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(Jamma) – «Il regolamento per la prevenzione ed il contrasto alle ludopatie non ha raggiunto il quorum, ma è stato votato dalla totalità dei presenti in Aula. Il “sì” è stato accordato dalla maggioranza e da parti significative dell’opposizione, e questo testimonia che si vuol intervenire a regolamentare un settore che suscita allarme sociale. Nessuna guerra preventiva o sterminio, questo è un semplice regolamento che dispone la delocalizzazione delle sale da gioco senza alcuna distinzione».

Così l’Assessore alle Attività Produttive, Arturo Iannaccone, commenta la mancata approvazione del Regolamento per le sale da gioco e giochi leciti per la prevenzione ed il contrasto alle ludopatie. Il testo, come riportato nella cronaca del Consiglio Comunale, non è riuscito a superare quota 17 voti, numero necessario per la sua ratifica.

Questo a causa dell’abbandono dell’Assise, al momento del voto, dei consiglieri Festa, Cucciniello, Melillo e Medugno. Una posizione che l’ex parlamentare riassume così: «C’è una parte della maggioranza che voleva operare una distinzione tra sale scommesse e slot. Avremmo fatto ridere l’Italia – tuona Iannaccone – perché non c’è un Comune che abbia applicato i distinguo richiesti da alcuni consiglieri del Partito Democratico. Invito questi ultimi a leggere i regolamenti che altri sindaci del Pd e maggioranze democratiche hanno approvato in tutta Italia, in primis Bergamo. Non mi sento abbandonato dalla maggioranza, mi sarei aspettato una battaglia trasparente in Consiglio Comunale. Questo è alla base della dialettica democratica».

Iannacone tende ad escludere motivazioni politiche rispetto al comportamento dei quattro esponenti della maggioranza («Non mi sembra di poter parlare di assi congressuali consolidatisi attorno al Regolamento in questione»), ma parla apertamente di inesattezze e pressioni da parte dei portatori di interesse: «Il responsabile delle relazioni istituzionali di Eurobet, ascoltato in commissione, ha parlato, in maniera inesatta, del rischio di chiusura del 90% delle sale scommesse cittadine. Ed è indiscutibile, per quanto legittimo, che ci siano state pressioni dall’esterno al fine di non approvare il testo. I vari interessamenti registrati in queste settimane sono il sintomo della forte attenzione che si è accesa attorno alle direttive, peraltro accolte da due commissioni di merito, da parte di chi si occupa di questo settore sia in ambito nazionale che locale. Il regolamento di Avellino avrebbe potuto avere una sorta di effetto domino rispetto ad altre realtà della Provincia».

Il titolare alle Attività Produttive, però, non molla e apre al ritorno del testo in Aula: «Il regolamento è perfetto e può tornare in Consiglio. Qualcuno ha parlato di un “copia-incolla” rispetto a quello adottato dal primo cittadino di Bergamo, Giorgio Gori, ma non è così. Abbiamo adottato un criterio più moderato rispetto al testo vigente in realtà più grandi della nostra, tenendo conto delle dimensioni di Avellino. Le sale – conclude Iannaccone – non verrebbero chiuse ma verrebbero spostate di almeno 300 metri dai luoghi sensibili, così come previsto dal decreto Balduzzi, mentre il centro storico sarebbe completamente liberato da queste attività».

Nessuna motivazione in aula da parte dei consiglieri che hanno scelto di abbandonare la votazione. Solo una nota stampa diramata dai tre dameliani Salvatore Cucciniello, Gerardo Melillo e Francesca Medugno: «a differenza degli altri colleghi consideriamo ulteriormente migliorabile il testo, ma al tempo stesso- scrivono- non è tollerabile quanto accaduto l’altra sera, in conferenza dei capigruppo si stabilisce che la discussione si sarebbe tenuta un certo giorno, poi in aula l’opposizione che fa il suo mestiere ottiene invece l’inversione dell’ordine del giorno e anticipa l’argomento. Questo grazie all’inopportuno fatto che consiglieri di maggioranza abbiano votato a favore di quell’inversione senza cogliere neanche l’invito dell’assessore che aveva chiesto un’ulteriore riflessione. Una condizione che crea disagio».

Poi l’attacco al consigliere e parlamentare Giancarlo Giordano. «Fuori luogo utilizzare l’assenza di un assessore (Gambardella) per motivi di rappresentanza istituzionale per sciorinare il solito rosario di offese personali. Gli assessori, se non squisitamente tecnici, sono anche espressione di consiglieri indicati dai cittadini che si sentono a loro volta rappresentati da costoro». Non una parola né emendamento presentato neanche da Gianluca Festa, presidente della commissione igiene e sanità.

Unica voce levatasi dai banchi del Pd, quella di Ida Grella: «Approvare quel regolamento significava dare un segnale a tutte le famiglie distrutte dal gioco. Speravo si arrivasse ad una discussione, anche a proposte di emendamenti. Sale giochi e sale scommesse sono equiparate, non da me o dall’assessore Iannaccone, ma dal Monopolio dello Stato. Se il regolamento non avesse tenuto conto di questo, sarebbe stato monco, contra legem e non avrebbe risolto il problema. Si è fatto un tentativo, ma purtroppo i consiglieri di maggioranza hanno fatto altra scelta. Ognuno è responsabile delle proprie azioni. Il regolamento sarà riportato in aula, ma io, lo dico sin da ora, non lo voterò mai se verrà stravolto nella sua sostanza».

Poi in riferimento alla proposta della consigliera Nadia Arace di anticipare l’applicazione dello ius soli per i bambini stranieri di Avellino, Grella nel dirsi assolutamente concorde, ha aggiunto: «Un tema fondamentale ma che eleva talmente il livello di discussione politica che non so quanti potrebbero essere gli interlocutori in questa aula».

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