Print Friendly, PDF & Email

(Jamma) – Un’ordinanza del sindaco sugli orari di accensione delle slot machine, che potranno funzionare solo dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 22. E’ l’idea a cui sta lavorando il Comune di Bologna, discussa oggi in Commissione consiliare, per limitare entro l’autunno l’impatto del gioco d’azzardo in città.
L’intento è quello di modificare il provvedimento che oggi consente di tenere accesi gli apparecchi dalle 9 all’una del mattino.

“Il provvedimento che stiamo studiando riguarda tutti gli esercizi che hanno al loro interno slot machine – spiega la consigliera comunale Giulia Di Girolamo, che lavora al progetto insieme all’assessore Matteo Lepore -, cioè bar e tabaccherie ma anche ristoranti e locali in genere”.

In Comune si sta studiando anche un protocollo a parte per quelle realtà, come le sale bingo, che hanno attivato dei circuiti sulla ludopatia, con tanto di personale specializzato e collaborazione con la Ausl sul tema.

La decisione è stata presa dopo l’accoglimento da parte del Consiglio di Stato dei ricorsi sul distanziometro. “Questa strada è stata scelta da altri Comuni dell’area metropolitana – spiega Di Girolamo – quindi ci sono già esperienze in tal senso”.

E’ ora in corso il censimento degli apparecchi e per l’autunno si conta di aver ultimato il percorso di istruttoria e di aver emanato l’ordinanza.

“Stupisce il fatto che anche una città evoluta come Bologna si unisca a quella che è ormai diventata una caccia alle streghe”. Così Massimiliano Pucci, presidente di Astro. “Otto ore complessive non sono sufficienti per lavorare adeguatamente e mantenere in piedi l’attività. A questo punto meglio proibire del tutto il gioco”, continua Pucci, che poi esprime dubbi sugli effetti di tali regolamenti. “Alla base di questi provvedimenti non ci sono istruttorie ‘vere’, ma soprattutto non esistono dati che ne provino l’efficacia, che affermino con certezza che i limiti orari giovano ai giocatori”. Pucci ribadisce che “chi trova una slot spenta si sposta facilmente su altri apparecchi, facilmente reperibili, che però fanno parte di circuiti illegali, assolutamente non tutelati”.

La stretta sugli apparecchi, secondo il presidente “porterà a un crollo della raccolta, ma i soldi che oggi contribuiscono alle entrate statali andranno comunque trovati in un altro modo”. Considerato il rischio per le attività dei gestori, Pucci auspica che “almeno i nostri dipendenti, in caso di licenziamenti, non siano trattati come impiegati di serie B. Sono sempre lavoratori che raccolgono denaro per conto dello Stato. Questo è un paese strano dove perfino i sindacati si rifiutano di trattare con noi”.

Commenta su Facebook