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(Jamma) – “Il fatto che il gioco d’azzardo sia un’attività socialmente accettata e percepita come un normale passatempo provoca un sottostima del pericolo che rappresenta quando sconfina nella sua forma patologica. (…) Occorre partire da un dato fondamentale: la legge nazionale è lacunosa, manca una normativa che regolamenti il “consumo” del gioco d’azzardo e che attui un drastico ridimensionamento dell’offerta”.

E’ quanto scrive la Consigliera comunale a Giovinazzo (BA), Mara Foglio.

“A colmare tale vuoto legislativo interviene la Legge Regionale n. 43 del 13.12.2013 avente ad oggetto “Il Contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico” (GAP), che prevede l’attuazione di una serie di iniziative di formazione e sensibilizzazione finalizzate alla prevenzione delle dipendenze da gioco, promuovendo altresì il sostegno ed il recupero sociale dei soggetti coinvolti nell’ambito di una collaborazione tra ASL e Comuni.

La succitata legge, all’art. 7 disciplina l’aspetto relativo all’apertura e all’esercizio delle attività in questione, prevedendo nello specifico che “l’autorizzazione all’esercizio non venga concessa nel caso di ubicazioni in un raggio non inferiore a 500mt. da istituti scolastici, luoghi di culto, oratori, impianti sportivi, centri giovanili o altri istituti frequentati da giovani”.

La normativa in questione concede ai Comuni diverse competenze, in particolare l’art.6 dispone che presso ogni sala da gioco, sala bingo, ricevitoria, agenzie ippiche, debba essere presente un’area dedicata all’informazione e sugli apparecchi e congegni per il gioco debba essere apposta una nota informativa nella quale sono indicati il fenomeno del GAP e i rischi connessi al gioco. Altro punto fondamentale: “è vietata qualsiasi attività pubblicitaria relativa all’apertura o esercizio di sale da gioco”; eventuale segnaletica pubblicitaria apposta in precedenza, in virtù di tale legge, deve essere rimossa.

In maniera parallela alle prescrizioni contenute nella Legge Regionale richiamata si colloca la Circolare 19.3.2018 del Ministero dell’Interno che interviene facendo chiarezza sulle competenze della Questura in tema di rispetto delle distanze dai c.d. luoghi sensibili. Fino all’emissione della circolare in questione si riteneva che le Questure dovessero solo verificare la concorrenza dei requisiti oggettivi (caratteristica dei locali a norma) e soggettivi (fedina penale del richiedente), adesso il Ministero richiamando l’orientamento consolidatosi nella giurisprudenza amministrativa e l’accordo raggiunto in Conferenza Unificata Stato-Regioni, pur non ancora reso attuativo dagli attesi Decreti Ministeriali, evidenzia come tale prassi vada sottoposta a riesame, alla luce di elementi sopravvenuti nel tempo. In particolare viene specificato nella Circolare che le Questure, in sede di rilascio delle licenze, debbano tener conto altresì della disciplina regionale e locale in tema di distanze minime, rigettando l’istanza di autorizzazione in caso di mancato rispetto.

Ritengo che il legislatore regionale abbia raccolto una “scommessa responsabile”, affrontando con estrema serietà il delicato tema del gioco d’azzardo, riconoscendo ai Comuni la piena sovranità nella ulteriore limitazione dell’offerta di esso sul territorio, sicuramente adottando provvedimenti atti a disciplinare gli orari di esercizio delle sale giochi autorizzate e degli orari di funzionamento degli apparecchi con vincita in denaro, senza impedire il loro normale utilizzo nel rispetto della libertà di impresa. Il nostro auspicio è che il “governo che verrà” non renda inutili questi spunti normativi adottando leggi che continuino a favorire le lobby del gioco di azzardo ma che finalmente intraprenda azioni di reale contrasto al devastante fenomeno della dipendenza patologica, per la tutela del Diritto alla Salute come garantito dal’art. 32 della nostra Costituzione.

Nell’attesa di un quadro normativo nazionale che preveda magari l’auspicata “tessera del giocatore”, in grado di monitorare ogni giocata comprese le giocate online, l’Amministrazione comunale continuerà ad esercitare il lavoro di formazione iniziato anni fa nelle scuole per prevenire i rischi del gioco patologico.

Inoltre a nostro avviso sarà opportuno organizzare il secondo corso di formazione (il primo è stato realizzato già nel 2015) per operatori di settore. Infine auspichiamo a breve la firma dell’ordinanza sindacale che limita gli orari di gioco degli apparecchi automatici che speso generano il gioco “compulsivo””.

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