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(Jamma) – Il Viceministro all’Economia, Luigi Casero, risponde all’interrogazione a prima firma del deputato Ferdinando Alberti (M5S) su iniziative per rafforzare le misure di contrasto al gioco illegale. 

“Con il documento in esame gli Onorevoli interroganti fanno riferimento all’operazione di polizia giudiziaria condotta nei confronti del «clan del Casalesi» in data 7 febbraio 2017, in esito ad un’indagine che ha messo in rilievo le attività di estorsione e la gestione del gioco on line posta in essere dal gruppo criminale.

Gli Onorevoli chiedono se «alla luce dei recenti fatti di cronaca», il Ministero dell’economia e delle finanze «ritenga ancora adeguata l’attività di controllo e vigilanza preventiva dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli e dell’apposito Comitato di Alta vigilanza e se non ritenga in ogni caso opportuno rafforzare le misure di contrasto preventivo al gioco illegale».

Al riguardo, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli riferisce quanto segue.

La citata operazione di polizia giudiziaria, a quanto si apprende da fonti di stampa, ha riguardato una nota organizzazione criminale di stampo mafioso che, tra le altre attività, gestiva una piattaforma illegale di gioco on line.

L’associazione criminale avrebbe imposto l’utilizzo di tale piattaforma ad alcuni esercenti.

Al riguardo, deve osservarsi che l’Agenzia delle dogane e dei monopoli non ha competenze dirette per la repressione di reati associativi che vengono commessi nell’ambito di associazioni di stampo mafioso, essendo deputati a tale attività organismi specifici costituiti nell’ambito della magistratura inquirente, della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e della Polizia di Stato.

L’Agenzia collabora comunque quotidianamente con tali forze di Polizia, nei settori di competenza, ogni qualvolta il suo intervento viene richiesto.

Per quanto concerne più direttamente l’attività amministrativa svolta dall’Agenzia nel settore del gioco on line, si precisa che la piattaforma utilizzata dalla citata associazione criminale – la cui denominazione è stata appresa da fonti giornalistiche – non fa parte di quelle autorizzate dall’Agenzia delle dogane e monopoli.

Nella sua attività di contrasto al gioco on line l’Agenzia verifica preliminarmente il possesso di adeguati e stringenti requisiti per coloro che assumono la veste di concessionari.

In particolare, l’Agenzia, in ogni sua attività che si sostanzia nel rilascio di concessioni, applica le disposizioni legislative relative alla documentazione antimafia, costituita, a seconda delle fattispecie, dal certificato antimafia e dalle informazioni antimafia (c.d. «informativa prefettizia»).

A seguito delle modifiche attuate con il decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, nella legge 15 luglio 2011, n. 111 (le cui norme sono state ore recepite dall’articolo 85 del «codice antimafia» decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159) per le società concessionarie di giochi pubblici, la documentazione antimafia deve riferirsi (oltre che, come per tutte le altre imprese, al legale rappresentante, ai componenti l’organo di amministrazione, ai soggetti membri del collegio sindacale o al sindaco unico), ai soci persone fisiche che detengono, anche indirettamente, una partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 2 per cento, nonché ai direttori generali e ai soggetti responsabili delle sedi secondarie o delle stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti. Inoltre, nell’ipotesi in cui i soci persone fisiche detengano la partecipazione superiore alla predetta soglia mediante altre società di capitali, la documentazione deve riferirsi anche al legale rappresentante e agli eventuali componenti dell’organo di amministrazione della società socia, alle persone fisiche che, direttamente o indirettamente, controllano tale società, nonché ai direttori generali e ai soggetti responsabili delle sedi secondarie o delle stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti (in pratica, la informazione deve risalire lungo tutta la catena societaria). La documentazione di cui al periodo precedente deve riferirsi anche al coniuge non separato nonché ai familiari conviventi.

L’articolo 24, comma 25, del citato decreto-legge 98 del 2011 prevede il divieto di ottenere o mantenere concessioni in materia di giochi nel caso in cui il rappresentante legale, il direttore generale o il soggetto responsabile di sede secondaria o di stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti, sia (anche solo) imputato o condannato, anche con sentenza non definitiva, per reati di frode fiscale, di corruzione o concussione, associazione a delinquere semplice o di stampo mafioso, di riciclaggio, e per altri reati gravi. Il medesimo divieto si applica anche al soggetto partecipato, anche indirettamente, in misura superiore al 2 per cento del capitale o patrimonio da persone fisiche (soci) che risultino condannate, anche con sentenza non definitiva, ovvero imputate, per uno dei predetti delitti e anche nel caso in cui sia imputato o condannato il coniuge non separato di uno dei citati soggetti.

Sotto il profilo della prevenzione, si segnala che gli interventi di polizia giudiziaria in materia di gioco on line effettuati dalle forze dell’ordine e dalla magistratura nell’ultimo biennio hanno visto il coinvolgimento di concessionari dello Stato in un solo caso (Operazione «gambling» della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria).

L’Agenzia delle dogane rappresenta che in quell’occasione risultarono coinvolti altri soggetti nei confronti dei quali era già stata applicata la sanzione della decadenza ovvero erano stati esclusi dalle gare per l’attribuzione della concessione, per carenza dei requisiti previsti.

In particolare, la Società fulcro del sistema illecito era stata esclusa dalla gara «Monti» del 2012 e a tale soggetto, successivamente, era stata negata dall’Agenzia l’autorizzazione al subentro in una concessione on line.

L’Agenzia, inoltre, effettua una periodica attività di controllo dei siti on line che offrono gioco in Italia in mancanza di concessione e procede al loro «oscuramento», dopo una specifica procedura amministrativa.

