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(Jamma) – Divieto a ore. È l’esperimento tentato a Bergamo dal sindaco, Giorgio Gori. Dalle 7,30 alle 9,30, dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 21 sono vietati i giochi d’azzardo. Tutti, non solo le slot, con l’unica eccezione di quelli come il Bingo, il Totocalcio, il Lotto e il Superenalotto. Nonostante una sentenza del Tar l’abbia costretto ad aggiungere alle lista delle eccezioni anche Gratta e vinci e 10eLotto, Gori canta vittoria.

«Certo, anche se per ora limitati a sei mesi del 2016, dato che il regolamento è entrato in vigore il 1° luglio. Quell’anno, l’incremento della spesa per il gioco è stato dell’8% su scala nazionale, del 5,7 in Lombardia, del 7,8 in provincia di Bergamo e del 4 a Bergamo città. Quindi il divieto orario serve. I dati sono ancor più interessanti considerando alcuni singoli giochi. Come le videolotterie: le scommesse sono aumentate del 5,6% in provincia e solo dell’1% nel capoluogo. Spezzare gli orari è fondamentale perché fa uscire i giocatori compulsivi dalla bolla nella quale vivono. Li obbliga a staccare, li riporta alla realtà» ha dichiarato in un’intervista a La Stampa.

In merito a quanto fatto e se una regolamentazione a livello nazionale non sia meglio di tante iniziative locali Gori ha spiegato: «Le risposte sono, nell’ordine, no e sì. No, non si è ancora fatto abbastanza. Sì, ci vuole un accordo nazionale. Il bello è che c’è. Alla Conferenza Stato-regioni, dove io rappresentavo i Comuni, si è deciso di ridurre del 50% il numero dello slot nel giro di tre anni. E la metà che resta sarà inoltre costituita da macchine di nuova generazione, più sofisticate quindi più facili da controllare, per esempio per impedirne l’uso ai minori. Purtroppo la fine della legislatura impedisce che l’accordo abbia effetti pratici, ma il punto politico resta. Già nella legge di bilancio è stata votata la norma che riduce del 30% il numero delle macchine entro aprile».

Sullo Stato: «E vero, per molti anni si è considerato il gioco una specie di mucca da mungere per trovare risorse. E tuttavia è meglio un gioco controllato, e controllato severamente, che un gioco che non lo è. Perché la gente scommetterebbe lo stesso, ma sui canali clandestini. Credo sia essenziale una seria limitazione della comunicazione. Per esempio, riducendo ulteriormente la possibilità di fare pubblicità al gioco in tivù».

Sulla Lombardia: «Credo che si debba mantenere la regolamentazione esistente aggiungendo qualche misura già testata con successo a Bergamo. Ogni sindaco dovrà introdurre degli orari “game free”, sarà vietato affiggere i cartelli con le vincite fuori dai locali e giocare a meno di cento metri da banche, bancomat e compro oro».

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