I numeri della Bergamasca relativi alle giocate pro capite, la spesa per il gioco d’azzardo e le perdite sono superiori sia alle medie regionali sia a quelle nazionali. È di 18,6 miliardi il totale del giocato al netto del vinto nel corso del 2018.

Lo ha spiegato Luca Biffi, responsabile dell’unità operativa di prevenzione delle dipendenze dell’Ats, intervenendo in occasione del congresso organizzato dalla stessa azienda sanitaria sui temi della dipendenza da gioco d’azzardo, la normativa italiana e le proposte per arginare il fenomeno in provincia.

«Il nostro territorio è primo anche sulle percentuali di raccolta degli apparecchi, le slot per esempio — spiega Biffi —. Nel 2017 la percentuale era del 74,1%, contro il 71,1% a livello regionale e il 65,6% nazionale».

467 sono le persone in cura per comportamenti patologici. Un’indagine condotta nel 2017 dall’Ats sulla popolazione adulta – si legge sul Corriere della Sera – ha contato più di 900mila bergamaschi che avevano giocato nell’ultimo anno. Fra questi 27mila avevano già una dipendenza. Guardando invece ai minori (per i quali il gioco è vietato dalla legge) quasi 11.700 ragazzi hanno giocato nel 2018. Più di 1.500 sono a rischio, quasi 1.000 hanno già una situazione problematica. «Solitamente pensiamo che il gioco d’azzardo non riguardi i giovani — aggiunge Biffi —. I dati ci dicono il contrario e bisogna occuparsene». Cambiando target: fra gli anziani l’8,7% ha una dipendenza dal gioco.

Secondo una proiezione dell’Osservatorio Cisl sui dati Ats riferiti al gioco patologico sono oltre 11mila i lavoratori dipendenti affetti da gioco problematico (su un totale di giocatori bergamaschi ritenuti a rischio forte o patologico, di oltre 80.000 persone). Quasi 30 mila lavoratori (il 5.9% del totale della forza lavoro in provincia) sarebbero affetti da un “rischio moderato”. Di questi, però, “solo” 252 hanno deciso, per vari motivi, di farsi seguire dall’equipe di un Ser.D o di uno Smi (rispettivamente i servizi pubblico e privato di cura e assistenza alle dipendenze).

Il “grosso” del giocato finisce nelle VideoSlot (quasi la metà del totale), ma è ancora alta la percentuale anche del gioco d’azzardo con le carte (16%). Il giocatore “dipendente” (sia dal gioco che dal lavoro) è generalmente di sesso maschile, con uno stile di vita poco salutare che include l’abuso di alcol, fumo e sostanze stupefacenti.

Caratteristiche peculiari del giocatore problematico sono un’elevata sensibilità alla noia e la ricerca di sensazioni appaganti, anche con un’alta propensione al rischio personale. Nei casi più problematici è possibile riscontrare anche estraneità al mondo che lo circonda, impulsività, incapacità di esprimere e percepire emozioni. Tutte queste condizioni, riportate sul luogo di lavoro compongono requisiti, e soprattutto limitazioni importanti, niente affatto scollegati nemmeno alla piaga degli infortuni.

La risposta per contrastare il fenomeno passa attraverso azioni di sensibilizzazione e cura coordinate. Una rete coesa fra istituzioni, associazioni ed enti, ma che coinvolge anche le forze dell’ordine. «La politica non arriva ovunque — commenta il consigliere regionale Dario Violi —. Abbiamo bisogno dell’aiuto degli esperti per elaborare normative, il tema che riteniamo più faticoso da affrontare è quello del gioco online». Concentrato sul «rispetto delle regole» l’intervento del questore Maurizio Auriemma: «Le forze dell’ordine possono poco sugli aspetti medici, ma vi assicuro che i controlli alle strutture sono costanti». Il focus dell’assessore alle Politiche sociali del Comune di Bergamo, Marcella Messina è sulla patologia del gioco: «Distrugge intere famiglie. Il problema è particolarmente diffuso sul nostro territorio, continuiamo con azioni e linee guida comuni per arginarlo».

“La CISL da tempo sta studiando percorsi e strumenti per poter intervenire sulla piaga del gioco all’interno dei luoghi di lavoro” dice Candida Sonzogni, segretaria Cisl. “L’azzardo patologico, o anche solo gli step meno gravi, costituiscono un fattore di rischio non sottovalutabile proprio nell’economia del lavoro, oltre che un problema sociale di importanza straordinaria. Cerchiamo di arrivare a un raccordo diretto con il dipartimento della prevenzioni di ATS e a un progetto finalizzato ad aumentare la consapevolezza e la sensibilità da parte di delegate, delegati, operatrici ed operatori. Con un’opportuna formazione, vorremmo arrivare con le nostre categorie all’apertura di sportelli virtuali dove i lavoratori potranno cercare aiuto, e dove i colleghi potrebbero iniziare a segnalare comportamenti “preoccupanti””.