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(Jamma) – “Per quanto mi riguarda, con il gioco abbiamo esagerato. Nel passato, nel tentativo giusto di arginare la diffusione incontrollata del gioco illegale, si è pensato che bastasse moltiplicare l’offerta legale sul territorio. La svolta si è avuta, quando con il terremoto de L’Aquila, seppure per una causa nobile come il finanziamento della ricostruzione, si è deciso che le slot fossero presenti in ogni angolo del Paese. Poi il combinato disposto tra le difficoltà economiche e l’illusione della vincita che ti risolve la vita ha fatto il resto”.

E’ quanto afferma il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, all’indomani della riunione della Conferenza Unificata, che ha subito l’ennesima battuta d’arresto: “gli enti locali vogliono approvare. Ho registrato in Conferenza Unificata le aperture del presidente dell’Anci De Caro e dell’assessore lombardo alle Finanze Garavaglia per le Regioni: entrambi vogliono chiudere. Penso che la prossima Conferenza di dicembre sarà quella giusta”, spiega avvertendo che una riforma restrittiva “potrebbe soltanto trasferire l’azzardo in periferia, dove c’è maggiore degrado. Se il nostro intervento fosse all’insegna del proibizionismo, sì”, si potrebbe favorire la criminalità.

“Ma vogliamo soltanto distribuire e razionalizzare l’offerta, riducendo del 30 per cento le slot. La Corte Costituzione ha chiarito che il gioco, quello legale, fa parte della vita. Ma non deve avere una parte preponderante”. Preoccupati dal gettito fiscale? “È ingeneroso. Abbiamo messo in conto minori incassi: con il 30 per cento delle macchinette da rottamare, perdiamo un miliardo e mezzo. Soldi che per quest’anno abbiamo ammortizzato aumentando la tassa su concessionari e gestori. Non nego però che il gioco garantisce molte entrate. Ma la cosa dimostra che la legalizzazione ha funzionato”.

Nella sua intervista al quotidiano Il Mattino, Baretta si sofferma poi sulla presenza di minorenni nelle sale, osservando che “è uno dei problemi che stiamo affrontando con la riforma: accrescere i poteri dei sindaci per far rispettare la legge e contrastare la criminalità, anche mettendo in campo la polizia locale nel controllo del territorio. La Guardia di Finanza da sola non ce la fa”. Tornando al nodo orari, il sottosegretario spiega che “su questo versante, si può andare incontro” alle richieste dei Comuni, “per esempio distinguendo tra le slot e le sale gioco. Ma gli orari devono essere uguali su tutto il territorio nazionale. E lo stesso concetto deve essere applicato anche sulla distribuzione degli esercenti”. Su questo punto le Regioni chiedono di mantenere le loro leggi: “non so se siano più stringenti. Siamo tutti d’accordo a tenere le sale lontane da luoghi come le scuole, ma noi chiediamo soltanto di superare i vincoli di distanza perle strutture dove sono massimi i livello di controllo e di professionalità del personale. Anche perché con la riduzione del 30 per cento delle slot, si rischia di trasferire tutto in periferia, dove è maggiore il degrado. Vogliamo dei quartieri a luci rosse del gioco?”.

Quantificando la riduzione degli apparecchi sul territorio, Baretta aggiunge che “le togliamo completamente dai generalisti secondari come ristoranti, alberghi e spiagge. Abbiamo iniziato da qui perché questi esercenti sono 8mila. Bar e tabaccai hanno bisogno di un tempo più lungo, perché sono circa 70mila, ma già entro quest’anno ci sarà un taglio del 30 per cento delle 133mila slot previste”. In questa cifra rientrano anche le 90mila macchinette inattive e tenute in magazzino? “Intanto mi risulta che questo numero sia inferiore. Poi la legge parla di macchinette in attività. Che poi ci sia una riserva di slot in riparazione o in deposito, questo non cambia le cose”. Per concludere, la riforma di riordino del settore “punta soprattutto a un cambio di atteggiamento verso il gioco: regolamentiamo gli aspetti economici ma soprattutto quelli sociali. Per la cura alla ludopatia, per esempio, noi dobbiamo spendere cinquanta milioni all’anno. Per quanto riguarda la cima della piramide, le aziende, queste devono capire il cambio di marcia. Noi non vogliamo mettere paletti, anche se sarebbero utili dei chiarimenti tra gli obblighi dei concessionari, gli unici con i quali come Stato possiamo parlare, e i gestori. Ma sarà il settore a risolvere la cosa. Come in autonomia è molto probabile una riorganizzazione, perché la riforma terrà in piedi gli operatori migliori, quelli sani”.

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