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(Jamma) Ora che il premier britannico Theresa May ha confermato che la Gran Bretagna lascerà il mercato unico dell’UE, quale impatto avrà l’uscita del Regno Unito sul mercato delle scommesse nazionale e non? E’ una domanda che si stanno facendo in molti nel settore dei giochi.

Per Warwick Bartlett, Chief Executive della società di consulenza GBGC cambierà davvero poco. “Nell’ambito dell’EU l’industria di gioco già anni fa ha abbandonato i singoli mercati, quando i tribunali europei hanno deciso che ogni nazione poteva adottare un proprio regolamento di gioco” spiega in una intervista.

Dopo l’annuncio della scorsa settimana cosa possono fare gli operatori per contrastare gli effetti di una ‘Hard Brexit’? “Il maggior impatto di una ‘Hard Brexit’ sarà in termini economici, ovvero di reddito che il giocatore potrà spendere per il gioco d’azzardo” aggiunge Bartlett – “Un ulteriore calo del PIL creerà una maggiore inflazione che ancora una volta avrà un impatto sui redditi. Si dovrà puntare ad abbattere i costi. Ma io sono un po’ più ottimista della maggioranza. Dopo i primi 12 mesi possiamo vedere di benefici reali negli scambi con il resto del mondo, e sono sicuro che avremo più vantaggi con l’Europa”.

C’è qualche possibilità che Gibilterra mantenga tutte le disposizioni speciali con l’Eu che oggi rappresentano una agevolazione per gli operatori del settore? “Ho seguito il primo ministro di Gibilterra, Fabian Picardo, in televisione dove ha detto in modo esplicito che Gibilterra è fortemente‘ British e non intende cambiare. Dire che Gibilterra richiede un rapporto speciale con l’Unione europea perché è sulla punta della Spagna è in contrasto con l’affermazione precedente, che è una conferma della realtà. Temo che Gibilterra su questo tema non possa avere la torta e mangiarla’ ma io simpatizzo con la loro posizione. Hanno costruito una grande industria sull’iGaming e desiderano mantenerla”. Se il Regno Unito lascerà il mercato unico nel giro di due anni come questo influirà sulla catena del valore operativo degli operatori del settore e i fornitori di servizi? “ Molto poco. La maggior parte dei fornitori hanno già sedi in Europa. Prendi Playtech che ha sede nell’Isola di Man (non UE) Regno Unito, Germania, Gibilterra, Cipro, Israele, Bulgaria, Ucraina, Lettonia, Estonia, Svezia, Russia, Filippine. Chi non ha una rappresentanza potrebbe dover posizionare i server nel paese in cui hanno la concessione e una sede. Questo potrebbe essere costoso, se ne vale la pena dipende tutto dalle entrate. Se il Regno Unito riesce a ottenere il controllo dei suoi confini, i salari in teoria dovrebbero aumentare, buono per le entrate, ma non va bene per il controllo delle spese generali”.
Come industria
gli operatori del gioco come possono oggi rappresentare ed esprimere la loro preoccupazione al governo per quanto riguarda la Brexit? “Con grande difficoltà, perché ci sono pochi motivi per lamentarsi e il governo del Regno Unito al momento è impegnato con la finanza e la produzione. E a buon motivo, mi permetto di aggiungere” conclude.

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