Il deputato Alessandro Cattaneo (FI) ha presentato un’interpellanza rivolta al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro della salute ed al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. In particolare si chiede di garantire il rispetto della parità di trattamento tra l’offerta di gioco delle case da gioco e quella degli esercizi diversi da queste per evitare situazioni di ingiustificata differenziazione di trattamento tra offerte di gioco nelle varie Regioni e per coinvolgere anche l’offerta di gioco delle case da gioco nell’individuazione dei luoghi sensibili.

“Premesso che: viene pubblicato su Repubblica, edizione del 4 marzo 2019, un articolo dal titolo « Valle d’Aosta, guerra alle slot ma solo per salvare i Casinò »; l’articolo in questione si sofferma sulle motivazioni alla base della legge regionale n. 10 del 2018 della Valle d’Aosta, con la quale è stata disposta l’anticipazione, al 1° giugno 2019 e al 1° gennaio 2019, dell’efficacia delle norme che disponevano la chiusura degli esercizi aventi quale attività prevalente l’offerta di gioco (originariamente fissata al 2023) e di quelli nei quali l’offerta di gioco ha carattere secondario (originariamente fissata al 2020). L’articolo si sofferma, in particolare, sulle contraddittorie motivazioni che avrebbero indotto alla formulazione ed alla conseguente approvazione della legge; nella relazione alla proposta di legge, il consigliere Andrea Manfrin scrive « La presente proposta di legge (…) si incardina in un percorso legislativo che, in tutta Italia, ha visto le regioni schierarsi a fianco di chi combatte la dilagante piaga della ludopatia, dai malati di GAP alle associazioni »; in un ordine del giorno a firma, tra gli altri, dei consiglieri Cognetta e Pulz, si legge che « Il Consiglio regionale si impegna a non erogare più a nessun titolo ulteriori fondi pubblici alla Casinò de la valleè S.p.A. e impegna il governo regionale a non erogare più a nessun titolo ulteriori fondi pubblici alla Casinò de la valleè S.p.A. e a continuare nel percorso di risanamento intrapreso con la richiesta di concordato preventivo fatta dall’attuale amministratore unico Dott. Rolando »; il 21 febbraio 2019 il Consiglio dei ministri ha deciso di non impugnare la legge regionale n. 10 del 2018; in Italia sono presenti attualmente due case da gioco attive oltre a quella di St.Vincent, e cioè Venezia e Sanremo; molte regioni italiane, nonché molti comuni hanno emanato o sono sul punto di emanare norme limitative dell’offerta di gioco da parte dei privati vietando l’avvio di nuove attività, imponendo la chiusura di quelle esistenti, disponendo norme particolarmente rigide in materia di orari di accensione e spegnimento degli apparecchi; non risulta che la normativa regionale e comunale sia applicata in maniera analoga alle case da gioco ed agli esercizi diversi gestiti da aziende private; essendo evidente la contraddizione tra i contenuti della relazione alla proposta di legge e dell’ordine del giorno è lecito interrogarsi su quali siano le reali motivazioni che abbiano portato il consiglio regionale ad approvare la legge n. 10 del 2018: se la necessità di far fronte all’asserito dilagare del fenomeno della ludopatia ovvero l’esigenza di risollevare le sorti della casa da gioco di St. Vincent « ostacolando formalmente il dilagare del gioco d’azzardo gestito dai privati »; più in generale, va rilevata la maggiore « pericolosità sociale » dell’offerta di gioco all’interno delle case da gioco che, anche in ragione della più conveniente tassazione a cui tali realtà sono assoggettate, possono permettersi di destinare una percentuale maggiore del giocato alle vincite (circa il 98 per cento del giocato) rendendo gli apparecchi installati nei casinò certamente più appetibili rispetto a quelli presenti negli esercizi diversi gestiti da soggetti privati che, essendo soggetti ad un livello di tassazione ben più elevato (data l’incidenza del cosiddetto prelievo erariale unico), hanno necessità di limitare tale percentuale; ove sia considerato prioritario l’interesse alla tutela della salute rispetto a quella della libera iniziativa economica, non appare giustificato un diverso trattamento tra l’offerta di gioco delle case da gioco e quella degli esercizi diversi gestiti, da privati, che dovrebbero essere soggetti alla medesima normativa in termini di limitazioni e distanze –: quali siano le motivazioni che hanno indotto il Consiglio dei ministri a non impugnare la legge regionale n. 10 del 2018; quali iniziative di competenza, anche normativa, intenda adottare per garantire il rispetto della parità di trattamento tra l’offerta di gioco delle case da gioco e quella degli esercizi diversi da queste, egualmente autorizzati dallo Stato, ma gestiti da aziende private, anche in un’ottica di tutela della salute pubblica; per evitare ulteriori situazioni di ingiustificata differenziazione di trattamento tra offerte di gioco nelle varie Regioni, se non si ritenga utile procedere speditamente all’adozione da parte del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, tenuto conto dell’intesa raggiunta il 7 settembre 2017 in Conferenza unificata, del decreto di individuazione su base nazionale dei luoghi sensibili articolo 7, comma 10, del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, come convertito dalla legge n. 189 del 2012, che possano coinvolgere anche l’offerta di gioco delle case da gioco”.