“La criminalità predilige i settori dove c’è giro di denaro e l’aumento dei volumi del gioco, quando lo Stato era presente solo attraverso le lotterie tradizionali e quando nel 2000 sono state rilasciate le concessioni ai privati, non poteva non interessare le mafie” . E’ quanto dichiarato dal procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, che ha contribuito alla ricerca sull’applicazione della legge regionale 9/2016 ‒ elaborata dall’Osservatorio Giochi, legalità e patologie dell’Eurispes nello studio “Gioco pubblico e dipendenze in Piemonte”, presentato oggi, 7 maggio, a Torino.

“Prima dell’emersione del gioco da illegale a pubblico-legale le bische e gli allibratori clandestini lucravano elevate percentuali sulle giocate e sulle scommesse e generavano un business parallelo, quello dell’usura. Quando il gioco è diventato “pubblico”, il volume dell’illegale si è certamente ridotto, ma la, infiltrandolo, ha iniziato a utilizzare il mercato ‘grigio’ come clamorosa opportunità per riciclare denaro sporco proveniente da altre attività illecite. In un sondaggio curato dall’Eurispes e pubblicato a inizio 2019 si segnala che il 4,7% dgli intervistati dichiara di aver consumato gioco attraverso circuiti illegali, più al Sud e nelle Isole. Con ogni probabilità questo fenomeno è sottostimato perchè molto giocatori non sanno di essere incappati in offerte illegali. Il volume dell’illegale in Italia è valutato intorno ai 20 miliardi annui, ovvero al 20% di quello di quello legale. Manca però una indagine nazionale . Si consideri che nella sola operazione coordinata dalla DNA lo scorso novembre, e che ha visto l’attivazione delle Procure di Reggio Calabria, Catania e Bari, sono stati sequestrati valori per circa 1 miliardo di euro. Queste e tutte le altre poste dell’illegale finiscono nei paradisi fiscali per poi ritornare sbiancati nella Penisola”.