L’avvocato Francesco Bertelli risponde con una lettera aperta all’ennesimo attaco al settore del gioco legale attraverso una serie di interventi e un invito, da parte di Luigino Bruni, Professore ordinario di Economia Politica, Università Lumsa e Presidente della Scuola di Economia Civile, al presidente Conte a ripensare la scelta di riaprire alle attività chiuse per l’emergenza COVID-19.

 

“Prendo spunto dalla recente Determinazione Direttoriale della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Prot. 125127/RU del 23 aprile 2020), concernente la road map per la riapertura della raccolta di vari tipi di giochi, per replicare congiuntamente agli strali inviati al riguardo dal Prof. Luigi Bruni, ripresi poi in vari altri articoli di tenore analogo a firma di Riccardo Bonacina e Simone Feder”, scrive l’avvocato Bertelli.

 

“Mi pare infatti che le elucubrazioni operate dagli estensori degli interventi, risultino di una superficialità disarmante, tanto più grave laddove rinfocolata ad opera di un emerito studioso.

 

Dimentica il Prof. Bruni, nella lettera aperta inviata al Presidente Conte, che al di sotto di quella che lo stesso ritiene implicitamente una piaga sociale, costituita dal gioco d’azzardo, vi è una filiera produttiva composita, composta ai propri vertici da pochi concessionari ma trovante radice in migliaia di piccole imprese che assicurano impiego e dignità lavorativa a decine di migliaia di dipendenti (e sostentamento alle loro famiglie).

 

Dimentica il Prof. Bruni che dall’enorme indotto fiscale ed erariale prodotto annualmente dal comparto del gioco provengono ingentissime risorse statali che vengono poi destinate a rimpinguare l’esiguo bilancio dello Stato.

 

Dimentica il Prof. Bruni, nella sua rivendica di un preteso sussulto di moralità statuale, che i principi ispiratori di quella che dovrà essere la disciplina della c.d. “fase due” della emergenza non possono e non devono essere rinvenuti nelle unilaterali riflessioni culturali del singolo, per di più discutibili, bensì nell’arduo tentativo tentativo di dar luogo al mero contemperamento di due esigenze contrapposte ed apparentemente inconciliabili: far convivere la minor possibilità di rischio di diffondersi del contagio con la legittima, sentita e necessitata riapertura quanto prima delle attività imprenditoriali. Contemperamento questo che non ha ragione di poter essere vieppiù ostacolato nel suo perfezionamento dalle unilaterali elucubrazioni etiche fatte proprie dal Prof. Bruni, le quali ultime conducono de plano a dar luogo ad una guerra tra poveri (visto che oggi, chi più e chi meno, lo siamo tutti).

 

Sarebbe inoltre opportuno e corretto che tutte le volte che viene fatto capo all’argomento si avesse lo scrupolo di rammentare che le forme di gioco delle quali si tratta, oltre che d’azzardo, ben possono e debbono essere riferite per quelle che in realtà sono: attività lecite, invasivamente regolamentate dallo Stato che le gestisce sulla base di rapporti concessori.

 

Tralasciare la disamina di questi aspetti, seppur al livello etico rispetto al quale opina il Prof. Bruni (in uno con gli estensori di interventi di tenore analogo), non risulta dunque confluente a dar luogo ad una corretta e utile rappresentazione del fenomeno”.

 

P.S.: se lo Stato vuole ben potrà vietare tout court l’esercizio del gioco d’azzardo, come auspicato dal Prof. Bruni, avendo gli strumenti ed il potere per farlo. Sino a quando è peraltro perfettamente lecito esercitarlo, come oggi, appare intellettualmente fuorviante discriminarne la filiera di esercizio in tutte le sue componenti”, conclude l’avvocato Bertelli.

Cosa scrive Luigino Bruni

Il professor Bruni scrive a Giuseppe Conte: “I “giochi” e l’azzardo dovrebbero riaprire – se non possiamo chiuderli per sempre – come ultima attività del Paese, dopo la manifattura, i teatri, le biblioteche, i negozi. Far riaprire le sale scommesse prima dei musei e delle scuole dà al Paese un messaggio etico molto negativo, che produce molti più danni, anche economici, di quelli stimabili dal MEF”.