Fa riferimento al comparto del gioco il deputato Massimo Baroni (MISTO-L’A.C’È) intervenendo in Commissione Affari Sociali sul decreto Riaperture.

Baroni osserva come il decreto-legge cambi completamente gli assetti giuridici, la giurisprudenza consolidata e gli equilibri delle Costituzioni occidentali. Sottolinea, invece, che un approccio sindemico alla pandemia comporterebbe novità, come quella di individuare le persone più a rischio e non le zone più a rischio. L’età media di coloro che sono morti per il Covid-19 in Italia è attualmente di 81 anni e sottolinea come sarebbe opportuno riflettere sui dati a disposizione. A suo avviso, il decreto-legge in esame è il «cigno nero» non solo dei giochi d’azzardo e dei servizi di ristorazione, ma anche delle Costituzioni occidentali perché con le disposizioni che contiene non si comprimono più i diritti per tutti nella medesima maniera, ma tali diritti vengono modulati a seconda che una persona abbia già contratto il Covid-19, ovvero sia vaccinata o si sia sottoposta ad un test pe raccertare di non essere positivo al virus. Preannuncia, quindi, che il suo gruppo presenterà una pregiudiziale di costituzionalità nella speranza di elevare il dibattito parlamentare rispetto alla disposizione in materia di green pass.

Ma a cosa si riferisce esattamente Baroni quando parla di ‘cigno nero’?

Spesso riguardo alla pandemia si è fatto riferimento ad un cigno nero, un evento raro e imprevedibile. Isolato, perché non rientra nel campo delle normali aspettative umane, drammatico, perché capace di sconvolgere le vite, cambiare le percezioni, far collassare a volte interi sistemi politici, intere economie. Non è un caso che l’epidemia di coronavirus sia spesso associata al concetto di ‘cigno nero’, formula coniata da un matematico libanese, Nassim Nicholas Taleb, per descrivere come l’improbabile governi le nostre esistenze.