e le cliniche veterinarie; la promozione e l’insegnamento delle attivita` di mascalcia. Alla cessione e vendita degli equidi si applica l’IVA al 10 per cento. Gli operai assunti a tempo indeterminato o determinato dalle imprese che esercitano attivita` di ippicoltura sono considerati, ai fini previdenziali, lavoratori agricoli dipendenti. Infine, si fa divieto di destinare alla filiera alimentare gli equidi impiegati a scopo sociale o terapeutico. L’articolo 2 prevede la clausola di salvaguardia, stabilendo che le disposizioni della presente proposta di legge sono appplicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. L’articolo 3 prevede la clausola di copertura finanziaria per gli oneri derivanti dall’articolo 1 pari a 5 milioni di euro a decorrere dall’anno 2021. Il provvedimento non appare quindi presentare profili problematici per quello che attiene all’ambito di competenza della Commissione”.

Il relatore ha quindi formulato una proposta di parere favorevole, che la Commissione parlamentare per le questioni regionali ha approvato.

Nella proposta di parere favorevole del relatore si legge:

“Disciplina dell’ippicoltura e delega al Governo per l’adozione di disposizioni volte allo sviluppo del settore (C. 2531)

PARERE APPROVATO

La Commissione parlamentare per le questioni regionali, esaminato, per le parti di competenza, la proposta di legge C. 2531 recante disciplina dell’ippicoltura nel testo risultante dagli emendamenti approvati in sede referente e rilevato che: il provvedimento, pur attenendo all’ippicoltura, ne reca la disciplina ai fini civilistici, fiscali e previdenziali ed appare pertanto riconducibile alle materie di esclusiva competenza statale sistema tributario dello Stato, previdenza sociale e ordinamento civile (articolo 117, secondo comma, lettere e), l), o) della Costituzione); esprime:

PARERE FAVOREVOLE”.