Fino ad oggi sono stati oscurati oltre 6.200 siti illegali.

Nello specifico, negli allegati 1 e 2 risultano gli oscuramenti ai siti illegali presumibilmente riconducibili a quello oggetto di indagine.

Per quanto riguarda l’attività del Comitato di Alta Vigilanza, istituito ai sensi dell’articolo 15-ter del decreto-legge n. 78 del 2009, convertito dalla legge 102 del 2009, e composto dai vertici dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, della Polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza, esso sovrintende alla definizione di strategie e indirizzi, volti alla pianificazione ed al coordinamento di interventi organici, sistematici e capillari sull’intero territorio nazionale, per la prevenzione e la repressione del gioco illegale, la sicurezza del gioco e la tutela dei minori, con particolare riferimento anche alla prevenzione e repressione dei giochi on line illegali.

Si tratta, quindi, di un’attività di coordinamento – che si dispiega poi sul territorio attraverso le forze dell’ordine e gli uffici periferici dell’Agenzia – che si ritiene molto utile ed efficace, in quanto è l’occasione per definire linee di controllo e contrasto al gioco illegale e minorile sinergiche e coordinate.

In relazione ai chiarimenti richiesti dagli Onorevoli interroganti il Comando Generale della Guardia di Finanza rappresenta che l’azione della Guardia di finanza a tutela del monopolio statale del gioco è volta a contrastare i fenomeni di abusivismo e di illegalità che interessano il settore dei giochi nonché a impedire alla criminalità organizzata di infiltrarsi nel mercato legale.

Le attività dei reparti del Corpo si sviluppano sia attraverso l’esecuzione di indagini di polizia giudiziaria, per le condotte fraudolente più gravi e complesse, sia mediante numerosi controlli di natura amministrativa, svolti in forma autonoma ovvero in maniera congiunta nel più ampio quadro dei «Piani coordinati di intervento».

Detti Piani sono eseguiti a livello nazionale in sinergia con le altre Forze di polizia e con la collaborazione dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, nell’ambito del menzionato «Comitato di alta vigilanza per la prevenzione e repressione del gioco illegale, la sicurezza del gioco e la tutela dei minori», nonché del cosiddetto «piano Balduzzi», previsto dall’articolo 7, comma 9, del decreto-legge n. 158/2012, per la pianificazione annuale, fra Agenzia delle dogane e dei monopoli e Guardia di finanza, di controlli specificamente destinati al contrasto del gioco minorile, nei confronti di esercizi presso i quali sono installate newslot ovvero vengono accettate scommesse, ubicati in prossimità di istituti scolastici, strutture sanitarie e ospedaliere e luoghi di culto.

Le attività di polizia giudiziaria hanno consentito di confermare l’interesse preminente della criminalità nei settori:

a) degli apparecchi da intrattenimento, ove sono stati riscontrati casi di imposizione e di installazione coatta presso i locali pubblici, di gestione delle attività commerciali e di sale da gioco tramite soggetti interposti, nonché di utilizzo di apparecchi con schede di gioco illegalmente modificate al fine di occultare i reali volumi di gioco;

b) delle scommesse sportive, utilizzando imprese fittiziamente intestate a terzi, siti internet non autorizzati ovvero ricorrendo ad allibratori e società estere;

c) del gioco on line, con il supporto di figure dotate di particolari competenze tecniche per la costituzione di siti di gioco e scommesse illegali, con modalità tali da rendere particolarmente complessa l’individuazione degli effettivi gestori e delle somme movimentate nel corso dell’attività illecita di raccolta.

In tale ambito, il ricorso agli incisivi strumenti previsti dalla legislazione antimafia in materia di misure di prevenzione patrimoniali ha permesso, nel biennio 2015-2016, di sequestrare 56 complessi aziendali operanti nel settore dei giochi, per un valore di oltre un miliardo di euro.

Per quanto concerne le attività di carattere amministrativo, nel corso del 2016 sono stati effettuati due piani coordinati di intervento, disposti dal citato Comitato di alta vigilanza, all’esito dei quali il Corpo ha sottoposto a controllo 2.140 esercenti, contestando 441 violazioni, denunciando 223 soggetti alla Autorità Giudiziaria. Sono stati inoltre effettuati sequestri di 98 apparecchi e congegni da divertimento e 72 centri scommesse.

Più in generale, la Guardia di finanza ha eseguito nel 2016, nel settore dei giochi e delle scommesse, 5.783 interventi, di cui 1.764 irregolari, riscontrando 1.858 violazioni che hanno consentito di verbalizzare 6.401 soggetti. Sono state altresì concluse n. 255 deleghe pervenute dalla Autorità Giudiziaria.

In fine deve rilevarsi che l’utilizzo diffuso della rete internet ha visto, nel corso degli ultimi anni, crescere esponenzialmente il fenomeno della raccolta di gioco a distanza.

In tale contesto, il Corpo provvede ad aggiornare costantemente i modelli di monitoraggio e controllo, al fine di rendere quanto più efficace e tempestiva la risposta preventiva e repressiva ed è impegnato ad arginare la diffusione del gioco abusivo via internet, in collaborazione con l’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

Quest’ultima è deputata al periodico monitoraggio dei siti internet che contengono proposte di gioco non autorizzate in relazione alle quali emana un provvedimento di inibizione dei siti illegali.

Al riguardo, il Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche della Guardia di finanza fornisce supporto specialistico al Nucleo Speciale Entrate, cui è demandato il riscontro, condotto congiuntamente alla Polizia Postale e delle Comunicazioni, dell’avvenuta osservanza, da parte dei fornitori di connettività nazionali, dei citati provvedimenti d’inibizione”. Francesco Berni

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