L’ex sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta (nella foto), parla del prossimo Decreto Sostegno e non solo in un’intervista a Formiche.net.

“Facciamo chiarezza. Dalla discussione sull’ultimo decreto Ristori, nella cui occasione chiedemmo lo scostamento da 32 miliardi, avevamo intravisto qualche elemento di novità. Soprattutto nel modo di erogare gli aiuti, passando per esempio dal parametro del codice Ateco a quello del fatturato, anche per evitare i soliti sussidi a pioggia, individuando i settori prioritari rispetto ad altri. E ora questo decreto è figlio delle novità apportate da quello precedente. Trovo forzato pretendere una forte spinta innovativa in questo ultimo decreto. Voglio dire, siamo nel bel mezzo della terza ondata e siamo tornati in una situazione di emergenza, per cui termini come sostegno e ristori sono ancora molto attuali. Tuttavia, da adesso occorre una svolta. In vista del Recovery Plan e delle risorse concesse dall’Europa, servirebbe camminare su due binari. Da una parte il sostegno, gli aiuti, dall’altra la crescita. Non è facile trovare un punto di equilibrio, tra quello che è la fase di emergenza e quello che dovrà venire dopo. Anche per questo possiamo dire che il decreto Sostegno può essere una sorta di saldatura, tra la fine dell’emergenza pura e l’inizio di una nuova fase”.

E ancora: “Sui decreti di emergenza noi abbiamo fatto scelte di necessità e poi il debito è sempre inversamente proporzionale alla ripresa. Dunque, niente ripresa, niente abbattimento del debito. Un altro scostamento di bilancio è nell’ordine delle cose però non dimentichiamoci che il Recovery Plan avrà come effetto principale quello di portare una crescita sufficiente a ridurlo. Lo stesso Letta ha parlato nella sua relazione del problema debito”.

In merito al passaggio di Letta sul debito pubblico ha detto: “Ha lanciato un messaggio di fondo: bisogna gestire il debito pubblico in modo da andare oltre il Recovery Plan. E cioè, cominciare a pensare al debito pubblico con un occhio che vada oltre la pandemia e ci consenta di averlo sotto controllo anche quando le risorse dell’Europa saranno finite”.

Sulla pubblica amministrazione “la riforma è più urgente che mai. E non è più rimandabile. L’operazione è complessa, serve garantire una transizione profonda, che tenga conto per esempio della digitalizzazione. Ma in tutta sincerità non si può non farla, no davvero”.

Sui vaccini “dobbiamo darci gli obiettivi e rispettarli. Anche Joe Biden, con delle scadenze, ha accelerato in America e così dobbiamo fare noi. Dobbiamo procedere spediti e veloci. Anche perché se la pandemia ci sfugge di nuovo di mano, i discorsi di prima valgono a poco”.