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(Jamma) – Il post pubblicato sulla pagina Facebook del sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, riferito alla lettera aperta pubblicata su Il Dubbio e riguardante la proposta di riordino del settore giochi, ha suscitato diverse perplessità da parte degli operatori che hanno espresso il loro pensiero e chiesto diversi chiarimenti.

“Non sono convinto che l’unico problema siano le Awp. Le slot, le Vlt (nelle quali riduciamo da 500 a 100 euro il massimo della banconote da inserire); il gioco online (abbiamo oscurato oltre 6500 siti illegali), la pubblicità (ridotta, ma non abbastanza); il gratta e vinci, ecc.; sono tutti aspetti di un unico problema: la differenza che c’è tra il gioco “normale”, come puro divertimento e quello patologico, che crea dipendenza. Credo che, in buona parte, il problema dipenda dall’eccessiva diffusione nel territorio dell’offerta di gioco che in questi anni è cresciuta in modo disordinato”, le parole del sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta in risposta ad un commento nel quale un lettore sottolineava il fatto che il problema del gioco in Italia non fossero solamente le slot machine.

“Perché siamo partiti proprio dalle Awp? Perché il loro numero (407mila a dicembre 2016, ossia 1 ogni 124 residenti maggiorenni in Italia) e la loro diffusione in quasi 100mila punti gioco sul territorio, aveva fatto crescere una sensibilità e un allarme nella società civile e negli enti locali che non poteva non essere ascoltato. Peraltro, anche dopo la riduzione del 30/35% le 265 mila Awp rimanenti saranno distribuite negli oltre 50 mila punti vendita (di cui oltre 35 mila sono bar e tabacchi). Saranno 1 ogni 191 abitanti maggiorenni, non credo che possiamo parlare di scomparsa del settore. Se, peró, si ha presente il taglio del dibattito che c’è attorno al gioco, non si potrà non convenire che senza una regolamentazione nazionale che stabilisca il punto di equilibrio, la linea proibizionista finirebbe per prevalere. L’accordo in Conferenza unificata non è, dunque, la conclusione di un processo, ma la prima tappa di una strategia che, come ho detto, vuole salvare il gioco pubblico contro quello illegale; il gioco normale contro quello patologico, tutelando, così, la salute e la sicurezza e salvaguardando gli investimenti economici esistenti, sia pure riorganizzati nel miglioramento della filiera. Questione sulla quale è previsto un tavolo di lavoro con le Associazioni dei gestori”.

Ha aggiunto poi in risposta ad un altro commento in cui un lettore sosteneva che togliendo le awp dai bar e tabacchi si spingono i giocatori nelle sale dedicate, dove sono ospitate soprattutto le molto più aggressive vlt, con il sacrificio di centinai di migliaia di posti di lavoro e con la chiusura di numerosissime attività senza nessun effetto positivo per i giocatori: “La riforma ha come obiettivo le caratteristiche dei punti vendita del gioco e la loro distribuzione nel territorio. La scelta di partire dalle Awp è stata determinata dal loro elevato numero (oltre 400mila apparecchi contro 50mila Vlt), dalla loro diffusione capillare e dall’assenza di controlli strutturati per l’accesso al gioco, circostanza che non permette di tutelare i minori. Le Vlt – sulle quali interveniamo riducendo da 500 euro a 100 l’introduzione massima della banconota – sono 1/8 delle Awp e sono concentrate in circa 3.000 sale, contro oltre 69mila bar e tabacchi dove sono presenti le Awp. Peraltro, il gioco, comprese le Awp, non sparirà dai circa 35 mila bar e tabacchi che resteranno dopo la riduzione (comunque più del doppio dei 18 mila tra sale, negozii, compresi i corner). E, le Awp rimanenti in esercizio, dopo il taglio, saranno circa 1 ogni 191 residenti di età superiore ai 18 anni. Aggiungo che per la sostituzione delle Awp con le nuove Awpr, che prevede un impegno rafforzato della filiera, abbiamo avviato un tavolo di confronto con le Associazioni dei gestori. Sottolineo in chiusura che, come richiesto più volte da concessionari e gestori, abbiamo inserito nel documento l’impegno di predisporre le normative necessarie per il passaggio al sistema del “margine” per il calcolo delle entrate pubbliche”.

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