«Come Servizi sociali vediamo che molte famiglie sono in sofferenza per questo problema. Per questo stiamo lavorando insieme, cercando di formare le persone a cogliere il problema anche dove non è immediatamente visibile”. Lo ha detto in merito al tema del gioco d’azzardo patologico l’assessore del Comune di Brescia, Marco Fenaroli.

A Brescia da maggio è partito un progetto, finanziato con 86mila euro dalla Regione, che ha per capofila il Comune di Brescia e che coinvolge le tre Asst Brescia, Garda e Franciacorta gli Smi Mago di Oz e Acrobati, nonché tutti i Comuni della provincia. Il progetto – si legge su ilgiorno.it – si concluderà a fine gennaio, ma già si sta lavorando per l’edizione 2020, sempre con finanziamenti regionali. Dalla rete potranno arrivare anche numeri più dettagliati sulla dipendenza da gioco d’azzardo utili al Comune di Brescia a riproporre l’ordinanza che vieta l’accensione delle slot machine in alcun i orari più a rischio.

«Le modifiche al regolamento comunale hanno retto a fronte dei ricorsi – ha ricordato l’assessore Valter Mucchetti – mentre l’ordinanza è stata sospesa dal Tar, anche perché non c’erano abbastanza numeri a sostegno del divieto. Certamente è un provvedimento che non è sufficiente se lo fa solo un Comune, e per questo avevamo coinvolto l’hinterland con la giunta dei sindaci. Nel periodo in cui l’ordinanza è stata applicata c’è stata una contrazione del gioco: stiamo lavorando per poterla riproporre”.

Ai diversi servizi disponibili sul territorio bresciano, tra centri delle Asst e dei Servizi multidisciplinari integrati (Smi), si contano 500 persone. “Sono il 10% di quelli che dovrebbero accedere – spiega Mario Franzini, responsabile ambulatorio Gap Asst Spedali Civili Brescia – Il pregiudizio e la vergogna di curarsi possono spiegare in parte il motivo di un accesso così basso. Dall’altro lato, c’è tutta la parte del gioco on line, più nelle corde dei giovani, che non vengono da noi”.

“Le azioni – precisa Silvia Bonizzoni, responsabile del Settore programmazione, progettazione sociale e supporto specialistico – riguardano la formazione, la sensibilizzazione, l’informazione e l’omogeneizzazione dei regolamenti”. Sono stati formati operatori sociali, assistenti domiciliari, agenti di polizia locale, in quanto possono più facilmente intercettare persone a rischio o che già presentano patologia cronica senza esserne consapevoli.

“Purtroppo lo si considera ancora un vizio – spiega Annamaria Martinelli, responsabile Servizio dipendenze Rovato/Orzinuovi Asst Franciacorta – Invece è una patologia cronica, come tutte le altre dipendenze. Ciò vuol dire che l’accesso è gratuito, mentre prima si dovevano pagare ticket o usare i voucher. C’è ancora la convinzione che si possa smettere quando si vuole – prosegue Martinelli – Purtroppo gli effetti sono gravi per tutta la famiglia, senza contare che i figli dei giocatori sono più a rischio di cadere anche loro nel gioco patologico”.