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(Jamma) Nell’indifferenza generale. Possiamo dire che la ‘buriana’ elettorale non poteva che riservare questo trattamento alla notizia, ieri, a Palazzo Chigi, secondo cui i governatori di Emilia Romagna, Veneto e Lombardia hanno firmato il testo dell’accordo preliminare con il Governo sull’autonomia. Esclusi i diretti interessati, pochi altri hanno ritenuto di attribuire importanza a qualcosa che, invece, di conseguenze ne avrà. Eccome. Forse anche per il settore dei giochi pubblici che, su un altro accordo, ovvero quello per il riordino del settore, aveva riposto molte speranze. Già, perché in quel caso di accordo proprio non si poteva parlare. Ricordo quando nel settembre scorso su queste pagine scrivemmo che in Conferenza Stato Regioni tirava un’aria strana, che non faceva presagire nulla di buono. La legge infatti prevedeva l’avvio di un ‘riordino’ dell’offerta del gioco (terrestre ovviamente) previo accordo in Conferenza. L’accordo, in effetti, su quei punti non c’era e un collega non esitò a farmi presente che a quel tavolo l”intesa’ era poi arrivata. Credo non abbia mai capito la mia risposta, ovvero che un’intesa (ovvero il tendere l’animo verso qualche cosa per avvertire, conoscere, comprendere) è cosa ben diversa da un accordo (incontro di volontà per cui due o più persone convengono di seguire un determinato comportamento nel reciproco interesse, per raggiungere un fine comune o per compiere insieme un’azione o un’impresa).

E in effetti da quella Conferenza Unificata per il settore dei giochi non è arrivato mai più nulla di concreto. Anzi, la cosa divertente (per qualcuno) è che al dopo-firma le due parti, Stato e Regioni, avevamo due convinzioni diametralmente opposto su ciò che avevano firmato. Oggi, alla vigilia delle Elezioni, stiamo ancora sperando che, prima o poi, si torni a parlare di regole dei punti di gioco, di distribuzione e di orari. Il sottosegretario Baretta, se rieletto, si è impegnato a portare a termine il lavoro. Ma l’unica cosa che il settore ha ottenuto, per modo di dire, è l’obbligo di ridurre il numero delle slot, entro il prossimo aprile, con tutti i problemi che ne conseguono. Dall’altra parte gli Enti Locali, ovvero l’interlocutore del Governo a quel tavolo, si sentono più che mai legittimati nel continuare la loro opera regolatoria in un settore in cui lo Stato, per definizione, ha sempre ribadito la sua competenza.

Un vero accordo, con buona pace del collega entusiasta per l’esito di quella riunione del settembre scorso in Conferenza Unificata, è invece quello sottoscritto ieri a Palazzo Chigi per l’autonomia delle tre Regioni, anche se solo relativamente alle materie che sono riuscite a trattare nei tavoli aperti con il Governo. Non c’è la regolamentazione dell’offerta di gioco ‘terrestre’, questione esplicitamente inserita tra i temi dell’autonomia solo dalla Regione Lombardia, ma che presto potrebbe essere concordata con le altre. A meno che, vedi le ultime dichiarazioni del candidato alla presidenza della Lombardia, Giorgio Gori, tutti concordino sul fatto che in tema di restrizioni al gioco non ci sia altro da aggiungere, considerando che le Regioni e gli altri Enti Locali hanno già collezionato un numero tale di pronunce dai Tribunali amministrativi da rendere superfluo qualsiasi ripensamento. Altro che autonomia! Quello che ci sembra di capire infatti è che quell’accordo su cui ha lavorato il sottosegretario Baretta non arriverà mai, e che ‘la sintonia di intenti’ sia stata raggiunta su altri tavoli, compreso quello di ieri, a Palazzo Chigi. “Servirà comunque una legge approvata dal prossimo Parlamento con la maggioranza qualificata dei suoi componenti; arrivare però alla intesa prima dello scioglimento della legislatura era un passo non solo simbolico ma concreto per non ripartire da capo tra poche settimane o mesi” ha spiegato ieri Bonaccini, il presidente dell’Emilia Romagna. “E’ scritto, non si torna indietro, bisogna completare il percorso, si apre un nuovo corso per la Lombardia e le Regioni” ha aggiunto Maroni. E forse è quello che serve: capire che non si torna indietro. Le posizioni perse lasciando agli Enti Locali di decidere, ad esempio, orari, caratteristiche delle sale giochi o distanze, non si riconquistano. Dopo le Elezioni, sarà meglio metterci una bella pietra sopra e pensare a qualcos’altro, o continuando a rincorrere un accordo a cui nessuno crede più non si farà che perdere tempo prezioso per la sopravvivenza del settore del gioco.mc

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