La quarta Commissione (Politica sociale) del Consiglio regionale della Basilicata, presieduta da Massimo Zullino (Lega) è tornata ad approfondire la pdl n. 15/2019 – “Modifiche alla L.R. n. 30 del 27 ottobre 2014 recante: Misure il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico (Gap)” di iniziativa dei consiglieri Zullino, Vizziello, Baldassarre, Piro, Aliandro e Quarto.

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Su richiesta del consigliere Braia è stato ascoltato Padre Basilio Gavazzeni, presidente della “Fondazione Lucana Antiusura Mons. Vincenzo Cavalla” associazione antiusura di Matera.

“La nostra fondazione – ha spiegato Gavazzeni – è la terza nata in Italia ed è il prodotto di un chilo di tritolo alla mia chiesa e di un processo da cui sono uscito dopo sei anni con ‘il fatto non sussiste’. Partiamo dal concetto di bene comune che non è la somma di beni posseduti dalle persone ma l’insieme delle condizioni di vita che permettono lo sviluppo integrale delle persone e della società. Il bene comune non coincide con i beni materiali”.

Diverse le questioni poste da padre Gavazzeni che ha chiesto notizie più precise “sui posti di lavoro che andrebbero persi e sottolineato l’utilità del distanziometro dai luoghi sensibili per le attività di gioco”. Su quest’ultimo punto ha sottolineato “l’importanza del tempo e dello spazio e che il distanziometro intanto impone una pausa, un tempo che può essere utile.

Vi prego – ha proseguito rivolgendosi ai commissari – di tener conto che gli interessi pubblici devono avere una gerarchia e che infine ci sono gli interessi dei privati che fanno del gioco un lucro e, per certi versi, sono esattori da parte dello Stato”.

Riguardo alle osservazioni del presidente Zullino sui pareri acquisiti dalla Commissione, Padre Gavazzeni ha detto di avere “grossi sospetti su Eurispes a cui sarebbero state commissariate ricerche da chi fa lucro (affermazione da cui ha preso le distanze il presidente Zullino), mentre sarebbe necessario prendere in considerazione un editoriale pubblicato da Avvenire e firmato da Renato Balduzzi, Leonardo Becchetti e Maurizio Fiasco”.

Per il presidente della Fondazione, la Commissione avrebbe dovuto ascoltare sul tema non solo le associazioni ma anche i Comuni.

Gavazzeni ha poi illustrato un documento con osservazioni sulla pdl commissionato al professore Fiasco consulente delle fondazioni di Italia che sono impegnate contro la ludopatia. Ai commissari ne è stata distribuita una copia. “Nel documento si muovono osservazioni all’iter seguito per l’esame della proposta di legge che “entra in conflitto – ha spiegato, tra l’altro, Gavazzeni – con l’art 3 dello Statuto della Regione Basilicata il quale prevede l’effettiva partecipazione di tutti i cittadini nell’esercizio dell’attività politica, legislativa, economica e sociale” ma ha anche evidenziato “la confusione tra licenza e concessione”, “l’integrità invalicabile della potestà deliberativa dei Comuni la cui autonomia – ha continuato – verrebbe lesa”.

Alla discussione sono interventi oltre al presidente Zullino, i consiglieri Braia (IV), Perrino (M5s), Acito (FI), Vizziello (FdI), Quarto (Basilicata positiva) e Coviello (Lega).

Il presidente Zullino ha ribadito che “la proposta, di cui è tra i firmatari, ha l’intenzione di contrastare il gioco d’azzardo” ed ha poi presentato alcuni emendamenti per sostituire nel testo la parola “ammenda” con “sanzione amministrativa pecuniaria”, ritoccare in rialzo le sanzioni, meglio specificare i luoghi sensibili da cui far rispettare le distanze per le attività in questione e per stabilire una gradualità delle distanze rispetto al numero di abitanti dei Comuni.

In particolare nei comuni dai 5mila ai 10mila abitanti la distanza prevista è di 100 metri, è di 150 per i Comuni fino ai 20mila abitanti e di 200 metri per quelli al di sopra dei 20mila abitanti. Con gli emendamenti presentati da Zullino è previsto “un ulteriore inasprimento rispetto alla reiterazione delle violazioni stesse fino alla sospensione temporanea delle attività da 20 a 60 giorni”.

Anche il consigliere Acito ha presentato alcuni emendamenti: l’abrogazione degli articoli 1, 2 e 3 della proposta di legge n. 15 del 2019 in discussione e che vengano sostituite, all’art.6, comma 3 della legge regionale n.30 del 2014, le parole “cinque anni” con “sette anni” con l’obiettivo di derogare il termine ultimo di adeguamento delle attività esistenti di ulteriori due anni.